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Edilizia e tecnologia, così nasce la casa del futuro

Dalle startup alle grandi multinazionali, tutti puntano sulla domotica. Come e perché questo settore rivoluzionerà le nostre vite e farà ripartire la nostra economia

di Maria Cafagna

Lo scorso 2 giugno, Apple ha rilasciato l’SDK per iOS 8, definendolo «la più importante release di sempre per gli sviluppatori». Tra le tante novità, iOS 8 introduce Homekit, framework per la gestione della casa che consente di collegare tutti gli apparecchi domestici. «Siamo davvero felici di partecipare a questa nuova era in cui la domotica diventerà realtà in maniera sicura e perfettamente integrata», dichiara Eric Rondolat, CEO di Philips Lighting. «Homekit ci permetterà di migliorare ulteriormente l’esperienza Philips Hue, rendendo ancora più semplice l’abbinamento sicuro degli apparecchi e permettendo di controllarli tramite Siri».
Oltre ad Apple, anche Google ha annunciato l'arrivo della sua piattaforma dedicata alla casa dopo aver acquisito nel 2014 Nest Labs, compagnia che produce termostati e rilevatori di fumo che possono essere controllati attraverso internet.
Ma cos'è la domotica e perché i colossi internazionali della tecnologia stanno investendo in questo settore? «La parola domotica è la fusione di due parole: domus, dal latino casa, e automatique, dal francese automatica. Quindi, casa automatica», spiega Michele Piano (http://michelepiano.blogspot.com/), docente universitario di informatica, domotica e sostenibilità, «perché nella parola domotica vi è la storia dell’evoluzione dell’unità abitativa ed il suo futuro». Si tratta infatti di un sistema che permette di interagire con i dispositivi domestici e di farli interagire a loro volta tra loro, attraverso dispositivi tecnologici mobili o fissi. «Le abitazioni, nel rispetto della privacy, saranno gestibili a più livelli», continua Piano, che racconta come questo settore stia già creando nuove opportunità di lavoro per piccoli e grandi investitori. «La sfida è creare sinergie tra piccole e grandi imprese, tra sviluppatori di tecnologie di nicchia e grandi realizzatori di opere. Molte startup, come quelle seguite dal Laboratorio della Sostenibilità (www.laboratoriosostenibilita.ch) con partner quali università e centri di ricerca, stanno valorizzando le risorse messe a disposizione dall’Ue attraverso Horizon 2020 SME». Tra le realtà italiane che stanno investendo nella domotica c'è Alyt, acronimo di “Affordable Link Your Things”, cioè “collega le tue cose a prezzi accessibili”. L'ambizione di questa startup torinese, infatti, è quella di sviluppare un sistema hardware e software che permetta di collegare tutti i dispositivi di abitazioni e uffici a prezzi accessibili e con una tecnologia semplice e alla portata di tutti. Un progetto all'apparenza avveniristico ma che sta già prendendo corpo, come spiega Mirko Bretto, tra i fondatori di Alyt insieme a Luca Gaetano Capula, Alessandro Monticone e Simone Janin. «La domotica è la più grande promessa non mantenuta dell'ultimo secolo», spiega provocatoriamente Bretto. «Fin dalla sua nascita, infatti, tutti i produttori di domotica hanno sviluppato e spinto i propri protocolli proprietari: questo ha contribuito sostanzialmente a una scarsa diffusione delle soluzioni domotiche e di conseguenza a un disamoramento da parte dell'utente finale. L'approccio che invece abbiamo voluto avere noi fin dall'inizio è quello di poter fornire ai nostri clienti la possibilità di scegliere quali sono gli oggetti intelligenti con cui arredare casa, senza chiedersi se siano o meno compatibili tra loro, ma semplicemente se piacciono o meno». Questo sistema made in Italy si compone di una piccola scatoletta poco più grande di un mouse all'interno della quale è inserita una scheda custom che integra tutti i sistemi di comunicazione (ha uno slot SIM per la connettività 3G, Wi-fi, bluetooth, Z-Wave, Zigbee, un modulo criptato di comunicazione Wireless, infrarossi e NFC). Questa piattaforma di base, attraverso tutti i moduli presenti, può agganciare a sua volta altri moduli, trasformandosi così in un sistema completo che l'utente può regolare in base alle sue esigenze. «Possiamo automatizzare l'accensione e lo spegnimento delle luci», spiega Beretto, responsabile comunicazione di Alyt. «Il riscaldamento degli ambienti avverrà solo se quegli ambienti sono "abitati" e non scaldando le stanze che, invece, sono vuote. Potremo monitorare persone care, anziani che vivono lontano da noi ed essere avvisati nel caso in cui un qualche parametro medico come la pressione o il battito cardiaco non siano corretti». Un aspetto, quello del monitoraggio della salute, che ha già attirato l'attenzione d'importanti istituzioni pubbliche. «Le tecnologie domotiche possono integrare le tecnologie telematiche e controllare una infinità di sensori utili anche per monitorare e gestire aspetti sanitari», conferma Michele Piano che sottolinea come questo uso delle tecnologie domotiche sia «già oggetto di un importante progetto finanziato dal MIUR, Healt@Home».
Un altro aspetto fondamentale della domotica è la sua “sostenibilità”: Piano, autore tra l'altro di Energie rinnovabili e domotica (http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?CodiceLibro=444.13) per Franco Angeli, spiega infatti che «essa può divenire un supporto per i suoi utenti, migliorandone la qualità della vita, ma anche per tutto l’ambiente, grazie alla gestione delle risorse rinnovabili». Gli fa eco Mirko Beretto il quale aggiunge che sistemi come Alyt possono «mettere in pratica per noi quei comportamenti virtuosi che ci fanno consumare meno energia, riducendo gli sprechi e poi perché, ad esempio, possono comunicare all'utente quando l'energia costa meno, rendendo più efficiente il consumo e più leggera la bolletta».
Insomma la casa del futuro, interconnessa e sostenibile, é già a portata di mano, ma per renderla davvero alla portata di tutti è necessaria la sinergia tra diversi settori, primo fra tutti l'edilizia. «La più importante sfida, per la domotica, è divenire parte integrante di strutture edili che nascano da un processo edilizio industrializzato», spiega Piano, «in cui le infrastrutture domotiche divengano una piattaforma open, sulla quale applicare ogni tecnologia disponibile, senza la necessità di interventi invasivi, quali il progetto “Intelligent Wall” condotto dal Laboratorio della Sostenibilità».
La domotica può dunque essere un volano per il rilancio di un settore in difficoltà come l'edilizia e un’ottima opportunità per valorizzare le nostre eccellenze. Ma come spiega Michele Piano: «Occorre che il mondo dell’economia e dell’organizzazione supporti i tecnici nello sviluppo delle loro idee, affiancandoli nell’integrazione, nel cogliere i finanziamenti disponibili e le opportunità internazionali. Una sfida», conclude, «che necessita del coinvolgimento dei commercialisti e dei consulenti che hanno il dovere di accompagnare le imprese verso la crescita».