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Primo Piano

Ecco i numeri della Babele fiscale

Una ricerca della Fondazione nazionale dei commercialisti fotografa il caos normativo prodottosi negli ultimi dieci anni. Miani: "Un ginepraio che rende difficile il nostro lavoro"

di M. Par.

Numero eccessivo di adempimenti con scadenze ravvicinate. Proliferazione di istruzioni di difficile comprensione emanate in prossimità – se non dopo – le scadenze di legge. Continue modifiche e rimaneggiamenti delle norme fiscali e continua richiesta di dati talvolta già in possesso dell’Amministrazione Finanziaria. Sono i principali fattori di criticità nel rapporto Fisco-contribuenti individuati dalla Fondazione nazionale dei commercialisti, che, per dare un’idea della “Babele” in cui versa il nostro sistema tributario, ha messo in fila una serie di dati riferiti all’ultimo decennio, illustrati nel corso degli Stati generali della professione, tenutisi ieri a Roma.

LEGGI DI BILANCIO E MANOVRE CORRETTIVE
Dal 2008 al 2017 sono state emanate 10 Leggi di Bilancio, per un totale di 5.795 commi, che tuttavia non sono bastate per la tenuta dei conti pubblici, essendosi resa necessaria l’approvazione di ben 22 Manovre correttive, composte da altri 4.006 commi. Ogni Legge di Bilancio porta inoltre con sé una mole consistente di decreti attuativi da varare. Considerando soltanto l’ultima Legge di Bilancio, quella relativa al 2018, essa richiede un pacchetto di 189 decreti attuativi. Se si considera il periodo 2013-2016, il numero di tali decreti è risultato pari a circa 430.

RIFORMA FISCALE
Ci sono poi le riforme fiscali. Per l’ultima in ordine di tempo, quella del 2014, sono stati emanati, tra il 2014 e 2015, 11 decreti legislativi di attuazione, corrispondenti ad un totale di 168 articoli e 490 commi.

DECRETI MILLEPROROGHE
Sempre negli ultimi 10 anni, sono stati inoltre emanati 8 Decreti-Legge “Milleproroghe”, che corrispondono ad un totale di 153 articoli e 743 commi.

DOCUMENTI DI PRASSI DI AGENZIA DELLE ENTRATE, GDF E MEF
Altrettanto imponente è la mole di documentazione fiscale che è piovuta addosso a contribuenti e professionisti negli ultimi dieci anni anche con i provvedimenti e i documenti di prassi emessi dall’Agenzia delle entrate, dalla Guardia di Finanza e dal Ministero dell’Economia. In particolare, sono stati emanati 4.367 documenti di prassi, per un totale di 57.571 pagine. Nello specifico, soltanto nell’anno appena concluso, il 2017, sono state pubblicate dall’Agenzia delle entrate 28 Circolari, per un totale di 1.182 pagine, 161 Risoluzioni, per un totale di 823 pagine, e 239 Provvedimenti, per un totale di 1.073 pagine.
Ma vi sono stati anni, quale il 2008, in cui dalla sola Agenzia delle Entrate sono state emanate 62 Circolari, per un totale di 1.305 pagine, 482 Risoluzioni, per un totale di 2.373 pagine e 204 Provvedimenti, per un totale di 2.298 pagine.

RICORSI IN AMBITO TRIBUTARIO
A tale mole di prassi amministrativa, deve poi aggiungersi la giurisprudenza di merito e di legittimità in ambito tributario. Il numero dei ricorsi definiti dal 2009 al 2017 è pari a 2.158.299 nelle Commissioni tributarie provinciali, a 493.248 in quelle regionali e a 73.966 in Cassazione, per un totale di più di 3 milioni di pronunciati in 10 anni (mediamente, dunque, circa 300 mila all’anno).

“La situazione che si è venuta a creare – commenta il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani - ha raggiunto un livello di guardia tale che, in più di una circostanza, contribuente e professionista, nel loro rapporto con il Fisco e la Pubblica Amministrazione, hanno la sensazione di essere trattati più come sudditi che come cittadini di uno Stato di diritto”.

“Siamo di fronte - prosegue Miani – ad un vero e proprio ginepraio normativo e applicativo, difficile da gestire e da interpretare, che costringe gli studi professionali a lavorare, il più delle volte, in condizioni di emergenza, con disagi che si ripercuotono ingiustamente sui contribuenti”.

“Il nostro auspicio – conclude il presidente dei commercialisti - è che la legislazione in materia fiscale torni finalmente a mettere al centro dell'attenzione i principi fondamentali dello Statuto dei diritti del contribuente, in modo da realizzare un sistema fiscale caratterizzato da maggiore stabilità e certezza, con adempimenti a carico dei contribuenti più semplici e ridotti nel loro numero, così da restituire anche a noi professionisti condizioni di lavoro dignitose nell'assolvimento delle nostre funzioni in ambito fiscale”.