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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

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Notti in bianco, conti in rosso e tasche al verde. La Stabilità italiana

di Giovanni Castellani

Davanti agli sconquassi degli ultimi anni, mi sono chiesto e richiesto se fosse giusta l’entusiasmante sensazione che provai 17 anni fa, quando nacque l’Euro. Allora mi sembrò di aver assistito in diretta al secondo maggior evento politico-economico mondiale, dopo la caduta del Muro.
C’era, infatti, la consapevolezza di essere riusciti, dopo cinquant’anni di sforzi, in qualcosa che avevano già tentato invano Carlo Magno, Carlo V e Napoleone pur vivendo, al contempo, una specie di subconscio timore che Europa, per dirla con reminiscenze mitologiche, potesse aver generato un altro mostro dopo aver dato progenie al Minotauro, quintessenza di un’inespressa ed inesprimibile combinazione di potenza ed intelletto.
Il driver, tuttavia, era che i cittadini di tutta l’Europa, anche sotto il profilo professionale ed imprenditoriale, avrebbero verosimilmente iniziato ad avere un vero sentimento comune di appartenenza, lavorando e muovendosi per il Vecchio Continente con la stessa moneta e con una tangibile consapevolezza che gli Stati Uniti d’Europa non fossero una scelta ma un destino che centinaia di milioni di persone condividevano. Purtroppo non sembra essere andata proprio così.
Purtroppo questo destino è stato lasciato nelle mani di una decina di banchieri, padroni assoluti del sistema, così forti da imporsi anche sulle scelte di politica socio-economica dei singoli Stati.
Oggi il timore reale del breve-medio periodo, quello solo, cioè, che la gente comune riesce ad apprezzare, è legato al fatto che per rispettare i rigidi paradigmi della stabilizzazione (non a caso la legge di fine anno si chiama di “stabilità” e non più “finanziaria”), la liquidità delle famiglie rimarrà scarsissima e si è certi di dover mettere una pietra tombale al soddisfacimento di bisogni di consumo che, seppur falsi, creati e indotti, da una politica dei valori asservita alle grandi aziende, almeno ci facevano “campare” un po’ meglio.
Probabilmente a torto, ma la gente è psicologicamente frastornata dalla perdita dell’effetto ricchezza, causata senz’altro dallo stallo economico ma anche dai bassissimi rendimenti dei risparmi: con i Bot o i Pronti contro Termine vicini allo zero%, che ci si fa?
Questa è l’Italia che viviamo con “stabilità”: notti in bianco, conti in rosso e tasche al verde.
D’accordo, lo so, è buono e giusto che ognuno faccia la sua parte: “Lavoriamo per la Nazione”. Ma ci è richiesta una valutazione di lungo termine che è quasi un atto fideistico.
Ma allora, lasciatemelo dire, per la Fede c’è sicuramente qualcosa di meglio.
Forse solo i nostri nipoti sbarcheranno davvero su Eurolandia e solo allora parole come risanamento strutturale, stabilità monetaria, sviluppo avranno assunto un significato concreto.
Nel frattempo, non so davvero perché, ma nonostante tutto continuo ad essere ottimista, non solo come italiano ma anche come commercialista. Continuo a pensare che, comunque, l’unica possibilità di sopravvivenza civica sia volare in alto, continuare ad essere visionari, proseguire con fierezza nella nostra missione quotidiana di aiutare la gente a “pagare le tasse”, nei nostri sforzi di tenere alta l’asticella della qualità e della dignità professionale.
E poi, per dirla con Doris Day, “Che serà, serà”.
Un vigile all’angolo. Mi fa cenno di fermare, mi contesta un faro fulminato e mi chiede i documenti.
Non li ho con me. Faccio un po’ di pianto e gli mostro quello che custodisco nell’agendina: la tessera dell’Ordine, con tanto di foto. Non so come, ma alla fine si convince e mi lascia andare.
Questo piccolo pezzo di plastica ancora serve a qualcosa.