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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

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Cndcec e Ancrel, il caso Campania impone una riflessione sul Collegio dei revisori degli enti locali

Miani e Borghi: “Un presidio di legalità da difendere. Incarichi mortificati da compensi inadeguati. Fondamentali formazione e indipendenza”

“Le dimissioni del Presidente del Collegio dei Revisori della Regione Campania rendono ancor più di stringente attualità le riflessioni e le proposte che il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) e l’Associazione Nazionale Certificatori e Revisori degli Enti Locali (ANCREL) hanno da tempo portato all’attenzione di politica e istituzioni”. E’ quanto affermano in una nota congiunta Massimo Miani (presidente del Cndcec) e Antonino Borghi (Presidente Ancrel), riferendosi alle dimissioni presentate nei giorni scorsi da Antonio Porcaro, Presidente del Collegio dei Revisori della Regione guidata da Vincenzo De Luca.

“Se il Collegio dei Revisori, come si crede – sostengono Miani e Borghi - è imprescindibile presidio di legalità, a garanzia di una gestione degli Enti territoriali conforme a leggi e regolamenti nell’interesse delle comunità amministrate, allora ne discende, quale logico corollario, la necessità di prevederne e favorirne il corretto e completo incardinamento nel sistema ordinamentale di ogni istituzione”.

“CNDCEC e ANCREL – prosegue la nota - si sono da sempre spesi per la formazione professionale qualificata dei propri iscritti e per la valorizzazione dei principi deontologici e di cultura istituzionale che vanno considerati la precondizione per essere parte di un rapporto tanto delicato. È di tutta evidenza che l’efficace esercizio delle complesse e delicate funzioni che la legge attribuisce al Collegio dei Revisori, postula una qualificata preparazione, un’assoluta indipendenza, l’assenza di conflitti di interesse; ma, nel contempo, occorre garantire al revisore un adeguato supporto in termini di risorse umane e strumentali, oltre che una retribuzione adeguatamente commisurata alla responsabilità, alla complessità e alla dimensione dell’incarico”.

“Il livello professionale che è precondizione per l’assolvimento dell’incarico non può – concludono Miani e Borghi - evidentemente essere il frutto di improvvisazione né essere conseguito facilmente e rapidamente. Proprio per questo il considerevole investimento professionale richiesto a coloro che intendano proporsi per tali delicati incarichi non può continuare a essere mortificato da compensi inadeguati, dalla mancanza di prospettive di continuità professionale, e da situazioni che ne rischiano di pregiudicarne, direttamente o indirettamente, qualità e indipendenza. Da tempo riteniamo indispensabile trovare una vera “quadra” a un sistema che “a sistema”, ad oggi, non può ancora essere considerato”.