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Accadde oggi

Chi maneggia festeggia

Tangenti, corruzione, malaffare: un problema del settore pubblico ma non solo. Pubblicato il 10 giugno 1992

di Raffaele Rizzardi

I fatti connessi alle “tangenti” di Milano e dintorni hanno suscitato una tale marea di commenti sulla stampa di ogni genere, tanto che esprimere qualcosa di nuovo su eventi così gravi è abbastanza difficile, senza cadere nella retorica o nel moralismo di maniera.
Qualcosa può essere però detto anche da queste pagine, che sono lette da operatori che si stanno affannando dietro le stravaganti vicende della normativa fiscale o previdenziale, in frenetico divenire per turare le falle di un deficit pubblico, nel quale ci sarà certamente l'evasione fiscale, ma in cui sappiamo ora con certezza che esistono consistenti cifre di tangenti.
Oportet ut scandala eveniant: questa frase del Vangelo (Matteo 18,7) viene solitamente tradotta come inevitabilità che gli scandali accadono, fermo restando la condanna per chi dà scandalo. Si potrebbe forse meglio dire che è bene vengano alla luce gli scandali, in modo da precludere il consolidamento di una mentalità, secondo cui la “norma”, cioè la regola, sia quella scellerata. Per poter cambiare, occorre infatti avere la coscienza dell'errore, altrimenti viene considerato stupido chi non si comporta come gli altri.
Dove si fermerà l'azione della magistratura? Certamente i fatti sin qui noti sono solo la punta di un iceberg, che non deve però accomunare comportamenti da codice penale con la sicura dedizione di chi considera la politica come servizio e non come strumento di potere. Non hanno ben presente il senso politico di questa etimologia? Le persone che in vario modo fanno politica, specie nelle amministrazioni comunali di piccola o media dimensione, ove la conoscenza delle persone conta più dei simboli di lista, sono molte decine di migliaia, e siamo convinti che la stragrande maggioranza opera con il solo obiettivo di ottimizzare il bene comune, ed è meritevole di apprezzamento, che se la scarsità di risorse disponibili non consente spesso di realizzare tutto quello che si vorrebbe fare per la propria comunità.
Non è solo questione di bassa remunerazione dei pubblici amministratori, che potrebbero essere tentati di appropriarsi di qualcosa che appartiene a tutti, per soddisfare desideri propri o del proprio gruppo di potere. «Chi maneggia, festeggia», mi disse moltissimi anni fa un anziano industriale, per spiegarmi come mai l'amministratore di una società accettasse di rimanere in carica con una remunerazione di scarso rilievo. Il problema delle tangenti non è solo infatti del settore pubblico, ma è a questo accomunato in un contesto di apertura del nostro sistema economico, che non permette più il perpetuarsi di situazioni di questo genere. Il compratore della grande azienda, privata, che dovesse scegliere i fornitori in base alla percentuale che gli viene riservata, concorre a peggiorare il rapporto qualità/prezzo di quanto fabbricato nella sua azienda, con le evidenti conseguenze nelle scelte dei consumatori.
Per concludere queste considerazioni su un tema specifico per la nostra rivista, è evidente che la spendita della tangente rende i bilanci sempre meno espressivi della veritiera e corretta situazione finanziaria, oltre a innescare gravi rischi di natura fiscale: confidiamo che l'adozione delle nuove strutture di bilancio, ma soprattutto lo spirito delle direttive comunitarie, siano un ulteriore disincentivo ai comportamenti decisamente anomali che stanno emergendo in questi giorni.

Raffaele Rizzardi commercialista iscritto all’Odcec di Milano

Ex direttore e e componente del Comitato scientifico della rivista Ipsoa “Corriere tributario”