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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

Primo Piano

Commercialisti 4.0

La manovra del Governo punta a sostenere la quarta rivoluzione industriale nel nostro Paese. Un settore nel quale la categoria può svolgere un ruolo determinante

di Valerio Stroppa

Anche i commercialisti protagonisti della quarta rivoluzione industriale. Non solo attraverso un’assistenza puntuale volta a supportare gli imprenditori nell’utilizzo delle diverse misure di sostegno agli investimenti messi in campo dal Governo (super ed iper-ammortamento, credito d’imposta R&S, Nuova Sabatini), ma anche fornendo una consulenza strategica sulle scelte tipicamente aziendali, dal fronte finanziario a quello di sviluppo del mercato in Italia ed all’estero. Il piano “Industria 4.0”, presentato dall’Esecutivo a fine settembre ed ora contenuto nella manovra di bilancio in corso di approvazione, dovrà trasformare il tessuto produttivo nazionale da un sistema prevalentemente basato sulla manifattura ad una realtà fondata sull’utilizzo di macchine intelligenti, big data ed internet delle cose.
«Il fenomeno ribattezzato “4.0” non riguarda solo l’Italia, ma sta prendendo piede un po’ ovunque nel mondo occidentale. Al punto che altri Paesi, quali Stati Uniti, Germania e Francia, hanno già introdotto un background legislativo che faciliti questa rivoluzione industriale dei nostri tempi. Un’opportunità che l’Italia non può permettersi in alcun modo di perdere», osserva Antonio Repaci, consigliere nazionale dei commercialisti con delega alla Finanza aziendale. «Da noi la trasformazione digitale è già iniziata da qualche anno anche nella Pubblica Amministrazione, ma è necessario accelerare il passo. Purtroppo, ad oggi, la maggior parte delle imprese non è sufficientemente sensibile a queste tematiche, vuoi perché l’approccio culturale resta ancorato al passato, vuoi per il cronico ritardo infrastrutturale nelle tecnologie sul territorio (digital divide), vuoi anche a causa di una ridotta conoscenza e preparazione tra noi consulenti sul fronte in ambito digitale».
Il piano governativo mira a conseguire un aumento di 10 miliardi di euro all’anno degli investimenti privati in innovazione, passando da 80 a 90 miliardi già nel 2017, con 11,3 miliardi di spesa privata in più nel triennio 2017-2020 per la ricerca e lo sviluppo ed un incremento di 2,6 miliardi dei finanziamenti privati, soprattutto nell’early stage, il periodo iniziale d’investimento. Il budget stanziato nel bilancio dello Stato è di 13 miliardi di euro, distribuito in sette anni tra il 2018 ed il 2024 per la copertura degli investimenti privati sostenuti nel 2017, attraverso il contributo di super-ammortamento, iper-ammortamento, Nuova Sabatini e credito di imposta per la ricerca.
«La nostra professione ancora oggi è troppo legata al sistema della compliance tradizionale, vale a dire fisco e contabilità, ma dovrà necessariamente cambiare approccio a seguito di questa rivoluzione digitale», prosegue Repaci. «Resta quindi l’interrogativo: verso quale direzione andare? A nostro avviso, il commercialista del futuro sarà sempre più coinvolto nella gestione aziendale, ossia nell’assistenza quasi day-by-day all’imprenditore, attraverso la predisposizione di business plan, lo sviluppo di piani finanziari e la relativa attività di interlocuzione sia con il sistema bancario sia con il mercato dei capitali, per ottenere più facilmente fondi ed a condizioni migliorative, nonché nella pianificazione degli investimenti agevolabili. Oggi strumenti quali il super-ammortamento vengono ancora suggeriti dai professionisti solo nell’ottica del risparmio fiscale conseguibile nell’immediato. È opportuno invece sviluppare una visione più a lungo termine, ragionando a tre, cinque o dieci anni».
Un ruolo primario all’interno del piano Industria 4.0 è occupato dagli strumenti per la finanza di supporto: dalle detrazioni fiscali al 30% per investimenti fino ad 1 milione di euro in PMI innovative alla possibilità per le società “sponsor” di utilizzare le perdite delle start-up; dai cosiddetti PIR (detassazione dei capital gain conseguiti dai risparmiatori privati negli investimenti in start-up a medio/lungo termine) allo sviluppo degli acceleratori di impresa, sfruttando le provviste di Cassa Depositi e Prestiti.
In un simile scenario, una materia particolarmente significativa per la categoria è poi quella dell’equity crowdfunding, il meccanismo per cui più persone conferiscono somme di denaro, anche di modesta entità, per finanziare un progetto imprenditoriale od iniziative di diverso genere utilizzando siti web ed ottenendo in cambio una partecipazione nel capitale.
Sebbene il quadro normativo e regolamentare sia al completo, lo strumento è ancora scarsamente diffuso in Italia, mentre in altri Paesi (in primis gli Stati Uniti) consente già da tempo di trasformare un’idea in un’impresa vera e propria in maniera semplice ed immediata. Nel marzo 2015, il Consilgio nazionale dei commercialisti ha istituito un tavolo di lavoro con la Consob sulla finanza innovativa, per contribuire a sviluppare i canali di raccolta di mezzi finanziari alternativi al tradizionale sistema bancario (anche tramite l’emissione di minibond e cambiali finanziarie). Il tutto mentre la cosiddetta “sharing economy”, l’economia collaborativa, si sta facendo largo in tutto il mondo anche grazie alla raccolta diffusa di micro-capitali.
«Il crowdfunding rappresenta una nuova forma di finanziamento di progetti ed idee, basata sulla grande potenzialità della rete di interconnettere gli individui», conclude Repaci. «Nel nostro Paese chi vuole avviare una start up si scontra, ancora troppo spesso, oltre che con oneri burocratici ed amministrativi talvolta eccessivamente gravosi, anche con l’estrema difficoltà nel reperire risorse finanziarie. Riteniamo che, in tale ottica, il commercialista, già a partire dalla fase costitutiva della società, possa rivelarsi - se non l’unico - uno dei principali interlocutori, capace, con le sue competenze variegate, di facilitare l’accesso al credito come di implementare una campagna di crowdfunding previa predisposizione di un adeguato business plan. Solo che bisogna farsi trovare pronti. Invece che gestire quello che è già successo, come si fa tipicamente con bilanci e dichiarazioni fiscali, bisogna spostarsi sulla consulenza aziendale, mettendosi quasi nei panni di chi fa impresa, e cercare di anticipare quel che succederà».