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Ordini&Territorio

Giovani, avanti tutta

Intervista al quarantenne Giovanni D’Antonio che sarà il presidente dell’Ordine dei commercialisti di Nocera Inferiore per il quadriennio 2017-2020

di Tiziana Mastrogiacomo

Giovanni D’Antonio, classe 1976, è il nuovo presidente dell’Ordine dei commercialisti di Nocera Inferiore dal 2017 al 2020 per aver ottenuto 445 preferenze alle elezioni degli Ordini territoriali lo scorso novembre.. Il nuovo Consiglio locale è composto anche da Giulio Pennisi, Rosamaria D’Amore, Virginia Carotenuto, Antonella Strianese, Alfonso Scoppa, Francesco Toscano, Massimiliano Citarella e Umberto Mauriello.

Lei è il più giovane neopresidente che da quest’anno guiderà un Ordine territoriale dei commercialisti. Quali pro e contro offre questa caratteristica anagrafica?
Una grande responsabilità. I colleghi dell’Ordine di Nocera Inferiore hanno scelto una lista giovane sia sul piano anagrafico che su quello delle idee. La nostra idea diversa, basata sul rinnovamento, non è però solo legata a motivi anagrafici: intendiamo davvero creare le condizioni affinché il Consiglio dell’Ordine divenga un’occasione di crescita professionale per tutti in un territorio che, sul piano socio-economico, pur frenato da ritardi atavici, presenta ancora delle opportunità di benessere. L’età media dei consiglieri eletti della nostra lista è di poco superiore ai 40 anni e ciò garantirà una forte innovazione ed un ricambio nel modo di fare, porterà idee ed un’attenzione specifica al futuro della nostra professione. D’altro canto, però, sappiamo bene che la nostra giovane età ha creato un’importante aspettativa proprio da parte di chi ci ha sostenuto con forza. Il Consiglio che presiedo dovrà garantire l’attuazione del programma presentato senza alcuna indecisione.

Quali sono i punti salienti del suo programma?
Abbiamo suddiviso il nostro programma in sei aree di intervento, in cui sono state delineate le azioni da intraprendere: le politiche per i giovani, la comunicazione e l’informatizzazione, la nostra idea del Consiglio come motore di sviluppo, il concetto di trasparenza evoluto fino a garantire l’integrale conoscenza da parte degli iscritti dei processi decisionali interni, la formazione come occasione di crescita professionale e, infine, un ricambio nella gestione dei rapporti con tutte le Istituzioni con cui il commercialista interagisce quotidianamente. Tutti questi punti sono stati illustrati nel dettaglio, tanto da indicare per le singole aree gli obiettivi che il Consiglio si pone di raggiungere: un patto chiaro e teso al recupero della dignità professionale che ci compete. Ci attendono sfide che solo mediante l’apporto di tutti potranno essere superate.

Come giudica il grande dato dell’affluenza, oltre il 70%, alle elezioni degli Ordini del 3 e 4 novembre?
Mi consenta di precisare che nel mio Ordine la percentuale dei votanti ha raggiunto addirittura un valore superiore, l’86%. Esso è un segnale chiaro: tutti i commercialisti, senza alcuna distinzione di categoria interna dopo la riforma del D. Lgs 139/2005, hanno compreso l’importanza del momento elettorale: gli Ordini territoriali non sono più percepiti come meri organi di amministrazione della professione, ma ad essi deve essere attribuita una funzione di tutela della dignità e di crescita professionale, attribuendo alla governance un mandato “propulsivo”. Credo, infatti, che il nuovo Consiglio dell'Ordine debba integrare le sue funzioni di indirizzo direttive ed amministrative istituzionalmente attribuite dalla legge con un’importante e distinta funzione implicita: esso rappresenta l’intera categoria e, quindi, dovrà attuare politiche e strategie che creino opportunità professionali, coinvolgendo tutti gli attori del settore socio-economico circostante. L’Ordine, in poche parole, deve rappresentare un incubatore di opportunità.

Il numero di praticanti commercialisti continua a scendere in maniera preoccupante. Al 1° gennaio 2016 sono 13.111, un 4% in meno rispetto al 2015. Cosa fare per rendere più appetibile la professione per i giovani?
Oggi il giovane professionista incontra difficoltà nel posizionarsi sul mercato e non può certo godere di rendite di posizione quando riesce a conquistare il suo spazio. È perciò necessario sostenere la crescita e lo sviluppo mediante l’impiego di risorse economiche da destinare alla formazione specifica anche dei tirocinanti, quali, fra l’altro, l’accesso ai fondi strutturali della Comunità Europea per finanziare nuove tipologie di corsi formativi, sostenere con risorse proprie e di terzi periodi di stage presso gli studi riservati ai giovani, ridurre sensibilmente i costi di accesso per almeno i primi 5 anni di iscrizione e, soprattutto, concordare con gli istituti bancari presenti sul territorio l’accesso a forme di finanziamento ed al credito a condizioni agevolate sia per le start up che per gli investimenti in formazione specifica. In poche parole, dobbiamo eliminare le insormontabili barriere all’entrata che, rispetto al passato, si sono oggi trasferite dal lungo periodo di formazione al mercato. Solo mediante il sostegno alla specializzazione potremo attrarre i giovani verso la nostra professione.

Dal 1° gennaio 2017, saranno 14 su 131 gli Ordini ad essere guidati da donne. Un risultato migliore rispetto all’ultimo mandato, che ne vedeva impegnate al vertice solo 6. Si poteva fare di più, visto che le commercialiste rappresentano quasi un terzo degli iscritti all’Albo (32%)?
Assolutamente sì e, per quanto ci riguarda, nel nostro Consiglio tale rapporto è ampiamente rispettato, posto che le nostre colleghe sono rappresentate da tre giovani donne che, tra l’altro, hanno ottenuto un consenso così ampio da collocarsi tra i primi eletti. Credo però che, al di là della facile propaganda in cui si rischia di cadere allorquando si parla dell’argomento, il trend nazionale sia certamente migliorabile solo grazie alla richiesta di impegno con cui occorre sollecitare la componente femminile. Credo fermamente che le difficoltà che viviamo quotidianamente sul piano professionale siano un forte disincentivo ad assumere impegni istituzionali già per gli uomini, figuriamoci quando quell’impegno si chiede a donne che svolgono anche altri importanti ruoli nelle rispettive famiglie. Ciononostante dovremo sempre stimolare tale partecipazione, con delicatezza e buon senso, evitando quelle spiacevoli esperienze, cui il nostro legislatore troppo spesso ci ha abituato, riservando al gentil sesso quote o cariche obbligatorie. Tali strumenti creano disagio e non contribuiscono certo ad un maggior impegno della componente femminile, la quale, a mio avviso, va solo resa partecipe e coinvolta con il dovuto rispetto.

**DATI ODCEC NOCERA INFERIORE **
Iscritti all’Albo: 635
di cui donne: 23,62%
di cui under 40: 34,33%

Iscritti al Registro del tirocinio: 127