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Global Review

Fuori dalla crisi

Dai risultati del sondaggio annuale dell’Ifac sui piccoli e medi studi professionali emergono dati incoraggianti su ricavi e futuro dei commercialisti di tutto il mondo. Tranne che per quelli italiani

di Mauro Parracino, Mariarita Cafulli

Qualcosa si muove, ma non per i commercialisti italiani.
I risultati del sondaggio annuale sui piccoli e medi studi professionali, promosso dalla federazione internazionale dei commercialisti (Ifac) e giunto alla quarta edizione, non lasciano adito a dubbi: se dalle risposte fornite dai
professionisti stranieri emergono, dopo i lunghi anni della crisi economica, un clima finalmente positivo rispetto all’immediato futuro e dati confortanti sui ricavi relativi al 2014, quelle fornite dai loro colleghi italiani continuano ad essere improntate ad un sostanziale pessimismo, confermando, di fatto, i risultati di un altro sondaggio, realizzato nelle scorse settimane dalla Fondazione nazionale dei commercialisti, sul sentiment della professione rispetto all’ipotesi di ripresa.
A livello internazionale, dunque, i professionisti mostrano una crescita economica nel 2014 che fa ben sperare, con il 72% degli studi che dichiara di aver mantenuto invariato o di aver incrementato il fatturato rispetto all’anno precedente. Rispetto al 2013, per il 31% esso non ha subito grandi variazioni, per il 37% è cresciuto moderatamente e per il 4% ha avuto un incremento notevole. Le aree geografiche nelle quali il dato sulla crescita è stato più consistente sono l’Oceania (63%), il Nord America (56%) e l’Africa (55%). Tutt’altra musica per gli studi italiani. Qui la percentuale di chi ha visto il proprio fatturato aumentare crolla all’1,5%, mentre il 21,6% registra un decremento significativo e addirittura il 33,3% segnala una diminuzione moderata.

Il sondaggio, promosso dal Comitato piccoli e medi studi professionali dell’Ifac presieduto dall’italiano Giancarlo Attolini, svolto negli ultimi due mesi del 2014 e tradotto in 21 lingue, ha raccolto oltre 5000 risposte provenienti da 135 paesi. Le aree geografiche maggiormente rappresentate sono l’Europa, con il 46% del totale delle risposte, seguita da Asia (17%), Africa (15%) e Medio Oriente (11%). Con le sue 615, pari al 12% del totale, l’Italia anche quest’anno ha confermato una significativa partecipazione al sondaggio.
Molto lo spazio riservato nelle domande dell’Ifac alle previsioni su problematiche e potenzialità dei piccoli e medi studi. La fiscalità, con il 48%, e i servizi di consulenza aziendale, con il 50%, sono state indicate quest’anno come le due aree di attività che contribuiranno maggiormente ad accrescere il fatturato dei professionisti nel 2015. Un dato complessivo in questo caso sostanzialmente in linea con quello italiano: anche per i nostri connazionali, nell’anno in corso, l’attività che più di ogni altra subirà un incremento sarà quella consulenziale (per il 13,5% in maniera moderata, per il 15,8 in maniera significativa), in un quadro che, in termini previsionali, permane però prevalentemente negativo in ambito di fiscalità, contabilità e revisione.

Regolamentazione e concorrenza sono i fattori di contesto guardati con maggiore attenzione. Secondo i commercialisti, il loro impatto, nell’arco dei prossimi cinque anni, risulterà significativo nello svolgimento dell’attività professionale. Per l’Italia, pur confermandosi la rilevanza del contesto normativo, si impongono ancora una volta come i problemi più sentiti il doversi tenere al passo con normative e principi in costante evoluzione (per il 37,2% degli interv- istati) e la gestione dei flussi di cassa e i ritardi dei pagamenti (per il 37,6). Da noi come altrove, si prevede un impatto rilevante sull’attività degli studi anche da parte delle nuove tecnologie, di software e strumenti di business intelligence e analisi dei dati, gestione della relazione con il cliente (Crm) e software e strumenti di gestione documentale. Solo il 27% dei professionisti intervistati fa già parte di un network, un’associazione o un’alleanza, mentre circa il 24% sta considerando di entrare a farne parte. Le due percentuali scendono al 20% nel caso italiano. Tendenzialmente l’apertura a un network è stata segnalata dagli studi con sede in Oceania (34%) e in Asia (32%), in quelli di maggiori dimensioni e con clientela internazionale.
Molti studi di commercialisti sono collocati al centro dei processi di globalizzazione. Il 44% dei professionisti ha almeno il 5% di clienti che opera a livello internazionale. In particolare, il 69% degli studi più grandi (con almeno 21 persone tra soci e collaboratori) ha almeno il 5% di clienti internazionali. In Italia, a prescindere dalle dimensioni, ben il 65% degli studi partecipanti al sondaggio ha almeno il 5% di clienti che opera a livello internazionale.

Il sondaggio fornisce ai professionisti la possibilità di esprimersi anche su aspettative e criticità delle pmi da loro assistite. Aumento dei costi (67%) e incertezza economica (66%) sono state identificate come le due maggiori sfide per le aziende loro clienti. Nel nostro Paese, in cima alla classifica delle preoccupazioni delle imprese di minori dimensioni si colloca l’incertezza economica (89,5%), seguita dalla difficoltà di accedere al credito (78,2%) e dai costi crescenti (70,9%). Più della metà dei professionisti riferisce che per almeno una delle pmi loro clienti ha avuto luogo nel 2014 un crimine finanziario. Tuttavia il numero di pmi interessate dal fenomeno rimane basso, non arrivando al 5% del totale dei clienti dello studio. In questo ambito, i dati per l’Italia sono molto piu? bassi della media internazionale.

«L’impegno dell’Ifac», commenta il suo CEO, Fayezul Choudhury, «è quello di sostenere lo sviluppo delle capacità dei piccoli e medi studi in tutto il mondo e i risultati del sondaggio sono molto importanti per il conseguimento di questo obiettivo». «Comprendere le sfide che i piccoli e medi studi professionali e i loro clienti devono affrontare», prosegue, «sia a livello locale, sia su scala globale, aiuta l’Ifac e gli organismi membri a fornire un servizio migliore ai nostri iscritti e a rappresentarli con maggiore consapevolezza nelle relazioni con gli organismi di vigilanza e regolamentazione e i policy-maker».
«L’ampia partecipazione dei commercialisti italiani a questo sondaggio consente», secondo il consigliere nazionale dei commercialisti italiani delegato all’area internazionale, Giovanni Gerardo Parente, «non solo a Ifac, ma anche al nostro Consiglio, di cogliere elementi di novità e di criticità che sono tanto più utili in quanto rapportati ai dati internazionali e ai dati nazionali degli anni passati». «I numeri relativi alla decrescita del fatturato a livello nazionale», osserva l’altro consigliere nazionale delegato all’area internazionale, Ugo Pollice, «sono da tempo oggetto di attenta riflessione da parte del Consiglio nazionale, il quale, con il contributo della Fondazione nazionale dei commercialisti, sta orientando sempre di più la propria azione di sostegno e di indirizzo formativo su tematiche fino ad oggi considerate minori, ma che in realtà possono fornire significative opportunità di lavoro alla categoria, come per esempio l'internazionalizzazione delle imprese, la sostenibilità e l'integrated reporting e la consulenza direzionale».