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Il distretto pratese alla sfida ambientale

Andrea Cavicchi, presidente di Confindustria Toscana Nord, racconta l’impegno delle imprese locali contro sostanze chimiche pericolose ed amianto

di T. Mas.

Prato rappresenta uno dei più grandi distretti industriali italiani ed uno dei centri più importanti a livello mondiale per le produzioni di filati e tessuti di lana. L’area del distretto tessile include 12 comuni in un territorio a cavallo tra le province di Prato, Pistoia e Firenze. Interessa una superficie di 700 kmq e rappresenta il 3% della produzione tessile europea, esportando ogni anno 2,5 miliardi di euro (a fronte di un fatturato di oltre 4 miliardi) di prodotti realizzati per alcuni dei principali marchi internazionali tra cui Burberry, Prada, Valentino, Armani e Gucci. Fra tessile e abbigliamento, Prato conta oltre 7mila aziende e 34mila addetti.
 
Sono 27 le aziende del distretto tessile di Prato impegnate nella campagna Detox, lanciata nel 2011 da Greenpeace, che chiede ai marchi della moda di eliminare dalle filiere produttive le sostanze chimiche pericolose entro il 2020. Come procede?
Siamo molto soddisfatti della risposta che abbiamo avuto. I nostri soci hanno capito che l’adesione a Detox è un modo per valorizzare l’impegno delle imprese pratesi e dell’intero distretto sui temi dell’ambiente e della tutela della salute di lavoratori e consumatori. Prato infatti non è nuova a iniziative coraggiose ed anticipatrici sui temi della sostenibilità: non a caso il distretto ha acquisito l’attestato Emas, che ha tenuto in conto gli interventi fatti già a partire dagli anni ’80. Le imprese pratesi stanno effettuando con determinazione gli adeguamenti richiesti da Detox, consapevoli che il progetto ci aiuta a comunicare che il distretto di Prato, il polo tessile più grande d’Europa, è pronto a raccogliere la sfida della sostenibilità.
 
Le istituzioni pratesi hanno recentemente presentato un progetto per la rimozione e lo smaltimento delle coperture e degli altri manufatti contenenti fibre di amianto nella vostra provincia. Sono molte le aziende del distretto interessate dal problema? Entro quando lo risolverete?
Il problema si è in parte risolto negli ultimi anni: le imprese infatti hanno colto l’occasione della diffusione del fotovoltaico, favorita anche dagli incentivi, per effettuare operazioni di risanamento delle strutture. Eliminato l’amianto, questo è stato sostituito dai pannelli fotovoltaici, con un doppio vantaggio ambientale. Nell’intera provincia rimangono comunque circa un milione di metri quadri di coperture in eternit che contiamo possano essere rimosse nel giro di alcuni anni, grazie sia alle iniziative locali sia ad agevolazioni nazionali e regionali. Confindustria Toscana Nord lavora per promuovere le bonifiche dell’amianto da parte delle aziende.
 
I commercialisti hanno promosso un road show per affiancare le imprese nel processo di internazionalizzazione. Quante sono le imprese del distretto che hanno deciso di intraprendere questa strada e qual è il sostegno che date loro?
L’internazionalizzazione, intesa soprattutto nel suo aspetto di vendita e di presidi commerciali all’estero, è un punto di forza del distretto. Sono poche le imprese del tessile-abbigliamento che non siano in qualche misura internazionalizzate. Come associazione supportiamo le aziende in vari modi, assieme ai consorzi per l’export che dall’associazione stessa hanno preso le mosse. Confindustria Toscana Nord fornisce infatti informativa e consulenza in tema di accesso ai mercati; di programmi comunitari; di cooperazione internazionale; delle fiere (dove sul piano operativo sono attivi soprattutto i consorzi); delle opportunità date dai diversi mercati. Recentemente, a seguito di un progetto europeo di cui siamo stati capofila, abbiamo istituito il Mediterranean Desk, strumento informativo e di promozione di opportunità di partenariato in ambito tessile-abbigliamento fra i paesi del bacino del Mediterraneo. Inoltre effettuiamo attività di export check up ed organizziamo missioni all’estero ed incoming sul territorio.
 
