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Economia criminale, i commercialisti chiedono una gestione rigorosa dei beni

Al convegno nazionale di Montesilvano la categoria ha espresso le sue riserve sul nuovo codice antimafia: “Ha una logica punitiva per il ruolo del custode e dell’amministratore giudiziario”

di Mauro Parracino

“Nella lotta all’economia criminale serve una gestione rigorosa e seria dei beni, dal momento del sequestro sino a quello della confisca definitiva”. E’ l’appello lanciato dal Consiglio nazionale dei commercialisti durante il Convegno nazionale di svolgimento a Montesilvano, alla presenza di quasi 1500 professionisti giunti in Abruzzo da tutta Italia. Una presenza massiccia che testimonia, ha affermato il Consigliere nazionale della categoria codelegata alle funzioni giudiziarie, Valeria Giancola, “l’mpegno costante della professione sui temi legati all'affermazione della legalità”. A Montesilvano i commercialisti hanno espresso forti riserve su alcuni aspetti del nuovo codice antimafia, che approderà il prossimo 25 settembre in aula a Montecitorio per l’approvazione definitiva. “La riforma”, ha affermato l’altro consigliere nazionale incaricato di seguire le funzioni giudiziarie, Giuseppe Tedesco, “esprime una logica punitiva per la figura e il ruolo del custode e dell’amministratore giudiziario e quindi del Commercialista chiamato per legge ad assumere tali ruoli”. Per la categoria, un’efficace lotta all’economia criminale, ha proseguito Tedesco, “impone al contrario una valorizzazione proprio di quel ruolo, oltre che della fase di gestione dei beni”. Pur condividendo molte delle riserve espresse dai commercialisti, il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli, intervenuta ai lavori, ha però affermato che il codice antimafia sarà comunque approvato senza modifiche. Il rischio, secondo il sottosegretario, “è che mettervi mano ora che la legislatura volge al termine possa vanificarne l’approvazione”. “Ciò non toglie”, ha detto, “che le modifiche chieste dalla categoria non trovino ascolto in futuro”.

“L'aggressione al patrimonio”, ha spiegato il segretario nazionale dei commercialisti, Achille Coppola, “è un fondamentale mezzo di contrasto alla criminalità organizzata, alla criminalità dei collettivi bianchi e ora anche al caporalato. La grande efficacia del sequestro e della confisca ha reso evidente come esse siano ormai assai più incisive, nel reprimere e prevenire i fenomeni criminali, rispetto alle pene detentive inflitte con le sentenze di condanna. La consapevolezza di tale efficacia ne ha determinato una applicazione sempre più diffusa che registra una crescita esponenziale, non solo nei territori dell’Italia del Sud, noti per la storica infiltrazione criminale nel tessuto sociale, ma ormai su tutto il territorio nazionale”.

La centralità della funzione di “garante della legalità” del commercialista in quanto custode e amministratore giudiziario o di coadiutore dell’Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata è stata riconosciuta anche dal presidente dell’autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone. In un video messaggio inviato al convegno, Cantone “ha affermato che nei casi di commissariamento la scelta degli amministratori è assolutamente fondamentale”. “La legge”, ha spiegato, “prevede che i criteri per la loro nomina siano quelli previsti per la nomina dei commissari straordinari delle imprese in crisi da parte del Mise. E’ evidente che il profilo professionale che è maggiormente oggetto di nomine riguarda gli avvocati e i commercialisti, spesso anche insieme. Questo perché, soprattutto in appalti di particolare rilevanza, è opportuno mettere in campo professionalità multiple, con una buona competenza del settore giuridico e una buona competenza del settore economico. L'impostazione che stiamo mettendo in campo è quella di rivolgerci a professionisti che hanno già manifestato particolare attitudine alla gestione di beni sequestrati e confiscati”.

Cantone ha poi affermato che “c’è però la necessità di una formazione specifica”, dal momento che “la misura sul commissariamento degli appalti si differenzia da quelle tradizionali del Codice antimafia, perché limitata a un singolo segmento contrattuale piuttosto che all'intera gestione delle imprese”.

Tornando al codice antimafia, i commercialisti hanno sottolineato come esso sia del tutto privo delle norme che dal sequestro, transitando per la delicatissima fase di esercizio provvisorio, consentono di traghettare efficacemente la gestione “per conto di chi spetta” verso la confisca o la restituzione all’avente diritto, supportando gli attori del procedimento (Giudice Delegato e amministratore giudiziario). Se sulle norme di agevolazione in materia fiscale, bancaria e giuslavoristica delle imprese sequestrate e confiscate si rinvia ad un successivo decreto attuativo, è invece del tutto assente una proposta per introdurre una disciplina finalizzata alla regolarizzazione amministrativa dei beni (urbanistico-catastale, condoni, sicurezza nei luoghi di lavoro, etc)”. “Gli strumenti di finanziamento delle imprese sequestrate e confiscate introdotti di recente dal legislatore, tenuto conto degli stringenti requisiti, appaiono”, ha affermato ancora Coppola, “difficilmente accessibili dalla maggior parte delle imprese e comunque assolutamente insufficienti sotto il profilo quantitativo. Non vengono inoltre adeguatamente valorizzati taluni istituti già presenti nel codice antimafia (art. 34) o che la riforma vorrebbe introdurre (art. 34-bis) che invece, come evidenziato anche dal Procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, se effettivamente potenziati, potrebbero assurgere a privilegiati strumenti di contrasto alle condotte illecite anche di natura fiscale”.

Nel corso del convegno, è dunque emersa una serie di proposte del Consiglio nazionale finalizzate da un lato alla valorizzazione del ruolo del custode - amministratore giudiziario (con la richiesta di eliminare la norma nota come “ammazza amministratori giudiziari” che limita a tre gli incarichi aziendali la richiesta), dall’altro alla valorizzazione della fase di gestione. Su quest’ultimo aspetto, il Consigliere nazionale Raffaele Marcello ha affermato che “"come professionisti dobbiamo essere consapevoli che l'amministrazione giudiziaria é fuori dalla logica preventiva-repressiva nei confronti di un sistema imprenditoriale mafioso e colluso. La misura mira invece a salvare imprese di per sé sane, ma condizionate dalla criminalità organizzata, in modo da metterle in grado, in tempi brevi, di operare secondo le regole del libero mercato". "Il contributo dell'attività dell'amministratore giudiziario, e quindi del commercialista, sopratutto nelle prime fasi di attivazione e di gestione dell'attuale procedura cautelare prevista dal Codice antimafia”, ha concluso Marcello, “può oggi risultare fondamentale anche ai fini della risoluzione di criticità e problematiche che in passato era comune riscontrare nelle fasi immediatamente seguenti al sequestro. Sicuramente il rapporto tra l'azienda sequestrata e gli istituti di credito va attenzionato perché la carenza di liquidità finanziaria costituisce una delle principali criticità gestionali a cui porre rimedio".