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Diritto

Le novità per i professionisti nella IV Direttiva antiriciclaggio

Sistema sanzionatorio e obbligo di conservazione restano i nodi critici dell’attuale normativa. Con l’auspicio che il legislatore vi ponga mano nel testo di recepimento

di Teresa Aragno

Lo scorso 5 giugno è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale UE la Direttiva 2015/849, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo - cosiddetta IV Direttiva - che dovrà essere recepita negli ordinamenti degli Stati membri entro il 26 giugno 2017. Con effetto da tale data saranno abrogate le Direttive 2005/60/CE (III Direttiva) e 2006/70/CE.
A livello generale, il testo pone grande enfasi sulla valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, che investe - a tutti i livelli - i soggetti coinvolti nella lotta a tali fenomeni: dalla Commissione, agli Stati membri, ai soggetti destinatari della normativa, che devono adottare misure proporzionate alla loro natura e alla loro dimensione al fine di individuare, valutare, gestire e mitigare i rischi citati, documentando e aggiornando ogni valutazione del rischio e tenendola a disposizione delle autorità competenti. Tali misure comprendono l’elaborazione di politiche, controlli e procedure interne, tra cui: adeguata verifica della clientela, segnalazione, conservazione di documenti, controllo interno e gestione della conformità, fino a giungere alla previsione di una funzione di revisione indipendente, ove le dimensioni o la natura dell’attività economica svolta lo rendano opportuno.
Una così attenta valutazione del rischio si riflette anche sull’adeguata verifica semplificata, la cui applicazione non è più legata a casi predefiniti dal legislatore ma richiede un doppio vaglio: dapprima da parte degli Stati, che devono individuare settori a basso rischio; e poi dei soggetti obbligati, che - nel perimetro così delineato - devono valutare se i singoli rapporti d’affari od operazioni presentino anch’essi un rischio basso, tenendo in considerazione, in entrambi i casi, i parametri indicativi di situazioni potenzialmente a basso rischio previsti dall’allegato II alla Direttiva. Ad ogni modo deve essere esercitato un livello di controllo tale da garantire un adeguato presidio delle operazioni potenzialmente anomale o sospette.
Ugualmente, l’allegato III elenca i fattori indicativi di un rischio più elevato che devono essere considerati nella valutazione dell’opportunità di applicare misure rafforzate di adeguata verifica, come avviene nei seguenti casi: soggetti con sede in Paesi terzi individuati dalla Commissione come a rischio elevato; situazioni caratterizzate da un rischio più elevato individuate dagli Stati membri o dai soggetti obbligati; e operazioni e rapporti con persone politicamente esposte.
Quest’ultima ipotesi è oggetto di particolare attenzione da parte della Direttiva, che richiede ai soggetti obbligati di:
disporre di adeguati sistemi di gestione del rischio che consentano loro di determinare se il cliente o il suo titolare effettivo sia una PEP;
applicare, nell’ambito di una procedura rafforzata di adeguata verifica, misure ulteriori quali: l’ottenimento dell’autorizzazione dell’alta dirigenza per instaurare o proseguire un rapporto d’affari; l’adozione di misure adeguate per stabilire l’origine del patrimonio e dei fondi; il costante controllo rafforzato sui rapporti intrattenuti con tali persone;
considerare e gestire la possibilità che il livello di rischio rimanga alto per almeno dodici mesi da quando la PEP non ricopre più importanti cariche pubbliche.

La nozione di PEP, inoltre, viene estesa anche alle persone che ricoprono importanti cariche pubbliche a livello nazionale, come già anticipato dalle Linee guida elaborate da Banca d’Italia e CONSOB.
La Direttiva prevede infine prescrizioni particolari in relazione alle misure rafforzate di adeguata verifica, richiedendo ai soggetti obbligati di esaminare, per quanto possibile, il contesto e le finalità di tutte le operazioni complesse e di importo insolitamente elevato e tutti gli schemi anomali di operazioni che non hanno uno scopo economico o legittimo evidente.
Ulteriori rilevanti novità riguardano la titolarità effettiva. Al fine di ovviare al problema dell’accessibilità dei dati, la Direttiva prevede l’istituzione di un registro centrale (ad es. un registro di commercio, un registro delle imprese o un registro pubblico) in cui saranno custodite informazioni adeguate, accurate e attuali sulla titolarità effettiva di società e altre entità giuridiche costituite nel territorio di ciascuno Stato.
Tali informazioni dovranno essere accessibili, senza alcuna restrizione, alle Autorità competenti e alle FIU (Financial Intelligence Unit), ai soggetti obbligati, nel quadro dell’adeguata verifica, e a qualunque persona o organizzazione che possa dimostrare un legittimo interesse. Si richiede, tuttavia, ai soggetti obbligati di non fare esclusivo affidamento sul contenuto del registro ma di utilizzare comunque un approccio basato sul rischio.
Ai fini dell’individuazione della titolarità effettiva - confermato il criterio del possesso diretto o indiretto di una percentuale sufficiente di azioni o diritti di voto - sono fornite indicazioni supplementari in relazione al controllo “in altro modo”, che può essere determinato, tra l’altro, in base ai criteri di cui all’art. 22, paragrafi da 1 a 5 della Direttiva 2013/34/UE in tema di bilanci d’esercizio e consolidati.
Inoltre viene introdotto un criterio residuale per cui - se dopo aver esperito tutti i mezzi possibili non è individuata alcuna persona o, in caso di dubbio circa il fatto che la persona individuata sia il titolare effettivo e purché non vi siano motivi di sospetto - sarà considerato tale la persona che occupa una posizione dirigenziale di alto livello.
Novità anche con riferimento ai trust, per i quali si specifica che la nozione di titolare effettivo comprende almeno: il costituente, i trustee, il guardiano (ove esistente), i beneficiari (o, nel caso in cui questi non siano ancora stati determinati, la categoria di persone nel cui interesse principale è istituito o agisce il trust), qualunque altra persona fisica che esercita in ultima istanza il controllo sul trust attraverso la proprietà diretta o indiretta o attraverso altri mezzi.
Confermato, invece, l’obbligo di semplice conservazione delle informazioni e dei documenti acquisiti in occasione dell’effettuazione dell’adeguata verifica della clientela e dei documenti originali (o in copia) necessari per identificare le operazioni.
In materia di sanzioni, infine, la direttiva richiede che siano effettive, proporzionate e dissuasive e indica alcune misure amministrative minime per i casi di violazioni gravi, reiterate e sistematiche.
Non resta che attendere il testo di recepimento, con l’auspicio che il legislatore colga l’occasione per intervenire anche su alcuni aspetti delicati dell’attuale normativa come, appunto, il sistema sanzionatorio e l’obbligo di conservazione che è modulato anche in termini di ulteriore registrazione dei dati acquisiti.