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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

Economia&Lavoro

Gestire il cambiamento si può. Parola di coach

Con questo articolo diamo il via alla pubblicazione di proposte concrete per l’organizzazione degli studi professionali

di Emanuela Barreri

In un mondo che cambia anche gli studi dei commercialisti devono cambiare, volenti o nolenti. Gli adempimenti, le decisioni da prendere e le relazioni da tenere sono troppi per essere gestiti dal professionista “vecchia maniera”. E per di più, i nostri collaboratori non sono pronti a lavorare in autonomia e a prendersi delle responsabilità perché non lo hanno mai fatto e perché hanno paura di sbagliare. Hanno anche paura di deludere i loro maestri professionali che considerano invincibili, che non sbagliano mai e che sanno tutto,  quelli che passano le notti a lavorare e che al mattino dopo sono “splendidi splendenti”, quelli che si ricordano che cosa è successo alla zia Pina tanti anni fa, quando c’era il “740”. E noi abbiamo paura di deluderli, chissà che figura faremmo con loro a non ricordarci che cosa è successo alla zia Pina, adesso che è diventata nonna Pina e ha il profilo Facebook e Twitter…

Insomma, tante cose non dette e ruoli sempre più difficili da sostenere, in un mondo dove le informazioni e le cose da fare sono aumentate in modo esponenziale.
Il bello è che siamo noi a dirlo ai nostri clienti: devi delegare, non puoi fare tutto tu, i tuoi collaboratori non sono autonomi… E poi appena torniamo in studio siamo i primi a continuare a decidere tutto, dall’acquisto della carta igienica alla fusione per incorporazione
(ammesso che si abbia la fortuna di seguire operazioni straordinarie). Da un certo punto di vista la colpa è anche nostra, siamo sempre stati pronti a far notare gli errori ai nostri collaboratori, anche perché abbiamo la segreta (neanche tanto) convinzione che nessuno fa bene i lavori come noi. Per non parlare del tempo che impiegheremmo ad insegnare loro i lavori, facciamo sicuramente prima a farli noi, dato che bravo e veloce come noi non c’è nessuno…

Nel frattempo le casse dello studio piangono, il fatturato scende e noi siamo sempre più nervosi e delusi, sogniamo di cambiare lavoro e quando andiamo a cena con i colleghi vagheggiamo di aprire un chioschetto su una spiaggia tropicale, anche se questa professione che ci fa tanto soffrire la amiamo e vorremmo tanto poterla svolgere con serenità, aiutando i nostri clienti a fronteggiare la crisi e a costruire nuove realtà economiche…

Vorremmo aiutarli a credere nella loro azienda e pensare con loro che cosa produrre o offrire di nuovo oppure immaginare con loro in quali mercati nuovi approdare.
Il punto è che per fare bene consulenza agli altri dobbiamo prima sistemare i nostri panni sporchi e quindi cambiare il nostro modo di lavorare… Come possiamo fare?

La prima cosa da fare è fermarsi, “guardarsi” e pensare che cosa fare per noi, dedicando un po’ di tempo al nostro studio. Siamo sicuramente in grado di farlo, però dobbiamo essere disponibili a metterci in gioco, con coraggio e anche umiltà, perché vedere i propri panni sporchi e ammettere di non essere perfetti non è facile. 
Ogni studio troverà la propria via, in un percorso di cambiamento più o meno veloce a seconda di quanto vorremo cambiare e di quanto ci lasceremo “aiutare” in questo cambiamento, confrontandoci tra di noi e con chi ci è già passato…

I rimedi sono tanti, dai più casalinghi ai più strutturati, l’importante è voler cambiare. 
Perché in fin dei conti i leader siamo noi… E il “la” al nostro studio lo diamo noi.