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Arriva in Italia l'impresa sociale

Alessandro Valera, launch director di Ashoka Italia, ci racconta come cambierà nel nostro Paese il mondo del sociale

di Annamaria De Paola

Cos’è Ashoka e come funziona?

Con più di 3.000 imprenditori in 86 Paesi nei 5 continenti, dal 1980 Ashoka è la più grande rete al mondo d’imprenditori sociali. Ashoka lavora con loro per tre anni e fa in modo che la loro esperienza diventi un modello replicabile prima a livello locale, poi nazionale e, laddove possibile, anche a livello internazionale. La rete di Ashoka funge dunque da cassa di risonanza in tutto il mondo per il lavoro di questi imprenditori.

Cosa fa concretamente Ashoka per gli imprenditori sociali che seleziona?

Scegliamo quelle che riteniamo essere le persone più meritevoli e le seguiamo per tre anni: il primo è dedicato al lavoro sul singolo attraverso corsi di formazione mirati, il secondo è quello dell’incubazione del progetto che viene poi indirizzato su un modello economico-gestionale sostenibile, infine il terzo anno è quello dell’accelerazione del progetto, che dalla comunità in cui è partito deve poter essere riprodotto altrove e quindi entrare nella rete di Ashoka.

Ashoka è arrivata in Italia solo di recente. Come mai questo ritardo?

L’Italia era l’ultimo grande Paese europeo dove Ashoka non era ancora presente, forse perché a differenza di ciò che avviene all’estero, qui sono quasi esclusivamente le cooperative a occuparsi del sociale. Con Ashoka cercheremo di trovare imprenditori con idee innovative costruendo progetti in grado di generare valore per la collettività. Parte del nostro lavoro consiste nell’incoraggiarli ad avere una maggiore predisposizione al rischio: crediamo infatti che si debba osare di più, anche correndo il rischio di fallire, perché solo così si potranno raggiungere risultati importanti. Lo Stato da parte sua deve contribuire creando un riconoscimento giuridico adeguato per le imprese sociali e predisponendo sgravi fiscali.
Anche le grandi aziende devono comprendere che agire nel sociale non vuol dire solo far beneficenza, ma anche accompagnare questo tipo di startup nel loro sviluppo, fornendo know-how e finanziamenti.

Quali sono i progetti che, grazie ad Ashoka, sono stati portati avanti nei vari Paesi?

Il nostro motto è “Everyone is a changemaker” cioè “tutti possono essere portatori di cambiamento”. Sosteniamo chiunque si occupi di progetti ad alto impatto sociale con l’obiettivo di voler cambiare il mondo, di migliorarlo, di far sì che esperienze che funzionano possano essere rilevanti in tutto il Paese. L’evento di lancio di Ashoka in Italia si è tenuto il 26 febbraio 2015 a Milano. Per spiegare come rendere vincente ed economicamente vantaggiosa un’impresa sociale, abbiamo presentato 12 progetti internazionali supportati da Ashoka che cercano partner in Italia: si va dal nuovo sistema di diagnostica per la prevenzione del cancro al seno inventato dai tedeschi Frank Hoffman e Stephen Wilhem, alla piattaforma per lo sviluppo delle competenze inventato dalla turca Serra Titiz, fino all’organizzazione di servizi gestita da ex detenuti creata dall’inglese Mark Johnson che ha fatturato oltre un milione di sterline. Ma anche il supporto per il ritorno al lavoro delle donne vittime di violenze ideato dalla spagnola Ana Bella Estevez, i programmi per le persone anziane gestiti dall’irlandese Mary Nally e la piattaforma del francese Christian Vanizette che sostiene attivamente più di 520 imprenditori sociali. Parliamo di esempi concreti, di soluzioni e innovazioni che riescono anche a creare un ritorno economico.

Quali sono le aspettative per un Paese come l’Italia?

Da più di 10 anni l’Italia attraversa una grave crisi occupazionale, per questo come Ashoka cercheremo di capire come l’imprenditoria sociale possa contribuire a creare nuovi posti di lavoro. Per contrastare la disoccupazione è necessario impegno e sinergia tra tutti gli attori in campo: c’è quindi bisogno di politiche macroeconomiche e di persone che, mosse da uno spirito imprenditoriale e sociale, siano in grado di sviluppare la loro idea e renderla sostenibile per poter creare lavoro e offrire nuove prospettive a chi in questo momento vive il dramma della disoccupazione.

Quale sarà il vostro primo target in Italia?

Vorremo trovare un imprenditore ogni 10 milioni di abitanti, quindi circa 6 imprenditori sociali ogni anno, selezionare 20 persone in tre anni e offrire loro grandi responsabilità. Tramite il percorso di collaborazione con Ashoka, oggi circa il 60% dei fellows cambia le politiche nazionali del proprio settore nei primi 5 anni. Gli imprenditori che formeremo saranno così importanti e innovativi che le istituzioni non potranno non ascoltare la loro voce.

Come si finanzia Ashoka?

Per Statuto, Ashoka non può ricevere finanziamenti pubblici ma solo donazioni e finanziamenti da fondazioni, aziende e privati. Recentemente la Fondazione Bosch ha contribuito con 850 mila euro da destinare a tre Paesi del Sud Europa – Italia, Spagna e Grecia – con l’obiettivo di trovare nuove sinergie fra il terzo settore e il mondo delle aziende, delle fondazioni e delle università. In Italia sono arrivati i finanziamenti anche da importanti aziende internazionali, come Pwc (Price Water House Coopers) e da imprenditori illuminati come Mimmo Costanzo.