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La Notte della Taranta, le radici di un successo

Tradizioni e cultura sono alla base della riuscita di questa manifestazione, che ogni anno porta in un paesino di 1500 persone più di 150 mila spettatori

di Simona Bembo

Giunta alla diciottesima edizione, La Notte della Taranta è una delle più significative manifestazioni sulla cultura popolare in Europa. 
Dedicato alla riscoperta ed alla valorizzazione della pizzica, musica tradizionale salentina, l’evento si articola in un Festival itinerante che coinvolge i comuni della Grecìa salentina, per poi culminare con il Concertone di Melpignano, piccolo paese di circa 1500 mila abitanti che ogni anno, in occasione di questo evento, arriva ad accogliere circa 150 mila persone.
Uno sforzo produttivo ed organizzativo enorme per la Fondazione Notte della Taranta (l’ente che si occupa della realizzazione della manifestazione) e che ha un notevole impatto economico sul territorio: secondo quanto riportato da Il Sole 24 ore, uno studio dell’Università Bocconi sulle cinque edizioni che si sono svolte dal 2007 al 2011 ha dimostrato come, a fronte di un investimento organizzativo complessivo da 3,8 milioni, il tessuto produttivo locale ha ottenuto introiti per 12 milioni, ossia il 270% della cifra investita. L’investimento è pubblico: ad organizzare la kermesse è la Fondazione composta da regione Puglia, provincia di Lecce, Unione dei Comuni della Grecìa Salentina e Istituto “Diego Carpitella”.

“In diciott’anni il festival si è reso protagonista di una crescita straordinaria per dimensioni, affluenza e prestigio culturale”, dice a PRESS il presidente della Fondazione Notte della Taranta, Massimo Manera, “basti pensare che le strutture ricettive nella sola Grecìa salentina sono passate dalle 8 nel 1996 alle 15.000 nel 2015. La Fondazione”, prosegue Manera, “oggi è laboratorio di ricerca costante. Abbiamo da poco siglato un patto con la Fondazione Focara di Novoli che gestisce in Salento una bella manifestazione legata all’antico rito del fuoco per allargare l’offerta turistica anche nella stagione invernale, attuando il nostro modello sperimentato con successo in questi 18 anni di attività. Puntiamo a creare sinergie con il territorio come nel caso della App premiata a SMAU Napoli 2015, un’applicazione mobile che nel 2015 è diventata per la community dei tarantati un must-have grazie al suo gioco innovativo e interattivo legato al “pizzico” della Taranta. In questo caso abbiamo collaborato con aziende del Sud Italia e con l’Università del Salento”.

Diverse le tappe che hanno scandito l’evoluzione della Manifestazione: nel 2000 è nato il Festival Itinerante, una rassegna dei gruppi più rappresentativi della scena della pizzica salentina, che oggi coinvolge quindici comuni (gli aderenti all’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina, più i centri di Lecce, Galatina, Alessano e Cursi), incarnando un grande viaggio di avvicinamento al Concertone principale; nel 2004, con Ambrogio Sparagna, è nata l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta, un gruppo di circa trenta tra i migliori musicisti salentini che nel corso degli anni ha tenuto concerti sui palchi più prestigiosi del nostro Paese ed in città come Pechino, New York, Londra, Boston, Cartagine, Rio de Janeiro, Kuwait city, Duisburg, Varsavia, Lisbona, Amman.

Manera, come viene accolta la musica popolare italiana all’estero?
Con grande entusiasmo. Non posso dimenticare l’esperienza a Betlemme lo scorso anno. Nella piazza della Natività, musulmani, cristiani ed ebrei ballavano la pizzica insieme. Il ritmo del tamburello aveva annullato per una notte il muro dell’incomprensione, della mancanza di dialogo.
C’è nella musica popolare il riconoscimento della propria identità ma al tempo stesso l’intima convinzione che ascoltando le emozioni, la poesia e le note della tradizione si trova la strada che ci unisce agli altri.

Come nasce la Fondazione e di cosa si occupa?
La Fondazione nasce nel 2008 per l’impegno della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, dell’Unione di Comuni della Grecìa Salentina e dell’Istituto Diego Carpitella. Tutti enti pubblici.
Dal 2010 l'organizzazione del Festival è a cura della Fondazione "La Notte della Taranta", che subentra all’Unione di Comuni della Grecìa Salentina.
Il lavoro sin dall’inizio (1998) è svolto in gran parte dai Sindaci del territorio che, insieme a cultori sempre del luogo, hanno organizzato interamente il Festival.

Cosa vuol dire e quale sforzo ha comportato organizzare un evento di questa portata al Sud?
Il grande successo di critica, di pubblico ed organizzativo di un evento come la Notte della Taranta dimostra fattivamente come molti comuni sul Sud siano solo, appunto, luoghi comuni.
All’organizzazione della NdT partecipano attivamente tutti gli enti pubblici salentini, primi tra tutti la Prefettura e la Questura. Non è per nulla semplice far affluire, in un piccolo paesino, duecentomila persone, farle assistere ad un concerto della durata di oltre sette ore e poi farle defluire, in assoluta tranquillità.

Quali sono le principali problematiche e quali i vantaggi di svolgere questo evento nel Meridione?
Le problematiche sono soprattutto legate ai trasporti, non proprio eccellenti. I vantaggi sono certamente da individuare nell’umanesimo ancora vivo in queste terre che consente, ad un gruppo di volontari quali siamo tutti noi, di organizzare un evento il cui valore è riconosciuto in tutta Europa.

In base alla sua esperienza, in che modo la Ripresa può coinvolgere il Sud?
Se al Sud si finirà di guardare come ad una terra di conquista economico-elettorale. Se il Sud smetterà di considerarsi in debito, chiedendo aiuti sic et simpliciter; in questo senso molte parti del Sud hanno compreso che bisogna aiutarsi da soli, rimboccandosi le maniche e, con il cuore e l’intelligenza, operare, operare, operare. Nel nostro piccolo è quanto facciamo noi da anni. Penso a quale ricaduta economico-turistica possa avere un grande festival di musica popolare che coinvolga Puglia, Sicilia, Campania, Basilicata e Molise. Riuscire a pianificare e programmare tutti insieme su comparti come cultura, turismo e paesaggio significa ottimizzare l’utilizzo delle risorse ma soprattutto favorire lo scambio di buone prassi e di informazioni utili a tutti. La Ripresa coinvolgerà il Sud perché il Sud resta il motore di passione del Paese.