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Cultura

Doubt, la personale di Carsten Höller

A Pirelli Hangar Bicocca dal 7 aprile al 31 luglio 2016

di Daniela Castellucci

La scelta di scegliere, di decidere una direzione, la scelta individuale che accompagna ciascun essere umano. Carsten Holler, artista tedesco (Bruxelles, 1961. Vive e lavora a Stoccolma, Svezia, e Biriwa, Ghana) è tra i più riconosciuti a livello internazionale per la sua approfondita riflessione sulla natura umana, e pone la scelta come condizione intrinseca nell'opera d'arte al punto da renderne il punto nodale della mostra personale Doubt. Attraverso il coinvolgimento diretto del pubblico, Holler ricerca nuovi modi di abitare il mondo in cui viviamo, ponendo in primo piano le sfere emotive come la gioia, l'amore, l'istinto o lo spaesamento.
Proprio la sensazione di perdersi offre al visitatore di Doubt nuovi spunti di osservazione, dallo spazio alle opere agli altri fruitori che passeggiano, rendendo la mostra un’esperienza collettiva e ripetibile, ma non uguale, proprio come le emozioni. “Puoi avere la sensazione di perderti qualcosa perché c’è sempre un’altra possibilità o c’è sempre un altro modo di percorrere la mostra”. Con queste parole Carsten Holler afferma chiaramente l'intento liberatorio di perdersi ed indagare sulle alternative possibilità di veduta.
Curata da Vincente Todolì, Doubt propone venti opere, sia storiche che nuove, e separa gli spazi delle “Navate” di Pirelli HangarBicocca in due parti accessibili da due diversi ingressi.
Ai visitatori viene chiesto di scegliere un colore, il verde o il giallo. In base a tale scelta vedranno solo una parte di percorso e ne conserveranno memoria fino al momento in cui percorreranno il lato opposto, incontrando l'altra metà. Le opere, collocate sull’asse centrale dello spazio, creano esse stesse un muro divisorio centrale, un ingombro che obbliga, appunto, a scegliere quale parte visitare.
Tra le opere esposte, Decision Corridors, Double Zöllner Wall, Flying Mushrooms, Double Neon Elevator, Two Flying Machines, Light Corridor e Two Roaming Beds. Grandi installazioni, video e fotografie giocano con le coordinate spaziali e temporali del luogo espositivo, sviluppando un viaggio tra simmetria, duplicazione e ribaltamento, in cui il visitatore potrà stupirsi ed emozionarsi, sorprendendosi nel dubbio della scelta.

Via Crucis, La passione di Cristo.
Le sinuose ed esagerate volumetrie di Fernando Botero tornano a Roma

Botero

Al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal 13 febbraio al 1° maggio 2016, sono esposte le 63 opere del ciclo pittorico “Via Crucis, La passione di Cristo”, realizzate da Botero tra il 2010 ed il 2011.
Suddivise in 27 dipinti a olio e 36 disegni, le forme rotonde ed opulente scandiscono le 14 stazioni della Via Dolorosa, riprendendo uno dei temi più cari all'iconografia sacra rinascimentale: la Passione di Cristo.
Quasi a voler sottolineare l'evoluzione tra il vecchio ed il nuovo, Botero interseca sapientemente passato e presente, antichità storica ed attualità con grande rispetto per il tema sacro in cui, per la prima volta nelle sue opere, inserisce l'aspetto del dramma.
Ma se la Via Crucis biblica mette in luce il tragico gioco delle figure sacre, la lotta tra luce e tenebre, tra la verità e la menzogna che esse incarnano, quella di Botero è una Via Crucis in cui ogni personaggio prende parte al mistero della Passione, rendendolo particolarmente attuale. Anche il colore è vibrante, vivo, intenso e rassicurante, esattamente come lo sono le figure solide che l'artista ottantenne colombiano ha scelto come tratto estetico distintivo. Il risultato è di composta potenza, affiancato da un allestimento sobrio e chiaro che accompagna la fruizione.
La mostra è promossa dalla Repubblica della Colombia, dall'Ambasciata della Colombia in Italia, da Roma Capitale ed è organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con il Museo d’Antioquia di Medellin e Glocal Project Consulting.

