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Cultura

Fondazione Prada: il nuovo simbolo di Milano

Moda, arte, cinema ed architettura si incontrano in questo monumento alla milanesità

di Maria Cafagna

Da sempre crocevia di immaginari e culture, Milano è da molti considerata la finestra dell’Italia sull’Europa e sul Mondo. Non è un caso che sia proprio questa città ad ospitare l’Esposizione Universale, attorno alla quale sono sorte numerosissime iniziative di carattere culturale. Fra le tante, l’inaugurazione di quello che, secondo molti, è il nuovo fulcro artistico di Milano: la Fondazione Prada.

Inaugurato lo scorso maggio, a ridosso di EXPO, questo luogo è diventato in poco tempo uno dei luoghi-simbolo di Milano grazie ad un mix innovativo tra arte, cinema ed architettura.

Nuovo punto di riferimento per cittadini ed abituè del capoluogo meneghino, la Fondazione Prada è l’ultimo di una serie più che ventennale di progetti voluti e pensati dai presidenti Miuccia Prada e Patrizio Bertelli: nata nel 1993, questa istituzione si occupa dell'ideazione di mostre d’arte contemporanea e di progetti di architettura, cinema e filosofia. Si avvale, inoltre, di una struttura aperta, la cui programmazione è il risultato di un confronto tra i dipartimenti curatoriali della Fondazione coordinati da Astrid Welter, Mario Mainetti ed Alessia Salerno, il Thought Council, un gruppo la cui composizione varierà nel tempo, nato con Shumon Basar, Nicholas Cullinan e Cédric Libert, a cui si sono aggiunti a maggio Elvira Dyangani Ose e Dieter Roelstraete, i Presidenti e il Soprintendente artistico e scientifico Germano Celant.

Questo atteggiamento di apertura e d'invito all'ampiezza dei saperi si riflette nella composizione spaziale della Fondazione Prada di Milano. Il complesso, sviluppato dallo studio OMA, è situato in Largo Isarco, nella zona sud di Milano e si sviluppa su una superficie totale di 19.000 metri quadri: costruito nel 1910 per ospitare una distilleria, è stato oggetto di una riconfigurazione architettonica che, grazie alla combinazione dei sette edifici preesistenti e delle tre nuove costruzioni (Podium, Cinema e Torre), offre al visitatore una piacevole alternanza di apertura ed intimità ed uno spazio pubblico comune tutto da vivere.

Linguaggi e discipline solo apparentemente distanti s’incontrano anche nel Bar Luce. Progettato dal regista Wes Anderson, celebre per il suo cinema visionario ed esteticamente accattivante, questo luogo cult ricrea l’atmosfera di un tipico caffè della vecchia Milano mentre il soffitto riproduce in “miniatura” la copertura in vetro della Galleria Vittorio Emanuele, uno dei luoghi-simbolo di Milano. Curatissimi gli arredi, in perfetto stile Wes Anderson: le sedute, i mobili di formica, il pavimento, i pannelli di legno impiallacciato che rivestono le pareti e la gamma cromatica ricordano la cultura popolare e l’estetica dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, motivi estetici da sempre cari ad Anderson e ricorrenti in tutta la sua filmografia. Tra le altre fonti iconografiche vi sono in particolare due capolavori del Neorealismo italiano, entrambi ambientati a Milano: Miracolo a Milano (1951) di Vittorio De Sica e Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti.

Cinema, arte e architettura, un connubio che negli anni ha fatto grande Milano e che ha permesso a questa città di diventare un crocevia culturale, coesistono in questo edificio post-industriale che, con il suo connubio tra arte e tendenze, è un vero e proprio monumento alla milanesità.