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Longobardi: “Il legislatore recepisca la proposta dei commercialisti sulla falcidiabilita’ dell’iva”

Nei giorni scorsi una sentenza della Corte di giustizia europea aveva confermato definitivamente la possibilità per uno Stato membro di accettare un pagamento parziale del debito Iva da parte di un imprenditore in difficoltà finanziaria

di M. Par.

"La Sentenza della Corte UE che conferma definitivamente la posizione dei commercialisti in materia di transazione fiscale, deve ora trovare riscontro anche da parte del legislatore nazionale". E' questo il commento del presidente dei commercialisti italiani, Gerardo Longobardi, alla sentenza della Corte Giustizia UE del 7 aprile 2016 nella causa C 546/14 [Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Udine].

La Corte UE, confermando le conclusioni dell'Avvocato Generale, ha riconosciuto che i principi comunitari non precludono ad uno Stato membro di accettare un pagamento parziale del debito IVA da parte di n imprenditore in difficoltà finanziaria, nel corso di un concordato preventivo basato sulla liquidazione del suo patrimonio, a condizione che un esperto indipendente attesti che non si otterrebbe un pagamento maggiore di tale credito in caso di fallimento.

Nel documento "Il contributo del Consiglio nazionale dei commercialisti alla riforma della crisi di impresa - Profili tributari" presentato nel dicembre 2105 alla Commissione Rordorf – il Commercialisti hanno predisposto un nuovo testo dell’art. 182-ter L.F. che prevede proprio la possibilità di una "falcidia" del debito IVA, nel rispetto di entrambe le condizioni poste dalla Corte.

"Le conclusioni rassegnate dalla Corte – continua Longobardi – rappresentano una conferma estremamente importante, che rafforza la fattibilità delle nostre proposte di modifica che comprendono, oltre alla falcidiabilità dell’IVA, anche l’esclusione dal privilegio sui beni mobili del debitore delle sanzioni, privilegio che, oltre a far ingiustificatamente prevalere l’interesse fiscale su quello della procedura, mal si concilia con i principi del sistema sanzionatorio tributario, da sempre ispirato al diritto punitivo penale e ai principi di personalità e colpevolezza”. Secondo il presidente dei commercialisti, inoltre, “bisognerebbe prevedere la falcidiabilità, oltre che dell’Iva, anche delle ritenute operate non versate”.