Severini, l'emozione e la regola.
In mostra presso la Fondazione Magnani Rocca, a Parma

Severini

Dal 19 marzo al 3 luglio 2016, La Fondazione Magnani Rocca rende omaggio a Gino Severini, curando una mostra monografica per celebrare l'intera attività del celebre pittore.
Partendo da due importanti opere dell'artista, care al fondatore della Fondazione ed inserite in una collezione permanente, quali la Danseuse articulée del 1915, capolavoro futurista, e Natura morta con strumenti musicali, della prima metà degli anni Quaranta, l'esposizione offre al visitatore più di 100 opere tra cui venticinque inedite, frutto di recenti scoperte o mai esposte in Italia.
La pittura di Severini, pur nelle sue diverse stagioni espressive - che spaziano dal Divisionismo al Cubismo, per poi tornare a una compostezza più classica ed irrompere infine nel Futurismo - è caratterizzata da una sostanziale fedeltà verso alcuni soggetti, che emergono nei suoi esordi e che definiscono la personalità della sua creazione artistica.
La mostra evidenzia questo aspetto tematico, omettendo volutamente l'approccio cronologico alle opere, per accostare e mettere in luce aspetti emblematici dell'estetica cari a Gino Severini, quali il ritratto o la maschera, il paesaggio, la natura morta, la danza, fino alla realizzazione di libri d'artista, con Leurs et masques, un capolavoro del 1930, che rappresenta il più alto contributo dato da Severini nel campo dell'arte del libro e che proprio in quegli anni raggiungeva livelli ineguagliabili, in cui le geometrie delle nature morte sono accostate alle maschere della Commedia dell'arte, ai miti classici, alle rovine ed alle maschere antiche, con l'altissimo risultato formale di una sorta di Déco metafisico.

A Villa Manin, Somewhere. Gli scatti vibranti di Luisa Menazzi Moretti

Somewhere

La prestigiosa location di Villa Manin - Esedra di Levante dal 12 marzo al 15 maggio 2016 ospita “Somewhere. Luisa Menazzi Moretti”. Curata da Valerio Dehò, la mostra è organizzata dall’Azienda Speciale Villa Manin.
Il percorso racconta, attraverso un gioco di luce ed ombra, gli scatti dell'artista in cinque serie di nuclei tematici: Cose di natura, Words, P Greco, Solo e Ingredients for a Thought.
I temi si intersecano, formando una narrazione su aspetti legati alla natura, al sociale, all’interiorità. Nei 20 lavori a colori della serie Cose di natura, scorci di realtà conducono in una dimensione metaforica, in cui gli elementi naturali rievocano una ciclicità intrinseca nel vivere, mentre in Words frammenti di testi raccontano brandelli di storie, di vite, di attimi, immortalati poco prima che andassero persi, buttati, modificati. Ogni immagine è affiancata da un testo critico inedito di intellettuali, scrittori, giornalisti, artisti, critici fra cui Alberto Abruzzese, Francesco Bonami, Elio De Capitani, Leandra D’Antone, Gabriele Frasca, Paolo Rossi, Tiziano Scarpa. P Greco, accompagnata da “Paradise Circus” dei Massive Attack, raccoglie scatti dedicati alla simbologia della forma circolare. Solo è accompagnata dalle note di “21 Grammi” di Ludovico Einaudi.
Così si esprime il curatore Valerio Dehò: “La serie ‘Solo’ rappresenta forse al meglio la sensibilità della Menazzi Moretti per quel qualcosa che non possiamo nominare esplicitamente, che è appunto ineffabile, ma che possiamo soltanto collocare in un altrove che vuol dire semplicemente che non è qui, vicino a noi”. Ingredients for a Thought conclude il percorso, affrontando la tematica del cibo, in un'accezione sociologica e culturale che rispecchia il tempo storico in cui viviamo.