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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

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La sfida di Carrefour ai rapporti di vicinato

di Ester Annetta

Vi sarà capitato - al rientro delle vacanze estive - di avvertire una sensazione quasi di nuovo inizio, per cui programmi e dichiarazioni d’intenti scandiscono la ripresa della normalità più o meno come l’elenco dei buoni propositi a Capodanno. L’assetto quotidiano si riavvia pacatamente; si ritrovano spazi, luoghi ed abitudini seguendo un ritmo ancora disteso, favorito dalla gradualità con cui la routine si ricompatta: molti negozi sono ancora chiusi; il traffico per strada è scorrevole; si riesce perfino a trovare parcheggio nel cortile condominiale, dove di solito vige la regola del “chi tardi arriva…”. Invariabilmente, poi, si scoprono anche le novità nel frattempo intercorse: una nuova inquilina divenuta affittuaria dell’appartamento al piano di sotto; le strisce pedonali all’incrocio ridipinte di un bianco abbagliante; il Carrefour aperto tutta la notte… Ma…? Che novità è mai questa? Un altro dei miracoli della liberalizzazione o un tentativo tutto europeo (o francese rivoluzionario?) di emulare l’insonne efficienza (ed anche le scaffalature!) dei drugstore americani? E qual è il reale vantaggio di questo esperimento?
A meno che non siate di ritorno dal doppio periplo del globo terracqueo (dopo sei mesi e in piena notte!) e a casa nessuno vi aspetti, o siate preda di irrimandabili voglie alimentari gravidiche, quale altra potrebbe essere la ragione per cui dovreste andare a fare la spesa alle 2 del mattino? (Evitare la fila non è una risposta convincente!)
Passi l’utilità dell’orario continuato; passi pure quella dell’apertura domenicale; ma l’apertura notturna a chi giova? Roma - né gli altri capoluoghi italiani in cui l’azienda francese ha lanciato l’iniziativa - non ha una City dove l’attività finanziaria ferve a qualunque ora, né esercizi tanto prolungati da costringere a dirottare sulla fascia notturna il disbrigo dei bisogni domestici dei propri impiegati: dopo una cert’ora al massimo circolano i compattatori che svuotano i cassonetti!
Se si prova, poi, a ragionare in termini economici più che utilitaristici, i dati (che nella specie si riferiscono al grandioso Carrefour di Via dei Prati Fiscali, quartiere preperiferico abitato da una popolazione di entità piccolo-borghese, che di notte è solita dormire…) di immediata valutazione sono i seguenti:
- un primo cartello, affisso alle porte scorrevoli (a caratteri adatti ad ipovedenti di ogni fatta, comprese quindi le vittime di annebbiamento visivo etilico o da stupefacenti), precisa che “è sospesa la vendita di alcolici tra le 2 e le 7”: espediente di matrice salutista che tuttavia sacrifica un potenziale guadagno;
- un secondo cartello, affisso alle casse, indica invece che non è possibile procedere ad acquisti a partire dalle ore 23.45, per circa venti minuti: intervallo evidentemente necessario a compiere le operazioni di chiusura richieste da esigenze contabili giornaliere;
- il personale addetto alle casse ed agli scaffali – benché numericamente ridotto - non può evidentemente essere lo stesso che presta la propria attività durante il giorno: dunque saranno state necessarie nuove assunzioni;
- essendo notoriamente la notte regno di derelitti e balordi d’ogni genere, si sarà reso necessario garantire la sicurezza di un luogo aperto al pubblico che somministra servizi al pubblico: il che avrà comportato la necessità di predisporre un adeguato sistema di vigilanza, con tanto di personale (retribuito) addetto.
Ora, che l’azienda in questione si sia basata sul diffuso mito che la popolazione italiana, in tempo di crisi, è disposta a rinunciare a tutto fuorchè a mangiare (motivo per cui le pizzerie a taglio proliferano quasi al pari dei negozi cinesi) è stato forse un calcolo un po’ avventato, a fronte del fatto che le limitazioni e l’impegno economico sopraindicati di certo non sono compensati da un adeguato aumento di fatturato. Gli utenti di un tale servizio non saranno, infatti, di certo di più di quelli con abitudini diurne, ma saranno piuttosto quelli stessi, che, per pigrizia (e perché no, per curiosa “trasgressione”) avranno lasciato slittare ad un orario inconsueto una comune incombenza domestica. Probabilmente, allora, il vantaggio sarà solo legato ad una strategia di marketing che privilegia il ritorno d’immagine rispetto al profitto: un’iniziativa commerciale così vicina alle comodità dei consumatori ottiene senz’altro il risultato di esaltare la notorietà del marchio che la propone, traducendosi pertanto in un autentico investimento pubblicitario.
Certo è che è davvero imperdonabile che un luminoso ed iperfornito supermercato aperto h24-7/7 tenti di minare l’antica e consistente regola sociale del “buon vicinato”, quando chiedere in prestito una tazza di zucchero o un uovo erano il pretesto più ricorrente ed utile per scambiare due chiacchiere con (o rimorchiare!) la nuova procace vicina di casa!