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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

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La pennichella

di Giovanni Castellani

Oggi ho visto troppi numeri e senza pausa. Appena arrivo a casa ceno e dopo un liquorino ed una mezz’ora di qualche insulso programma TV mi daranno il colpo di grazia.
Per carità, va bene una giornata di lavoro fitto fitto anche se, come sempre, interrotto di continuo da telefonate e email di tante persone che vogliono parlare di tante altre cose rispetto a quelle che avrei sulla scrivania (bravi i Notai che non rispondono a nessuno perché: “Stanno stipulando”).
Non va bene l’irrazionalità di non concedersi obbligatoriamente un break.
Non c’è nulla da fare, le giornate, senza una corretta pausa pranzo, sono a lungo andare, sicuramente dannose per il corpo e per la mente.
Ha scritto W. Powers in “Il Blackberry di Amleto”: “Ci sono manager (e professionisti, ndr) schiavizzati dai loro smartphone 24 ore su 24”.
Che lavorino più di prima è verosimile; se anche meglio e bene è tutto da dimostrare.
Uno studio fatto un paio di anni fa in California (come al solito gli americani prima impongono ed esportano tout court stili di vita e di lavoro, e dopo li analizzano e ne scoprono le criticità) ha stabilito che gli strumenti tecnologici di uso comune ma invadenti e male utilizzati sono un danno. Invece di aumentarla, diminuiscono la nostra efficienza.
L’ossessività martellante con cui questi devices multifunzionali ci distraggono dalle cose che stiamo facendo è riassunta in questo dato: il 45% dei soggetti studiati non riesce a concentrarsi per più di 15 minuti consecutivi senza cadere nella trappola di un’interruzione.
E lo vediamo anche da soli, senza il soccorso di uno studio accademico. Basti pensare alle riunioni di lavoro ristrette di 5 o 6 persone, dove c’è sempre chi, appena ha detto la sua, smette di ascoltare gli altri e risponde a sms, legge email, etc.
C’è da diventare matti!
Ma come facevano i nostri genitori? Io sono del ’54 e in quegli anni i nostri padri, dopo aver fatto la guerra, hanno ricostruito il Paese. Anche senza telefonini, senza tablet, senza “la rete”.
Certo non è possibile tornare indietro, né sarebbe intelligente e realistico.
Tuttavia qualche utile correttivo dopo una rilettura dei nostri ritmi circadiani ci sta tutto.
Gli scienziati (sempre americani) hanno iniziato da poco a decantare i vantaggi che derivano da un breve sonno pomeridiano, tra cui l’aumento della memoria e della creatività. E la loro percezione di ciò è cambiata di 180 gradi da quando la NASA ha comunicato che dormire per una ventina di minuti, nel pomeriggio, ha migliorato del 34% le prestazioni professionali dei suoi piloti.
Ben vengano, allora, le segnalazioni della ricerca scientifica, grazie alle quali siamo invitati a riscoprire i vantaggi di una salutare abitudine persa: la pennichella.
(Stendo un velo pietoso sulla recente e sconcertante notizia sul ministro della difesa Nord Koreano Hyon Yong-chol il quale, addormentatosi per un momento davanti al dittatore Kim Jon-un, è stato trucidato a cannonate seduta stante. Pyongyang è lontana, per fortuna).
Fidatevi e provateci dunque: il ritorno alla pennichella (25 minuti scollegati da tutto) ci cambierà la vita.
Vi ho convinto? Non affrettate la risposta. Dormiteci su.