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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

Pressato

"Dove eravamo rimasti?"

di Marcello Febert

È con questa famosa domanda di Enzo Tortora che si può sintetizzare l’ultima uscita pubblica del Consiglio nazionale dei commercialisti, presieduto da Gerardo Longobardi, al convegno nazionale di Rimini, dopo un intervallo di circa due anni dal congresso di Bari.
Un'apparizione sobria e ben lontana (volutamente) dal recente passato, ma che lascia intendere la volontà dell’attuale Consiglio di lavorare, senza troppi strilli e proclami, quotidianamente ed incessantemente in favore dei colleghi. Dopo avere ascoltato le solite accattivanti definizioni della categoria – questa volta “carne viva delle persone”, “cinghia di trasmissione del Paese” e “uno dei pochi elementi dinamici dell’economia nazionale” –, il presidente Longobardi, al cospetto del viceministro Casero e di una sorprendente (positivamente) e appassionata Orlandi, direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha toccato i temi della delega fiscale, del collegio sindacale e del diritto societario, reclamando un ruolo per la categoria che non sia quello di mero intermediario di servizi, avanzando proposte scevre di partigianerie, il tutto all’insegna del dialogo con le Istituzioni. Parole d’ordine: equità, certezze e compliance. Invocando una accelerazione sulla delega fiscale, in quanto “la lotta all’evasione deve essere fatta sulla base di regole certe, che possano far tornare gli investimenti in Italia”. Tenendo ben distinte le posizioni di chi fa errori, a cui dovrebbero essere applicate delle sanzioni minori, da chi evade palesemente e su cui lo Stato dovrebbe concentrare in modo più massiccio ed energico la propria azione. Ed ancora, Longobardi è entrato nel merito delle modifiche riguardanti il collegio sindacale, ricordando, per l’ennesima volta, quanto sia maggiore la percentuale di fallimenti nelle società senza organo di controllo, per cui, senza posizione corporativiste, “non possiamo abbassare i limiti alla legalità”, ed ancora, circa l’abuso del diritto, ha parlato di certezza del diritto rafforzando i concetti di contradditorio preventivo, motivazione rafforzata e rilevabilità d’ufficio ed, infine, sul sistema sanzionatorio (a proposito, che fine ha fatto il decreto?) ha implorato di svuotare le procure, aumentando, così come già previsto, i limiti della ricaduta penale per gli omessi versamenti di tributi non versati, ma dichiarati. Leit motiv dell’intervento è stato il ritorno al dialogo, “non casuali le presenze di Casero e Orlandi”, e i cui frutti si sono già visti nel caso della non sanzionabilità degli invii delle Certificazioni uniche e nell’apertura al visto leggero per le compensazioni orizzontali. Ma nello stesso tempo ferma condanna, molto applaudita, nel merito e nel metodo, per quel che concerne il sistema sanzionatorio per il nuovo 730: “Supporteremo i nostri colleghi, contro una norma anticostituzionale che prevede le maggiori imposte a carico dell’intermediario”.
Ottima impressione ha destato tra i colleghi il successore del per nulla rimpianto Attilio.

La dottoressa Orlandi si è mostrata subito una donna competente e appassionata, che ha parlato di aiuti alle pmi al fine di aumentare la digitalizzazione il cui costo deve essere a carico dello Stato, in modo da poter incrementare i controlli preventivi, e che ha concluso con un proclama che ha strappato gli applausi della sala: “cambia verso l’Agenzia delle Entrate: collaboreremo per cambiare il sistema fiscale”.

Tra i tanti colleghi intervenuti, il discorso della nuova direttrice è stato molto apprezzato da un’altra donna altrettanto competente e appassionata, l’inossidabile e mia concittadina Vilma, premiata per la sua lunga attività sindacale a favore della categoria. Fin qui il convegno. Lo so, vi conosco. Ora volete i commenti. I paragoni sono sempre antipatici, ma ci stanno! In fin dei conti, i “Consigli” da paragonare sono soltanto due. Beh, il primo ha iniziato in modo supersonico, ci ha stupito con effetti speciali, ha presentato all’esterno una nuova categoria ed ha fatto di tutto per sfondare l’opinione pubblica. I suoi obiettivi erano ambiziosi, forse, col senno di poi, velleitari, ma devo dire che ci ha fatto sognare, anche per i suoi accattivanti ed azzeccati slogan: protagonisti del cambiamento, per un Paese migliore.
Il secondo ha evidentemente e ovviamente un altro scopo, frutto di un momento storico completamente diverso. Dopo due anni di tribolazioni che ci hanno portato ai margini del dibattito pubblico e che hanno di fatto ghettizzato la categoria, esso ha l’obiettivo di riagguantare una credibilità che aveva ormai raggiunto i minimi storici. L’inizio è timido, ma ci sta anche questo. Però l’impronta è sembrata chiara e, credo, che sia giunta chiara anche all’esterno: competenza, serietà e lavoro, “testa bassa e pedalare”, per una Categoria migliore.