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Italians Do It Better

La grande bellezza del nostro cinema

Come cambia e cosa c'è nel futuro di un settore che rappresenta ancora l'eccellenza italiana nel mondo. Lo abbiamo chiesto a Nicola Giuliano, produttore da Oscar

di Maria Cafagna

La statuetta fa bella mostra di sé sul ripiano centrale della libreria. «Durante la cerimonia» - afferma Nicola Giuliano - «consegnano un solo Oscar e quello è rimasto a Paolo Sorrentino. Questo che vedi ci è arrivato per posta». Scortato dal suo fedele labrador, Giuliano ci dà il benvenuto nel suo ufficio romano a pochi passi dal Teatro dell'Opera. Nato a Napoli nel 1966 e diplomatosi al Centro Sperimentale di Cinematografia, nel 1999 Giuliano fonda Indigo Film insieme a Carlotta Calori e Francesca Cima. Nel 2001 produce L'uomo in più, esordio di Paolo Sorrentino, con cui inaugura un sodalizio che culminerà nel 2014 con l'Oscar per il miglior film straniero a La Grande Bellezza.
Oggi Sorrentino è in sala con Youth, film dal cast internazionale in cui figurano tra gli altri Michael Caine e Jane Fonda. «Non lo definiresti un film italiano» - spiega Giuliano - «e non rappresenta certo un caso isolato: basti pensare all'ultimo film di Matteo Garrone, il Racconto dei racconti. Il cinema italiano deve guardare oltre i nostri confini: ormai si sta andando in quella direzione e la nostra industria deve essere pronta ad affrontare sfide globali».
Un settore, quello cinematografico, che pur tra mille difficoltà fa registrare segnali positivi: in un rapporto presentato nel corso di Riccione Ciné, si legge che da gennaio a giugno 2015 sono andati al cinema più di 51 milioni di spettatori (nello stesso periodo del 2014 erano stati quasi 49 milioni), con una crescita del 5%. Il relativo incasso è stato di oltre 330 milioni di euro contro i 302 dell’anno precedente, con un incremento del 9,4%. «Il merito» - secondo Giuliano - «sta nella bravura dei nostri artisti e dei nostri artigiani, che miracolosamente fanno vivere questo sentire. I dati parlano chiaro: se il prodotto è valido, la gente corre al cinema. Ma ovviamente la qualità del film, da sola, non basta. Noi produttori operiamo in un mercato sclerotizzato, fondato su un oligopolio in cui ci sono due grossi player (Rai e Mediaset, ndr) che tendono a giocare sul sicuro, proponendo sempre gli stessi film. C’è bisogno di una fortissima liberalizzazione per spingere a investire e per vedere al cinema giovani autori, pellicole di genere e più sperimentazione».
A tutto questo si aggiunge il grave problema della pirateria. «Manca la volontà politica d'intervenire.» - continua Nicola Giuliano, che su questo punto è molto duro con le Istituzioni - «Se in altri Paesi si scarica illegalmente, s'incorre in grosse multe. In Italia la libertà di scaricare viene scambiata con la libertà di navigare in rete: niente di più sbagliato. Chiediamo che i grandi provider, che stanno guadagnando letteralmente miliardi, paghino anche loro. Ma la pirateria è diventata talmente diffusa che chi legifera ha paura che intervenendo si possa perdere consenso».
Il giudizio negativo sulle Istituzioni non riguarda però le ultime riforme in materia di lavoro perché «come imprenditore» - spiega Giuliano - «devo prendere atto che il Jobs act ci ha consentito di fare assunzioni a tempo indeterminato. Poi ho trovato quella sull'articolo 18 una battaglia di retroguardia: quel mondo lì è finito, oggi il precariato è una realtà e tutto quello che un governo può fare è prenderne atto e regolamentarlo».
Tra le sfide che attendono il cinema, c'è sicuramente la fruizione casalinga del prodotto audiovisivo, complice anche la qualità sempre maggiore con cui vengono realizzate le serie televisive. «In Italia, è Sky ad aver accettato questa sfida» - conferma Giuliano - «e oggi le nostre serie, come Romanzo Criminale e Gomorra, ci rappresentano nel mondo. Come casa di produzione non possiamo non riconoscere la tendenza al consumo domestico ma, complice anche l'arretratezza del nostro sistema informatico, la sala rimane l'esito naturale di un film. Infatti il cinema continua ad avere il suo spazio: le pellicole italiane hanno una quota di mercato interno che si aggira attorno al 30%, più o meno come in Francia, dove s'investe molto di più; in Germania una percentuale del genere se la sognano! I nostri film vendono bene all'estero e la nostra presenza nei festival internazionali si fa sentire: quest'anno a Cannes l'Italia era rappresentata da tre grandi autori come Sorrentino, Garrone e Moretti. La nostra industria» - conclude Giuliano - «è viva».