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Economia&Lavoro

Credito d’imposta determinante per gli investimenti al Sud

Dalla Legge di Stabilità 2016 una boccata d'ossigeno per il Mezzogiorno

di Clelia Buccico, Salvatore Tramontano

Dura 4 anni, dal primo gennaio 2016 fino al 31 dicembre 2019, e vale oltre 2,4 miliardi. E' la misura per il Sud della Legge di Stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n.208). Benefici fiscali aggiuntivi nella forma di un credito d’imposta per l’acquisto di nuovi beni strumentali destinati a strutture produttive nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo). L'intento è sostenere l’economia delle Regioni meridionali attraverso una serie di misure per accelerare gli investimenti delle imprese.
Il Governo ritiene, infatti, che nel Mezzogiorno sia necessario migliorare l’implementazione delle politiche nazionali.

Al credito d'imposta sono destinate risorse per complessivi 617 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017, 2018 e 2019, la cui copertura è disposta: per 250 milioni di euro annui mediante utilizzo delle risorse comunitarie e di cofinanziamento nazionale del PON Imprese e Competitività 2014-2020 e nei Programmi FESR 2014-2020 delle Regioni in cui si applica il credito d'imposta; per i restanti 367 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2016 al 2019, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo sviluppo e coesione della programmazione 2014-2020, per gli anni considerati dalla norma.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi e non è cumulabile con gli aiuti de minimis e con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto gli stessi costi.
La misura dell’agevolazione è differenziata in relazione alle dimensioni aziendali: 20 per cento per le piccole imprese, 15 per cento per le medie imprese, 10 per cento per le grandi imprese. Il tetto massimo per ciascun progetto di investimento agevolabile è di 1,5 milioni di euro per le piccole imprese, di 5 milioni per le medie imprese e di 15 milioni per le grandi imprese, ciò nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti nel Reg. UE 651/2014 del 17 giugno 2014, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli artt. 107 e 108 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, ed in particolare dall’art. 14 del medesimo Regolamento, che disciplina gli aiuti a finalità regionale agli investimenti.
Il beneficio dovrà essere finalizzato all'acquisizione di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nelle regioni meridionali. In particolare nel perimetro degli investimenti agevolabili rientrano le spese facenti parte di un progetto di investimento iniziale, relativi all'acquisto, anche mediante leasing, di macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nel territorio con esclusione, dei beni immobili e dei mezzi di trasporto a motore.

Destinatari della misura sono tutti i soggetti titolari di reddito d'impresa, indipendentemente dalla natura giuridica assunta, con esclusione delle imprese in difficoltà finanziaria, delle imprese che operano nei settori dell'industria siderurgica, carbonifera, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche, nonché ai settori creditizio, finanziario e assicurativo.
Anche le imprese agricole potranno accedere al regime fiscale di vantaggio. Si tratta di una scelta molto importante che consentirà alle aziende agricole del Sud di beneficiare di contributi per investire in tecnologie e strumenti innovativi, migliorando così la produttività e la competitività, non si dimentichi, infatti, che l’agroalimentare rappresenta una chiave strategica per il rilancio dell'economia meridionale, dove già oggi esistono esperienze di grande valore e dove serve un piano complessivo per rendere strutturale la crescita.

Altresì, in mancanza di un espresso divieto contenuto nella norma, si ritiene che sia del tutto legittima l’applicazione dell’agevolazione da parte dei soggetti in regime di contabilità semplificata, in quanto l’unica condizione richiesta per usufruire dell’incentivo è che il richiedente sia “impresa”, cioè titolare di un reddito fiscalmente qualificabile come “d’impresa” ai sensi dell’art. 6 del T.U.I.R.

Inoltre, la generica locuzione usata dal legislatore - “imprese” - porta a ritenere che fra i destinatari della disposizione siano da ricomprendere anche gli enti non commerciali relativamente all’attività commerciale svolta; infatti, relativamente al precedente credito d’imposta per gli investimenti, identica locuzione era stata utilizzata nel comma 271 dell’art. 1 della Legge n. 296/2006 e, al riguardo, la circolare n. 38/E/2008, al paragrafo 1.1, ebbe a chiarire che, in assenza di un’espressa esclusione normativa, tra i beneficiari rientrassero anche gli enti non commerciali con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata.
La disciplina del nuovo credito d’imposta ricalca sostanzialmente quella dell’originario bonus introdotto dall’art. 8 della Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Legge finanziaria 2001), e del successivo bonus introdotto dall’art. 1, commi da 271 a 279, delle Legge n. 296/2006 (Legge finanziaria 2007).

