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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
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L’INVASIONE VEGANA

di Ester Annetta

Quando i canali televisivi – dopo la recente conquista del colore - si contavano ancora sulle dita di una mano, c’era un’attesissima fetta dello spazio pomeridiano dedicata alla TV dei Ragazzi: tra telefilm ad episodi (che non si chiamavano serial né sitcom e non occupavano, pretenziosamente, “stagioni”) e cartoni animati tradizionali, cominciavano a fare la loro prima comparsa i cartoni animati giapponesi, quelli con i personaggi dagli occhi enormi e tondi (probabile esperimento di occidentalizzazione dei tipici tratti asiatici, notoriamente coincidenti con occhi a mandorla od a fessura) ed i supereroi dotati di armi dagli straordinari poteri, impegnati a combattere predatori dell’universo provenienti da lontane galassie. Uno su tutti, Goldrake: l’eroe che contrastava l’invasione dei Vegani!
Questa probabilmente è stata la prima idea che, in quelli della mia generazione, ha immediatamente rievocato il sentir tanto parlare di vegani, prima di comprendere che quegli extraterrestri invasori fossero stati invece soppiantati dai loro omonimi di origine terrestre, quegli indigeni “geneticamente modificati” che, da razza onnivora, nella convinzione che una dieta priva di alimenti di origine animale sia più sana e salutare, si sono trasformati agli occhi dei loro simili in nuovi alieni.
Accettare i vegetariani - esemplari ampiamente diffusi da sempre - già ha comportato, nei più, un grosso sforzo immaginativo e, tuttavia, la loro “integrazione” può, incontestabilmente, dirsi avvenuta. La loro condotta alimentare peraltro, per quanto opinabile, lascia tuttavia più o meno in equilibrio gli apporti nutrizionali necessari all’organismo in termini di proteine, carboidrati, sali minerali, grassi.
Con l’avvento dei Vegani, invece, il ciclo nutritivo è stato definitivamente sconvolto poiché, eliminando ogni cibo di origine animale – quindi non solo quelli implicanti mattanze varie (dalla bistecca al tonno in scatola) ma addirittura quelli discendenti naturalmente, senza modalità invasive, dalle funzioni fisiologiche animali (latte e uova) – le carenze nutritive sono diventate tante e tali da far seriamente dubitare dell’effettiva salubrità di diete di tal fatta. Tant’è vero che il consumo di farmaci compensativi ed integratori alimentari è, per i vegani, inversamente proporzionale a quello delle loro deficienze proteiche…
A tutto ciò si aggiunga l’ormai incontenibile aumento della preferenza per i cibi biologici, che negli ultimi anni hanno registrato un vero e proprio boom, tanto che dappertutto – come una volta avveniva con i negozi cinesi – infestano insegne, loghi e richiami inquietanti: dal “km zero” al “no OGM”; botteghe dedicate; intere corsie di supermercati, nonché ristoranti che espongono fantasiosi menu biologici e/o vegani, nei quali, accanto ai piatti della tradizione, spiccano improponibili varianti: VEGAtriciana, CarBIOnara, ParmiVEGiana, BIOtolette…
Ora, tenuto conto che i cibi di tal genere, proprio per le loro caratteristiche o i particolari procedimenti di produzione impiegati, hanno prezzi sensibilmente più alti rispetto ai loro omologhi meno ruspanti, viene da domandarsi:

  • anzitutto, come sia possibile che, in tempi di crisi come quelli attuali, in numero sempre crescente ci si conceda la scelta di una dieta che, per i suoi costi, si traduce infine in un vero e proprio lusso;
  • in secondo luogo, se ci sia un qualche nesso tra l’aumento degli acquisti biologici e vegani e la parallela crescita degli acquisti online, l’incremento dei mercatini dell’usato, il trionfo del vintage: forse che l’eccesso di spesa in “purezze salutari” si sconti col risparmio su quegli acquisti che non purificano da dentro ma “abbelliscono da fuori”?

Ed infine, è possibile azzardare una mappatura che indichi, geograficamente, come si distribuiscano sulla nostra penisola gli adepti di quelle nuove filosofie di vita? Più che un’esigenza statistica è una curiosità di matrice campanilistica: è difficile immaginare che in un Sud largamente identificato con le sue tradizioni culinarie si possa rinnegare la corposa e grassa bontà di una soppressata in ragione della sua pretesa dannosità. Non ce l’ha fatta la minaccia della natura cancerogena delle carni rosse essiccate, non ci riuscirà certo l’ideale purista dei novelli…invasori alieni!