Press

Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

Pressato

La profezia del Rag. Fantozzi

di Ester Annetta

La raccolta di figurine (per lo più di calciatori) si fa ancora, ultima sopravvissuta a quel vento nuovo che poco alla volta ha spazzato via lettere di inchiostro, album di fotografie, cartoline e qualsiasi altro strumento di carta con cui si conservavano memorie e ricordi. Persino i libri stanno lasciando il passo agli e-book e da un bel pezzo la rivoluzione si è già compiuta per le rubriche telefoniche, preistorici accessori ormai estinti, a vantaggio di virtuali ruote alfabetiche incorporate in memorie elettroniche. I notai non hanno più repertori stilati con raffinate calligrafie, i medici non scrivono più ricette con inintelligibili caratteri, i vigili non hanno più libretti delle contravvenzioni né i controllori blocchetti di biglietti; non ci sono più archivi polverosi saturi di volumi e fascicoli, né registri, né computisterie con i quadratini lunghi per annotare i conti: tutto è sintetizzato, compresso, digitalizzato, trasformato in particelle di vapore virtuale che fluttuano in una nuvola ubiqua che ci sovrasta: il Cloud!
Già negli anni ’80 il mite ragionier Ugo Fantozzi, impiegato con bretelle e salva maniche, pativa la persecuzione di un’inquietante nuvola che aleggiava solo sulla sua testa ed in cui si concentravano paradossi e malasorte che, sotto forma di diluvio esclusivo, gli scrosciavano addosso in aggiunta ai continui bistrattamenti ed alle umiliazioni.
Che sia stata lungimiranza? O una sorta di profezia mal formulata? Già quando cancellava con la scolorina gli zeri dalle cifre dei registri contabili, il ragioniere premoniva forse l’avvento di una moneta più pesante, alleggerita – per contrasto – nella sua veste numerica? E quella sua nuvola personale era forse una visione del futuro? Non è infatti vero che oggi aleggi su ogni testa – senza però minaccia di rovesci temporaleschi – un’enorme nuvola gonfia di notizie, informazioni, calcoli e programmi che al semplice comando di un click allaga di sapere, aprendo le cateratte di un affollato cielo virtuale?
Resta solo il dubbio che anche adesso si tratti di sciagura piuttosto che di fortuna…!
Certo, l’esigenza di adeguarsi alla velocità ed all’immediatezza richieste dai frenetici tempi moderni lascerebbe senz’altro propendere per la convinzione che si tratti di una positiva conquista: il vantaggio di una nuvola fissa, onnipresente, è ciò che consente di rimanere costantemente “connessi” con il mondo intero, poiché le primarie necessità fisiologiche sono oggi divenute quelle di non perdere mai il contatto con l’universo che ci circonda, in qualunque luogo, parallelo o dimensione ci si trovi; di avere accesso – nello spazio di un respiro - a milioni di informazioni; di videotrasportarsi (addirittura!) altrove, tradotti in ologrammi che ingannano la reale presenza.
E tuttavia c’è pure una consistente dose di rimpianto, se non proprio di sciagura, in tutto questo proliferare di cirri, cumuli e nembostrati telematici: quello di “dimenticare” (e può sembrare un paradosso in un sistema basato proprio sul continuo accrescimento della “capacità di memoria”!), in nome del progresso, pratiche semplici e gentili (nel senso più antico del temine: di ciò che appartiene alla gens, alla stirpe (umana!)), quali lunghe ricerche su testi conservati con cura in antiche biblioteche sacre come templi, luoghi concreti di accumulo di sapere, dove i nostri figli probabilmente non metteranno mai piede se non con lo spirito del visitatore di antiche rovine. Nessun odore d’inchiostro, nè fogli appallottolati per falliti tentativi di scrittura a riempire cestini di carta, divenuti virtuali anche quelli, da quando un mouse basta a trascinare nel nulla ogni tentativo malfatto.
Per noi appartenenti all’ultima generazione dei non ancora nativi digitali, sarà forse difficile per difetto di disinvoltura accettare che si possano varcare Portali senza alzarsi dalla propria scrivania; o più semplicemente sarà per nostalgia che ambiamo ancora a raggiungere risultati che ripaghino non solo l’impegno mentale ma pure la fatica fisica occorsa; piccole emozioni, in fondo, come quella di riuscire ancora a fare calcoli a mente o sentire il fruscio della carta nel rigirare le pagine di un libro.