Diversamente dalle precedenti regolamentazioni, però, la nuova disciplina non appare del tutto completa, mancano alcune indicazioni presenti nelle precedenti versioni, ad esempio non viene indicato il trattamento tributario del predetto credito. Vista l’identità dei benefici, si può supporre di sopperire ai “vuoti normativi” facendo riferimento alle discipline ed ai chiarimenti forniti in relazione ai precedenti crediti d’imposta.
L’utilizzo del credito d’imposta è lasciato alla libera determinazione dell’impresa, subordinatamente all’ottenimento dell’autorizzazione rilasciata dall’Agenzia delle entrate dopo l’avvenuta presentazione dell’apposita comunicazione.
Per la concreta attuazione della nuova disciplina, sarà quindi necessario attendere l’emanazione, da parte del Direttore dell’Agenzia delle entrate, di un apposito provvedimento con il quale verrà approvato il modello di comunicazione e le modalità e i termini di presentazione di tale comunicazione.

A favore del Mezzogiorno sono anche le misure della Legge di Stabilità volte a superare il patto di stabilità interno e ad attivare meccanismi di gestione del bilancio che consentono di disporre complessivamente di risorse pari a 11 miliardi per investimenti pubblici, di cui più di 7 per il Sud.

E’ stato, poi, istituito un fondo con una dotazione di 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017, finalizzato ad interventi di carattere economico, sociale e ambientale nei territori della terra dei fuochi e, nel limite massimo di 3 milioni di euro per ciascun anno considerato, di bonifica del sito inquinato dell'ex area industriale «Isochimica».
Infine per continuare a sostenere la ripresa dell’occupazione nel Mezzogiorno, viene esteso alle assunzioni a tempo indeterminato del 2017 l’esonero contributivo – previsto per le assunzioni del 2016 per tutto il territorio nazionale – in favore dei datori di lavoro privati operanti nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna. L’estensione dell’incentivo assicurerà una maggiorazione della percentuale di decontribuzione per le donne disoccupate da almeno 6 mesi. Entro il 31 marzo 2016 verrà effettuata una ricognizione delle risorse disponibili - del Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie - e, ottenuta l’autorizzazione della Commissione europea, verranno definite le modalità specifiche dell’esonero.

Come Confindustria ha più volte sottolineato, nel Mezzogiorno il rilancio degli investimenti pubblici e privati è ancor più necessario e promette straordinari ritorni per lo sviluppo dell’intero Paese. Al Sud sono concentrati i maggiori ritardi nella qualità e nella quantità dei servizi pubblici, nella dotazione infrastrutturale, nei livelli di partecipazione al lavoro, nel grado di innovazione. Al tempo stesso, ci sono opportunità di crescita, grazie a un tessuto imprenditoriale diffuso che, pur provato e ridotto di numero dalla crisi, mostra dinamismo e capacità di ripartire. I punti di forza dell’economia meridionale sono l’export di alcuni settori, la propensione a fare impresa dei giovani, il turismo e l’impresa culturale.
Aumentare gli investimenti pubblici con l’utilizzo delle risorse nazionali e comunitarie per la coesione, e di sostegno di quelli privati, utilizzare misure semplici e automatiche è la giusta strada per eliminare il divario con il resto dell’Italia facendo divenire il Sud motore per lo sviluppo nazionale.

Il credito di imposta darà una forte spinta agli investimenti nel Sud, che negli anni della crisi si erano quasi dimezzati. La ricostruzione dell’apparato produttivo delle imprese è la via maestra per una ripresa non effimera nel Mezzogiorno: bene ha fatto il governo a rimettere in campo uno strumento – il credito di imposta – che in passato si è rivelato molto efficace.
Nel 2013 il Pil per abitante era pari a 33,5 mila euro nel Nord-Ovest, a 31,4 mila euro nel Nord-est e a 29,4 mila euro nel Centro. Il Mezzogiorno, con un Pil pro capite di 17,2 mila euro, era a un livello inferiore del 45,8% rispetto al Centro-Nord. ll Mezzogiorno ha perso piu? occupazione rispetto al resto del Paese fin dall’inizio della crisi.

L’intervento della Legge di stabilità è una necessaria e fondamentale boccata di ossigeno, ci dà la speranza che non è vero che gli interventi sbagliati del passato impediscono ogni nuova politica per il Sud. Se il Sud non è messo in condizione di recuperare parte rilevante di un gap tanto catastrofico in pochi anni, è l’Italia in quanto tale che continuerà ad avere crescite microscopiche.