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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

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DUS LA ITUNEVNEB

di Marcello Febert

Sono passati 30 anni dal 10 febbraio 1986. Trent’anni fa a Palermo ed in Italia si iniziò a scrivere la storia: 300 reti televisive, 500 giornalisti in pianta stabile ed i notiziari di tutti i giorni avevano un unico interesse ed un'unica prima notizia: il “Maxiprocesso”. Trent’anni dalla prima importante storica risposta dello Stato contro lo strapotere mafioso in Sicilia e nel Sud. Da allora innumerevoli, costanti e sempre più decise sono state le risposte dello Stato nei confronti della mafia, continue risposte che pian piano porteranno, ne sono convinto, ad una definitiva affermazione.
Ma, a distanza di 30 anni, la situazione generale del Sud non è variata. Ed i quesiti sono ormai sempre gli stessi: è sufficiente solo l’azione repressiva? Basterà?
Da perfetto uomo del Sud, in ritardo rispetto alla tematica lanciata dal nostro giornale, mi accingo a dire la mia sulle teorie relative al salvataggio del Sud e le difficoltà di vivere, lavorare, svolgere la professione in una terra splendida ma depressa, sperando di non cadere nella solita trappola da “piagnone” del Sud.
Prima ancora di trent’anni fa, un ragazzino di scuole medie, dall’intelligenza superiore alla media (io), nello svolgimento del classico tema sulla questione meridionale, si spinse in un azzardo disegnando sul foglio protocollo la cartina dell’Italia sottosopra, esplicando in poche righe come il concetto fosse semplice: per risolvere la questione meridionale bisognerebbe capovolgere ogni schema, ribaltando ogni ordine di priorità e di idee.
L’idea fu apprezzata, ma il voto fu negativo (un refrain): era la (giustificazione) per scrivere poco o niente (genio incompreso).
Quel ragazzino, tifosissimo della squadra della propria città, continuò a fantasticare per intere giornate: perché la Reggina gioca nel girone C della terza serie? Rifletteva come ogni piccolo dettaglio lasciava trapelare che, in qualsiasi ordine di grandezza o di importanza ci trovassimo, mutuando una funzione di excel, eravamo sempre “filtrati” per ultimi. Bisognerebbe ribaltare tutto! Girone A al sud, B al centro, C per il nord. E’ fatta: Il Sud è salvo! Sperando di vedere dal prossimo anno scolastico la nuova cartina dietro tutte le lavagne.

Però, pensandoci bene, a distanza di oltre 30 anni, l’idea non era niente male. E’ un po’ come l’uovo di Colombo: soluzione che tutti hanno sotto il naso, ma che nessuno ha mai pensato di applicare. Se la mia squadra gioca nel girone A, anche la linea dei treni veloci potrebbe (come oggi) arrivare fino a Salerno, ma partendo da Trapani, per il resto poi si vedrà. Il doppio binario ferroviario sarebbe già realtà dalla Calabria fino alla Puglia e finanche in Abruzzo (non si deve essere ingordi) e poi, per il resto, si vedrà. E la fibra, e le altre infrastrutture, partirebbero tutte dal Sud, per il resto poi si vedrà.
Sia chiaro, io amo e guardo con ammirazione il nord Italia ed ho uno splendido rapporto con i miei colleghi di oltre Po. Ma il dato di fatto è questo: oggi per arrivare da Milano a Roma ci vogliono poco meno di tre ore; da Trapani a Reggio Calabria dall’alba al tramonto (e non per conferire un tocco di romanticismo).
Un altro dato di fatto? Da soli non ce l’abbiamo fatta e non ce la faremo. Abbiamo bisogno d’aiuto, un disperato bisogno d’aiuto. Un aiuto che parta dal concetto iniziale che tutti gli aiuti economici finora adottati sono stati insufficienti e/o inutili. Abbiamo (plurale Italiano) bisogno di un aiuto diverso, concettuale, quasi paterno, consapevoli che il problema è di tutta la famiglia. Non ci servono i soldi (o meglio, non solo quelli). L’intero Paese dovrebbe iniziare ad avere un obiettivo primario ed unico: il Sud. Partendo dalle città, dalle scuole, dalle periferie, dalle palestre, dalla gente, da ogni piccolo particolare. Altrimenti il rischio (o la certezza) è quello di rimanere un’eterna e mal sopportata zavorra. Una “mini Grecia” all’interno di uno Stato che bene o male funziona, che ci trascina e ci sopporta.
Io, i miei colleghi, i miei amici, le giovani generazioni, i miei clienti, infaticabili lavoratori dallo spiccato senso civico, non meritiamo di essere la zavorra di nessuno. BENVENUTI AL SUD.
P.S: la lettura al contrario del titolo dell’articolo non darà vita ad alcun rito satanico.