Press

Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

Pressato

C’ERANO UN INGLESE, UN GRECO ED UN ITALIANO…

di Ester Annetta

Potrebbe iniziare così questa storiella, come nella tradizione delle più diffuse barzellette autocelebrative di stampo nazionalistico, anche se qui – in verità – più che all’elogio (od alla difesa) del singolo Stato è ad un’alleanza, ad una unione – l’Unione – che si vuole inneggiare.
La sceneggiatura della vicenda considerata non è tuttavia dissimile da quella delle suddette storielle, il cui elemento ricorrente è, solitamente, una sorta di comico meccanismo competitivo o, comunque, di confronto tra le diverse identità etnico-culturali, in aggiunta ad un marcato simbolismo in cui si ravvisano anche i possibili – virtuosi o viziati – caratteri umani: il meschino, il furbo, il prepotente.

La TRAMA
In un ipotetico gioco a squadre, si incontrano i capi dei diversi gruppi per riepilogare le regole della partita: ben note, in verità, sebbene col tempo alcuni abbiano cominciato a manifestate qualche dissenso e ad attenervisi con una certa riluttanza.

Il DIALOGO
ITA. – Allora, riguardiamo le regole del gioco: ogni squadra ha un suo leader, delle sue regole interne, dei suoi programmi. Tutte, però, partecipano alla realizzazione di un obiettivo comune che è quello di creare una specie di super-squadra forte e potente che sia pronta a fronteggiare gli attacchi esterni e, al tempo stesso, prodighi le sue risorse a vantaggio dei partecipanti.
GRE. – Un po’ come i Moschettieri, insomma: tutti per uno ed uno per tutti!
ITA. – Sì, in un certo senso è così. Ovviamente questo ideale condiviso impone degli adeguamenti: partecipando al gioco, la squadra riconosce la superiorità della super-squadra e quindi ne accetta le istruzioni: nell’interesse comune, pertanto, ne rispetta le leggi, l’autorità, i poteri, ma senza per questo diventare suddito. Semplicemente, per agevolare i rapporti tra tutti i componenti, si sceglie una strategia comune, principi che valgano per tutti e – nel rispetto delle reciproche libertà – la possibilità di operare scambi impiegando le rispettive risorse, i mezzi, le conoscenze. Per questo, anzi, si è scelto pure di adottare una moneta unica, così che tutti abbiano uno stesso valore di riferimento e non si rischino disparità o differenze di misura.
ING. – Contesto! Non mi è mai piaciuta questa amalgama, questa perdita di identità.
GRE. – Ma che dici? Non è così! Queste regole, anzi, hanno degli innegabili vantaggi.
ING. – Contesto!
ITA. – Se questo gioco va avanti da più di mezzo secolo (e la mia squadra, modestamente, è stata tra i suoi ideatori), se le sue regole si sono evolute e perfezionate e se ha continuato ad attrarre giocatori (ti ricordo che oggi partecipano ben 28 squadre!), è segno che la sua strategia piace ed è valida!
ING. – Contesto!
GRE. – Ha ragione! Guarda la mia squadra, per esempio: ultimamente si è trovata in grosse difficoltà e se sta lentamente riuscendo a superarle è anche merito del nostro gioco di squadra!
ING. – Non vorrei offenderti, ma la tua opinione non mi pare molto attendibile! Mi risulta che la tua squadra volesse uscire dal gioco fino a poco tempo fa e che si sia convinta a rimanere per via di certi fondi…e dell’intercessione della squadra tedesca con la sua “mammina”…
ITA. – Embeh?! Che c’è di male? Una crisi può averla chiunque…
E poi lasciamo da parte i soprannomi, che tra primi ministri “cool” o che hanno nomi di sciroppo o con la faccia di mister Bean è bene che ognuno si guardi i propri…!
Dico però che, se si parte prevenuti, con l’idea che questo gioco non piace o non funziona, sarà sempre più difficile comprenderlo ed accettarlo.
La verità è che la tua squadra è sempre stata poco accomodante, ha sempre voluto fare la parte del gradasso opponendo eccezioni ad ogni regola!
ING. – Se abbiamo un sistema collaudato che ci governa da secoli, un motivo ci sarà! Abbiamo sempre preferito un re ad una repubblica (che pure abbiamo voluto brevemente sperimentare…ai tempi di Cromwell!) e confidiamo nell’efficienza delle nostre regole!
ITA. – Certo! Avete la pretesa di passare per anticonformisti rimanendo antiquati conservatori, e invece siete solo dei presuntuosi: avete mantenuto la monarchia, avete scisso la Chiesa cattolica, non avete accettato la moneta unica e…avete la guida a destra!!!
E credete che eleggere un sindaco musulmano basti a dimostrare la vostra modernità!
ING. – Sai che ti dico? Io ritiro la mia squadra. Non giochiamo più!
ITA. – Bene. Però resta coerente con la tua scelta: se convinci la tua squadra ad abbandonare il gioco, non defilarti abbandonandone la guida ed offrile una buona alternativa. E’ troppo semplice, altrimenti, tirare il sasso e nascondere la mano…!
ING. – Noi non abbiamo paura!

A questo punto, senza voler affondare in questioni politiche né tanto meno soffermarsi sui risvolti economici che l’uscita della squadra dal gioco (=Brexit) andrà a determinare (e che, peraltro, sono già stati ampiamente considerati nelle opportune sedi e destinati comunque a fluttuare sul ponte di quei due anni di tempo previsti per dare piena attuazione alla soluzione referendaria), quale pensate possa essere – nello spirito della storiella narrata – la risposta della squadra di casa nostra?

Col senso pratico che ci contraddistingue, credo che l’esito del dialogo potrebbe essere:

ITA. – Fate un po’ come vi pare, ma ricordatevi che, da questo momento in poi, vi toccherà pagare le tasse d’importazione sulla mozzarella di bufala che tanto piace alla Regina e, soprattutto che….siete fuori dall’Europa Leagueeee!!!!