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Commercialisti, sì a fatturazione elettronica, ma sia certificata

In un’audizione parlamentare la categoria ha avanzato la proposta di ricorrere a professionisti qualificati che controllino il meccanismo del B2B

di Mauro Parracino

Il Consiglio nazionale dei commercialisti apre alla fatturazione elettronica tra privati (B2B), specificando che per il suo successo “servono “Certificatori” in grado di controllarne il meccanismo”. In un’audizione svoltasi presso la Commissione parlamentare per la semplificazione, presieduta dall’Onorevole Bruno Tabacci, il Vicepresidente della categoria, Davide Di Russo (accompagnato dai Consiglieri delegati alla fiscalità, Gilberto Gelosa e Maurizio Postal), ha affermato che “Il Consiglio nazionale è consapevole che la diffusione della fatturazione elettronica anche nel B2B servirebbe a semplificare il nostro Sistema Paese e a renderlo maggiormente competitivo rispetto ai nostri principali competitors internazionali”. Ma, secondo il Consiglio nazionale, “per raggiungere importanti e duraturi risultati in termini di semplificazione, di maggiore celerità dei controlli e di riduzione dei costi per l’Amministrazione finanziaria, alla fatturazione elettronica dovrebbe accompagnarsi un meccanismo di verifica della corrispondenza tra i dati contenuti nel flusso telematico trasmesso all’Agenzia delle Entrate e la documentazione di base a supporto dell’operazione, nonché della loro successiva corretta contabilizzazione”.

“Tale verifica – è la proposta dei commercialisti - potrebbe essere affidata a “certificatori” dotati di specifiche competenze nel settore fiscale e nella tenuta della contabilità, nonché di particolari conoscenze dei processi aziendali, che garantiscano il corretto e completo esperimento dei controlli”. Un ruolo “fondamentale – secondo Di Russo - che appartiene sicuramente ai tratti distintivi della figura professionale del Commercialista, dotata di peculiarità che non trovano omologhi nel panorama degli altri intermediari attivi in questo settore”. “I Commercialisti - ha dichiarato -, come già in passato, sono pronti a mettere al servizio dell’Amministrazione finanziaria e di tutta la Pubblica Amministrazione le loro competenze. Anche grazie al nostro impegno, con l’introduzione del fisco telematico, l’Italia, secondo l’Ocse, ha ridotto la spesa aggregata per le funzioni fiscali del 50,3% tra il 2007 e il 2011. E’ giunto però il momento – ha sostenuto Di Russo - che le nostre competenze trovino finalmente il loro giusto riconoscimento e la loro adeguata valorizzazione, il che comporterebbe sicuri riflessi positivi anche sulla tax compliance”.

Per Di Russo “se opportunamente incentivato, il ruolo di “certificatori” potrebbe tornare utile oltre che all’Amministrazione finanziaria ed al sistema fiscale, anche al sistema bancario, nel cui ambito si potrebbero creare meccanismi preferenziali di accesso al credito per i soggetti che si avvalgano di sistemi contabili e di flussi informativi certificati”.

Nel corso dell’audizione i commercialisti hanno chiesto anche il ritorno allo spesometro annuale. “Chiediamo – ha affermato Di Russo – che sia modificato l’attuale obbligo comunicativo dei dati delle fatture emesse e ricevute, stabilendo che abbia una periodicità annuale e che possa essere assolto anche in forma semplificata”. Per i commercialisti, inoltre, andrebbero “assicurate tutte le premialità previste dall’articolo 3 del decreto legislativo n. 127 del 2015 e quindi anche la priorità nell’esecuzione dei rimborsi IVA e la riduzione di due anni dei termini di accertamento ai fini dell’IVA e delle imposte dirette, in quest’ultimo caso soltanto per coloro che garantiscono la tracciabilità dei pagamenti”. In un’ottica di semplificazione e al fine di migliorare la gestione complessiva degli adempimenti fiscali, il vicepresidente dei commercialisti propone anche “di eliminare l’obbligo di stampa dei registri IVA, perché superfluo in presenza dei nuovi obblighi comunicativi, con periodicità infrannuale, dei dati delle fatture emesse e ricevute e delle liquidazioni periodiche dell’IVA. La gran parte dei dati e delle informazioni annotati sui registri IVA sono infatti già in possesso dell’Amministrazione finanziaria, il che rende l’obbligo di stampa dei Registri un adempimento non più decisivo ai fini del controllo del contribuente.
L’idea dei commercialisti è quindi quella di “considerare regolare, a tutti gli effetti di legge, la tenuta dei registri IVA con sistemi meccanografici, allorquando anche in sede di controlli ed ispezioni gli stessi risultino aggiornati sugli appositi supporti magnetici e vengano stampati contestualmente alla richiesta avanzata dagli organi competenti ed in loro presenza, a condizione che un professionista abilitato certifichi che i dati stampati corrispondano alla documentazione di base riferita al periodo oggetto di stampa”.

Nel pacchetto di semplificazioni consegnato dai commercialisti in audizione anche la proposta di unificazione di IMU e TASI e di standardizzazione delle delibere comunali. “E’ necessario – ha spiegato il consigliere nazionale delegato alla fiscalità, Gilberto Gelosa - semplificare le regole e gli adempimenti a carico dei contribuenti e degli stessi Comuni. Risulterebbe altamente semplificatorio unificare le due attuali imposte comunali sugli immobili in un’unica imposta destinata al finanziamento dei servizi offerti dai comuni, mantenendo ferma una parziale o completa esenzione dell’abitazione principale”. In attesa di una riforma in tal senso della fiscalità locale, per un’effettiva semplificazione degli adempimenti da parte dei contribuenti “è assolutamente prioritario – ha proseguito Gelosa - codificare le varie fattispecie di esenzione e di riduzione del prelievo, standardizzandole. Le delibere comunali aventi ad oggetto la fissazione delle aliquote e le fattispecie agevolate dovrebbero essere assunte secondo formati anch’essi standardizzati da trasmettere, come già attualmente previsto, al Dipartimento delle finanze”.

Tra le richieste avanzate dalla categoria, infine, vi è anche quella della proroga automatica dei termini degli adempimenti tributari ."In attuazione delle norme dello Statuto dei diritti del contribuente – ha spigato l’altro delegato alla fiscalità, Maurizio Postal - dovrebbe essere espressamente prevista la proroga automatica dei termini di presentazione di dichiarazioni e comunicazioni, nonché dei termini di versamento, in presenza di ritardi nella messa a disposizione sul sito internet dell’Agenzia delle entrate degli applicativi necessari all’effettuazione degli adempimenti”. I commercialisti propongono di prevedere, in ogni caso, per tutti i predetti adempimenti un termine minimo di sessanta giorni dalla data di pubblicazione dei software sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.