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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

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LA FAMIGLIA: BELL’IMPRESA!

di Giovanni Castellani

Così, solo per inquadrare l’argomento, ho chiesto in redazione la possibilità di scrivere almeno una cinquantina di cartelle. Mi hanno risposto picche e devo quindi restare confinato negli angusti spazi di questa rubrica.
Per fortuna le due parole “famiglia” ed “impresa” da sole, ma soprattutto insieme, hanno una tale variegata valenza da permettermi di affrontarle anche sotto il profilo sociale, senza andare fuori tema. Ricordo a me stesso che non sto evocando l’idea di “impresa familiare”, che per noi commercialisti, sopraffatti da nozioni civilistiche e tributarie, significa ben altra cosa, e cioè il concetto declinato nell’art. 230 bis del codice civile e nel TUIR, ben noto a tutti.
Mi faccio allora l’unica domanda che davvero mi preme: un sistema economico può e deve considerare la famiglia il suo motore propulsivo? Per dare una risposta ad una questione così importante, bisogna fare una constatazione preliminare che, seppure sotto gli occhi di tutti, mi pare non sia percepita appieno: la famiglia in quanto tale produce innanzitutto servizi a favore di se stessa e dei suoi membri.
Il che significa, è facile comprenderlo, che la famiglia non si limita a consumare ma, soprattutto, investe le sue risorse materiali ed immateriali per svolgere pienamente i suoi compiti.
In altri termini, la famiglia nella sua dimensione sociale svolge un ruolo decisivo sia come soggetto di scelte economiche sia come soggetto produttore di valore economico. Pensate solo a quanto valore familiare endogeno non viene intercettato dagli indicatori del PIL, ad esempio, in termini di assistenza medica, di ristorazione, di educazione, di trasporti, di assistenza psicologica, etc.
E dunque, se riuscissimo, in qualche modo non dico a quantificarlo ma almeno a farlo comprendere appieno, si potrebbero avere delle politiche mirate a favore delle famiglie, in un’ottica sussidiaria e solidale al tempo stesso.
La sfida decisiva quindi, non può che giocarsi, a mio avviso, nel riuscire a valorizzare la famiglia, esplicitandone la dimensione socio-economica e rendendola un fatto visibile e pubblico, socialmente, politicamente ed economicamente rilevante, senza dimenticare che, se è vero che con la sola valorizzazione della famiglia non si crea crescita economica, è anche vero che non vi può essere sviluppo sociale senza riconoscere alla famiglia il suo ruolo centrale di motore propulsivo dello sviluppo economico.
La conseguenza politico-economica non può che essere, perciò, un approccio promozionale nei confronti della famiglia, nella sua duplice accezione: famiglia impresa e impresa di famiglia.
Penso, per esempio, alla necessità di permettere alle famiglie ed alle loro imprese di realizzare i propri investimenti attraverso una politica fiscale incentivante e mirata, oltre che ad un più facile e concreto accesso al credito.
Vabbè, basta così. All’interno della ZTL ora si parcheggia ed ho solo un’oretta per concentrarmi sui regali di Natale per la famiglia: questa sì, che è un’impresa.
Per mia moglie me la cavo (me la cavo, si fa per dire) con una borsa di Celine che abbiamo visto insieme in una delle nostre rare (ahimè) passeggiate al centro; per le mie figlie una camicia da notte andrà benissimo, visto che mi hanno chiesto uno “sponsor” per andare a sciare con i loro amici; i miei genitori sono in cielo, mentre mia suocera ha gusti troppo sofisticati e cari per le mie tasche e quindi si beccherà il solito libro di Vespa.
Tutto sommato anche quest’anno la famiglia sarà accontentata.