Press

Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

Pressato

1984, ORA E QUI

di Ester Annetta

“…Naturalmente non vi era nessun modo per sapere esattamente in quale determinato momento vi si stava guardando. Quanto spesso e con quali principi la Psicopolizia veniva ad interferire sui cavi che vi riguardavano, era pura materia per congetture. E sarebbe stato pure possibile che guardasse tutti, e ininterrottamente. Ad ogni modo avrebbe potuto cogliervi sul vostro cavo in qualsiasi momento avesse voluto. Si doveva vivere (o meglio si viveva, per un’abitudine che era diventata, infine, istinto) tenendo presente che qualsiasi suono prodotto sarebbe stato udito e che, a meno di essere al buio, ogni movimento sarebbe stato visto.”
In queste poche righe, all’inizio del suo “1984”, un visionario George Orwell, circa settant’anni fa, descriveva con un’inquietante capacità predittiva, la paradossale dittatura di uno Stato futuro in cui ogni azione e persino ogni pensiero sarebbero stati controllati da un’entità superiore, costantemente incombente, sebbene invisibile.
Eccettuata la finalità di quel controllo - che, nell’opera di Orwell, era di impedire qualunque forma di ribellione al sistema - la descrizione delle sue modalità sembra combaciare, con i dovuti adattamenti, con quanto accade nel nostro presente, in ogni angolo del pianeta.
Gli strumenti sono pur sempre uno schermo e dei cavi, ma l’occhio supremo che ci osserva non è quello di un’entità, reale o astratta - il Grande Fratello, oggi ignobilmente declassato ad etichetta di uno show televisivo -, bensì quello di un procedimento matematico dalle sconcertanti conseguenze pratiche: l’algoritmo.
Nella sua accezione matematica o informatica, per algoritmo si definisce “una procedura che permette la risoluzione di specifici problemi mediante l’applicazione di una sequenza finita di precise istruzioni che, a loro volta, devono essere interpretate ed eseguite fino alla loro conclusione seguendo un ben preciso ordine”. Che vorrà dire? Boh! esclamerà chiunque abbia scarsa dimestichezza con l’argomento; ma se dalla definizione teorica si passa all’applicazione pratica, tutto si chiarisce: in termini spiccioli, l’algoritmo è la reazione automatica che si innesca a seguito del ripetersi di una serie di condizioni. Se, per esempio, è capitato di navigare in rete per cercare - che so - un tutore per alluce valgo, accadrà che la volta successiva in cui si riaccenderà il pc, magicamente le pagine visitate saranno invase da pubblicità o link di siti dedicati alla cura di quella tipologia di problema, alluce valgo o artrite reumatoide che sia! Colpa dell’algoritmo, che, intercettando quelle che, per reiterazione della ricerca, ha catalogato come preferenze, ne ripropone ogni possibile combinazione.
È capitato così che, proprio a causa di un algoritmo, nei mesi scorsi la sterlina sia precipitata all’improvviso sui mercati, a seguito di un accavallamento degli ordini automatici di vendita degli operatori: una valanga di titoli di giornali negativi sugli effetti della Brexit parrebbe, infatti, aver spinto un algoritmo a mettere in moto automaticamente massicce operazioni di vendita e, dunque, una fuga di massa della moneta britannica.
Per quanto abbia potuto evidentemente generare conseguenze dannose, una “spiata algoritmica” di tale tipo può dopotutto risultare accettabile, ove si consideri l’ampio campo d’azione su cui ha operato. È invece laddove essa si insinui nelle vite private di ogni comune individuo che il timore di una violazione dell’intimità si fa un pò più preoccupante.
Pare, infatti, che un’inchiesta condotta da un team statunitense sul potere degli algoritmi abbia concluso che dalle informazioni acquisite attraverso i social network (Facebook, in primis) sia possibile tracciare il profilo consumistico degli utenti, tanto da poter indirizzare gli investitori pubblicitari in base alle preferenze evidenziate (vedi alluce valgo di cui sopra). A tali fini, anzi, parrebbe addirittura essere nato un vero e proprio mercato delle informazioni, destinato agli investitori.
D’altronde, che un social come Facebook sia un ottimo indicatore non solo dei gusti ma pure delle abitudini e degli stili di vita degli utenti ha fatto presto a comprenderlo anche la Guardia di Finanza, tanto che, com’è apparso su alcune testate di qualche tempo fa, il Comandante Generale del Corpo, Giorgio Toschi, nel corso di un’audizione presso la commissione parlamentare di vigilanza dell’anagrafe tributaria, ha annunciato che le Fiamme gialle, nell’ambito dei loro controlli, si avvarranno anche di visure eseguite sulle pagine dei social network per dedurre ai fini fiscali il tenore di vita e la capacità d’acquisto degli utenti.
Sorge, allora, il legittimo dubbio di quanta parte del potere invasivo dei social sia davvero da attribuire al calcolo algoritmico e quanto, invece, non sia da addebitare alla vanità degli utenti o al loro - quasi patologico - voyerismo, che non si limita al solo osservare, ma spesso si spinge fino ad istigare insane forme di emulazione o di competizione.
Dunque, se buon senso e raziocinio non sono in grado di porre un freno alla smania di esibirsi, allora bisogna pure pagarne lo scotto, accettando che ci si merita d’essere spiati, con l’aggiunta, altresì, della consapevolezza che, ove mai non arrivasse l’occhio di un GF, è possibile che incomba quello della GdF.