Il Progetto Prato avviato negli ultimi anni ha coinvolto soggetti istituzionali e socio-economici del territorio col fine di riposizionare il distretto attraverso processi di modernizzazione ed innovazione. Quali sono le idee più interessanti venute alla luce?
Sono due le attività per noi più significative: la mappatura della filiera tessile ed il progetto per l’istituzione di un sistema di welfare di distretto.
Il lavoro di mappatura è ultimato per i principali segmenti del ciclo tessile: i dati emersi sono preziosi per chiunque, istituzione pubblica o soggetto privato, voglia impostare un piano di politica industriale per il territorio pratese. Si sono infatti evidenziati con chiarezza i punti in cui la filiera mostra delle smagliature, consistenti principalmente in fasi di lavorazione in forte regressione, e, viceversa, i punti di forza su cui far leva per una compiuta ripresa economica.
Quanto al welfare, l’idea del Cogefis (un organismo di cui siamo parte insieme a CGIL, CISL e UIL) è quella di estendere alle piccole imprese del territorio i vantaggi di cui già oggi godono i dipendenti di grandi imprese. In sostanza una parte del salario potrebbe essere erogata attraverso servizi welfare (costi sanitari ed assistenziali; spese per gli asili, i testi scolastici ed i corsi di lingue; convenzioni per l’acquisto dei beni e servizi più diversi), con una minore incidenza degli oneri fiscali e quindi con un valore finale più elevato per i lavoratori. Un modo per accrescere il potere di acquisto del personale delle nostre aziende, attraverso l’idea, ben collaudata nel distretto pratese, di creare una “massa critica” di domanda. E’ un progetto ambizioso, reso complesso da vincoli normativi che solo recentemente hanno conosciuto evoluzioni positive.
 
Nel 2013 a Prato ci fu un rogo in una ditta tessile cinese in cui persero la vita diversi operai. L’azienda si trovava nella zona del Macrolotto, una delle aree a maggiore densità di ditte orientali. Come salvaguardare la sicurezza dei luoghi di lavoro e la qualità dei prodotti e far emergere il lavoro irregolare?
Sul fronte della sicurezza sui luoghi di lavoro è stato portato a conclusione un progetto della Regione Toscana che mirava ad effettuare interventi diretti sulle imprese soprattutto cinesi. I risultati sono stati incoraggianti, in linea con un processo di integrazione che, sia pure a piccoli passi, sta andando avanti. Occorre lavorare sul doppio binario dei controlli da un lato e della crescita della consapevolezza e della cultura aziendale dall’altro. La nostra speranza sono i giovani, immigrati e locali: il dialogo e il comune percorso di vita che si trovano a compiere è la premessa necessaria per una società più integrata.
 
Qual è la situazione dell’economia pratese? Il distretto è finalmente uscito dalla crisi?
I numeri ci dicono di sì. I dati sull’export, in particolare, delineano una situazione in ripresa. L’export di Prato nel 2015 ha avuto un incremento del +5,4% rispetto al 2014. Durante l’anno c’è stata una progressione positiva: partendo dal segno negativo del primo trimestre, nel quarto trimestre si è arrivati alla seconda variazione positiva della Toscana (+14,1%). Il settore moda, che da solo rappresenta l’81,8% del totale dell’export manifatturiero pratese, segna su base annua +1,7% per il tessile e +10,4% per abbigliamento ed accessori in tessuto e maglia. Il nostro rimane un settore fortemente esposto alla concorrenza internazionale e quindi dobbiamo essere sempre molto prudenti nelle nostre valutazioni. Ma di certo sono utili ed efficaci le nostre strategie per prodotti sempre in linea con le tendenze moda, di elevata qualità e supportati da servizi moderni e veloci.

Il Museo del Tessuto

Il Museo del Tessuto di Prato, risultato di una realtà cittadina che dal Medioevo mantiene viva e coltiva la sua vocazione tessile, è l’unico in Italia dedicato interamente all’arte ed alla tecnologia tessile, e conserva un patrimonio di estremo interesse per qualità e varietà delle collezioni. Nato nel 1975 in seguito ad una donazione di oltre 600 pezzi del collezionista Loriano Bertini, le sue collezioni si sono ampliate grazie ad apporti pubblici e privati fino a raggiungere oltre 6mila campioni di tessuti provenienti da tutto il mondo e databili dal V sec. d.C. ad oggi.
Il nuovo museo occupa gli ambienti restaurati della “Cimatoria Campolmi Leopoldo e C.”, gioiello di archeologia industriale del XIX secolo, situato all'interno della cerchia muraria medievale della città. L’intero complesso architettonico è composto da un quadrilatero sviluppato attorno ad una corte rettangolare, al centro della quale si trovano una grande vasca d’acqua ed un’alta ciminiera in mattoni eretta nel 1896. Di questo edificio, testimone della storia produttiva tessile pratese fino al 1990, un’ala è stata scelta per ospitare il Museo del Tessuto, mentre il resto del complesso architettonico ospita la nuova sede della biblioteca comunale Alessandro Lazzerini.
Il percorso museale comprende le collezioni di tessuti antichi nelle loro varie tecniche di esecuzione (allo stato frammentario o confezionati per uso laico, religioso e per arredamento) ed una sezione del tessile contemporaneo che nasce da un dialogo costante tra il Museo e le imprese locali, nello sforzo di conservare e comunicare il patrimonio di creatività e ricerca applicato al tessuto che quotidianamente investe la produzione tessile pratese.
Oltre ai reperti tessili, il Museo conserva macchinari e strumenti di preparazione alla tessitura riconducibili a manifatture italiane, in alcuni casi frutto di elaborazioni ed accorgimenti realizzati per la produzione locale, e testimonianze nel campo della chimica tintoria dalla fine dell’Ottocento alla prima metà del Novecento.