Press

Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

Economia&Lavoro

Fisco e burocrazia, commercialisti sfiduciati

Arriva il monitoraggio 2016 sul clima di fiducia messo a punto dalla FNC. Nel mercato della professione prevale la stabilità, ma gli indici su crescita economica e sociale sono negativi

di Tommaso Di Nardo

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti, nell’ottica di valorizzare il contributo dei commercialisti alla crescita economica e sociale del Paese, ha avviato lo scorso anno un monitoraggio sul clima di fiducia relativo all’andamento generale dell’economia nazionale e, più in particolare, ai suoi riflessi in ambiti specifici, quali quello dell’imprenditorialità.
Nel corso del mese di ottobre di quest’anno, la FNC ha ripetuto il monitoraggio, coinvolgendo un ampio campione di commercialisti. La Survey è strutturata attorno a quattro domande inerenti l’andamento dell’attività professionale, valutata attraverso gli indici della clientela e del fatturato realizzati nel corso dell’anno, e a dieci domande dirette a testare il clima di fiducia economico tanto generale che delle PMI. Su tutte, infine, un’unica domanda dedicata ai suggerimenti di policy formulati dai professionisti.

Basata su un campione di oltre 1.500 professionisti, la Survey 2016 sul clima di fiducia dei commercialisti indica una situazione economica, in termini di fiducia, peggiorata e con aspettative future negative. L'indice di fiducia generale si è collocato in area negativa, così come pure gli indici relativi alla situazione del mercato della professione di commercialista, anche se in questo caso tende a prevalere la stabilità. I livelli di fiducia più bassi si registrano per i costi e l’efficienza della burocrazia - su cui ben il 75% del campione ha espresso un giudizio negativo - e per il sistema fiscale italiano, giudicato anch’esso negativamente dal 68% del campione. All'unica domanda relativa ad indicazioni di policy, in particolare su quali possano essere le misure più efficaci per ridare forza alla crescita economica, il campione si è espresso in maggioranza assoluta per la riduzione della pressione fiscale sulle imprese (51%), seguita dal rilancio degli investimenti pubblici (14%), dall'incentivazione degli investimenti privati (13%), dall'allentamento del credito alle Pmi (11%) e da altro (11%).

I giudizi sulle aspettative future sono leggermente migliori rispetto a quelli sulla situazione attuale, ma restano intonati negativamente, soprattutto con riguardo a quella delle PMI rispetto alla situazione economica generale. Difatti, il 60% del campione riscontra un peggioramento della situazione attuale delle PMI a fronte di un 50% che rileva invece un peggioramento di quella economica generale.
Parimenti, con riguardo alle aspettative, il 38,3% del campione si esprime negativamente sul futuro delle PMI, contro il 36,6% che esprime analogo giudizio prospettico negativo per la situazione economica generale. Infine, il 52,8% del campione ritiene che l’ambiente economico complessivo in cui operano le PMI sia peggiorato nel 2016 rispetto al 2015.
Negativi i giudizi anche sulle condizioni di accesso al credito delle PMI e sulle condizioni del mercato del lavoro. Nel primo caso, però, l’intonazione generale è leggermente più favorevole, con il 15% che esprime un miglioramento a fronte di un 44% che indica un peggioramento. Nel caso del mercato del lavoro la situazione è decisamente più negativa, con il 58% che indica un peggioramento e l’8% che indica un miglioramento.

Riguardo alla congiuntura del mercato della professione di commercialista, è da notare come, in un clima comunque negativo, il livello di fiducia e le indicazioni relative all’andamento del fatturato premiano il comparto della consulenza specialistica rispetto a quelli degli incarichi professionali e della clientela stabile. I dati si prestano ad una doppia lettura poiché, da un lato, è in atto una tendenza alla diversificazione ed all’espansione del mercato attraverso il rafforzamento della specializzazione professionale e, dall’altro, la crisi economica e le trasformazioni in atto nel sistema imprenditoriale italiano, sempre più orientato verso il modello delle società di capitali, stanno generando un incremento di domanda di consulenza specialistica.