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Accadde oggi

Marchi (tedeschi) e marche (da bollo)

La differenza tra Italia e Germania sta tutta in questa paradossale vicenda. Pubblicato il 26 agosto 1992.

di Raffaele Rizzardi

Non è la prima volta che il Governo ricorre in corso d'anno all'aumento della tassa di concessione della patente.
Ricordo, all'incirca vent'anni fa, di aver inserito nel modulo di permesso di guida un bollettino di colore arancio, per versare qualche centinaio di lire (di allora), in quanto il conguaglio era richiesto in dodicesimi, non essendo a suo tempo pensabile aumentare un'imposta già assolta con effetto retroattivo.
Le conseguenze della sempre più problematica finanza pubblica hanno spinto il Governo del 1992 al raddoppio delle tasse di concessione, con la retroattività di oltre sei mesi, rispetto alla data del decreto di variazione in aumento dell'imposta. Ma l'aumento di quest'anno passerà alla storia per la tragicomica vicenda delle modalità di pagamento del conguaglio.
Già si comincia male a pochi giorni di distanza dal decreto-legge: il comunicato stampa del giorno 14 luglio (il decreto è della sera del giorno 11) afferma che il pagamento del raddoppio della tassa sulle patenti può avvenire solo con le apposite marche, la cui giacenza presso i tabaccai è del tutt inconsistente, poiché questo valore è identificato con l'anno di validità e viene stampato dal Poligrafico in misura di poco superiore a quella delle patenti di guida in essere. La legge sembrava invece chiara nel consentire, anche in questo caso, il conguaglio a mezzo delle normali marche di concessione (quelle che i vai comunicati stampa chiamano impropriamente “marche da bollo”), del tipo di quelle usate per i passaporti.
La legge di conversione, nel testo proposto allo stesso Governo, votato con il ricorso di fiducia, scopre l'opportunità di razionalizzare la tariffa delle tasse di concessione, oltre che del bollo, stabilendo che il conguaglio sino al 23 agosto è correttamente eseguito rispetto all'esatto raddoppio della tassa, mentre dal 24 agosto dovà essere fato tra quanto già pagato e il nuovo importo arrotondato e razionalizzato.
Già è strano che si debba assistere a un aumento in due tempi, così che i contribuenti si trovano debitori di importi differenti, a seconda della data in cui decidono di eseguire il conguaglio, ma soprattutto, della data in cui riescono a trovare le famigerate marche di concessione, che nel frattempo erano diventate introvabili, a motivo dell'aumentata richiesta, non assecondata da un tempestiva ristampa del valore bollato.
Ma la farsa finale consisteva nel, successivamente rientrato, obbligo di corrispondere il conguaglio esclusivamente mediante versamento in conto corrente postale. Pubbliche scuse nel ministro Goria, già poco “Amato” per la concomitante tassazione ISI e decisione strategica di far stampare al Poligrafico le marche per patenti e passaporti con gli esatti importi dei conguagli, nonché di rimettere in commercio le “normali” marche di concessione, ferma restando la possibilità di eseguire il versamento in conto corrente postale, modalità che era stata evidentemente prescelta per la facilità di rilevazione del gettito aggiuntivo, ma che avrebbe creato ulteriori disagi e costi per i contribuenti.
E così, nelle calde giornate di Ferragosto, in cui rischiano di ingigantirsi problemi di minore rilievo, le prime pagine dei giornali parlano per alcuni giorni di “marche”, sottovalutando la ben più importante ascesa del “marco” tedesco, moneta di un Paese che non ci risulta si sia mai dilettato in esercitazioni di questo genere.

Raffaele Rizzardi commercialista iscritto all’Odcec di Milano

Ex direttore e e componente del Comitato scientifico della rivista Ipsoa “Corriere tributario”