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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

Pressato

Diario differente di un ospite indifferente

di Ester Annetta

Tacchi, zeppe, pare e plateaux; sobri caschetti e geometrie tricologiche; pizzi e scampanature per chi segue l’ultima moda e abiti démodé riediti in versione vintage per chi di mode ne ha viste passare parecchie.
Uomini pure impeccabili, ma canonici nei loro completi classici dai colori che spaziano dal blu alle sinfonie d’autunno; qualcuno, all’apparenza più eclettico, anche con l’azzardo di un informale pantalone modello skin, corto alla caviglia e con leggero risvolto, sotto cui spiccano calzettoni dai rombi bicolore; capelli impomatati - per chi ancora ha fortuna di averne - o vaporosi ciuffi tardo-adolescenziali ormai striati di grigio.
La passerella dei dottori commercialisti al loro Congresso Nazionale non è in fondo poi così diversa da quella delle sere a teatro o delle cerimonie mondane, con l’ovvia eccezione dei jeans e delle Nike, concordemente banditi dal comune senso dell’eleganza: gli equilibri di stile sono senz’altro più gestibili di quelli contabili!
E’ piuttosto insolito forse, ma tuttavia gradevole, cogliere anche gli aspetti più semplici, frivoli e squisitamente umani di certe situazioni più formali, ove il rigore è d’obbligo e la facciata è la regola, insieme a quell’ovvia ostentazione di qualifiche e ruoli che su un grande palcoscenico mediatico di competenze e funzioni si offre occasione di interpretare.
Nella sala che lentamente si va riempiendo il brusio della somma di voci è sempre più alto; frammenti di conversazioni in cui galleggiano termini pesanti quali fatturazioni, contabilità, pareggio, si incastrano con fragori di risate che scandiscono aneddoti di vario genere, dalle barzellette da barberia ai segreti dell’autentica ricetta dell’amatriciana. A posture rigide ed eleganti si contrappongono pose dinoccolate e spiritose sbandate di contegno; scolaretti diligenti con mani piene di fogli e che, in luogo del fiocco inamidato, esibiscono il nastro col pass bene in vista, si scontrano con giamburrasca indisciplinati sdegnosi di indossare quel cartellino, quasi fosse la popolare etichetta che li prezza sul banco del mercato rionale. Trilli di suonerie telefoniche dai toni più svariati che più tardi alcuni neppure si premureranno di silenziare nel corso del dibattito, incuranti di essere evidenziati dalla luce azzurrina dello schermo che, nella penombra della sala, si rifletterà sul loro viso schiarendolo.
Ad un cenno invisibile ed imprecisato, il silenzio cala sulle prime file propagandosi con effetto domino fino alle ultime. Il disordine scomposto dei peripatetici si ridefinisce d’incanto: nella platea tutti siedono al loro posto, occupando ormai solo lo spazio della propria sedia, incasellati come lettere di un cruciverba terminato.
Il maestro di cerimonia - un membro della categoria, tuttavia disinvolto e brillante come un Baudo cui non è da meno neppure per le lunghe falcate che misurano il proscenio - introduce l’inizio della manifestazione, presentando nominalmente ciascuno dei componenti di quel Consiglio Nazionale che d’incanto diventa un supremo ordine cavalleresco: i paladini sfilano orgogliosi, pur tradendo con i loro sorrisi stirati l’emozione di quella parata che li pone sotto gli occhi attenti della folla che rappresentano. Si dispongono sul palco l’uno accanto all’altro, secondo un protocollo istintivo più che concordato. Infine sono tutti schierati, fermi e fieri, mentre si diffondono le prime note dell’inno nazionale. Il momento assume una solennità ed una carica emotiva contagiosa, forse imponderata, e non solo per quei cavalieri.
Chissà se in quel momento altri, come me, li avranno guardati con occhi diversi, in una visione che li catapultava al passato, immaginandoli bambini e bambine che sognavano di diventare astronauti o pompieri, principesse o ballerine; nei loro calzoncini corti e nelle scarpe coi due buchi, le trecce fitte e le gonne con i volants…
Chissà se pure nelle menti di quei paladini - oggi seduti ai tavoli delle responsabilità, dove si fanno scelte concrete e si elaborano strategie in nome e per conto di quella collettività che li ha fidelizzati – in quegli spessi istanti di emozione, per un attimo fulmineo ed acuto, sia transitato il pensiero di un soddisfatto, solido presente in cui si è mutato il sogno di un’astronave di cartone o di veli rosa di un tutù…
E chissà se non sia proprio la capacità di adattarsi alla realtà mantenendo inalterata la libertà dell’innocenza e la propria più genuina autenticità l’ingrediente segreto per riuscire a semplificare, crescendo.