Il Coronavirus che ha travolto questo 2020 ha impattato totalmente, in maniera impetuosa, sulla vita di tutti, ridefinendo priorità, azzerando certezze consolidate e ponendoci di fronte ad un improvviso cambiamento: un avvenimento epocale che ha messo in luce la vulnerabilità della realtà in cui vivevamo, ponendo una profonda crisi economica e sociale che deve permetterci però, allo stesso tempo, di volgere lo sguardo verso una nuova prospettiva.
Dal punto di vista professionale, una evoluzione organizzativa era già in atto, lenta ma inesorabile.
Ad oggi però è diventata una corsa a chi per primo si renderà conto che volente oppure no è l’unica soluzione: rivedere l’aspetto strategico, gestionale, operativo, insomma ripensare allo studio e in tal senso ripensare al ruolo dei giovani professionisti che ne fanno parte. Un’analisi a 360° che deve partire dalla governance per arrivare poi alla completa gestione dei nostri studi.
Occorre ora più che mai privilegiare il dialogo, le competenze, la settorialità; è necessario ora rimediare agli errori organizzativi frutto di retaggi di epoche ormai alle nostre spalle e di uno sguardo erroneamente rivolto al passato quando invece deve essere solo proiettato verso la realtà ed il futuro.
Partendo da un punto fermo: la figura del dottore commercialista affianca ma soprattutto accompagna l’evoluzione imprenditoriale, sociale ed economica rendendola parte integrante di questo sistema economico in continua evoluzione.
Nuovi scenari si stanno definendo all’orizzonte, fatti, per chi ha la capacità di saperli cogliere, di trasformazione dei momenti di crisi in opportunità: scenari fatti di tecnologia accelerata e diffusa, digitalizzazione e specializzazione che permettono di evidenziare ancora di più il divario esistente tra chi sa pensare, vedere e sfruttare queste nuove potenzialità e chi no.
Ed è qui che si insinua l’importante e spesso poco considerato rapporto con i giovani professionisti: ci deve essere coesione, condivisione e relazione per potenziare, incentivare, intensificare, supportare, facilitare , creare rapporti e ritrovare la centralità del nostro ruolo ma soprattutto ritrovare l’identità della nostra professione.
Una identità che si è evoluta, non si è persa: e in questa evoluzione i giovani professionisti sono pronti per contribuire con una forza maggiore, reale, fattiva.
Una forza che si estrinseca nei confronti di tutti gli interlocutori con i quali ci si interfaccia.
Tutto questo si può realizzare con una attenta e profonda analisi interna, fonte di autocritica e ridefinizione di nuovi equilibri: partendo dalla governance, i relativi modelli di gestione e funzionamento dello studio, alla proceduralizzazione di strumenti, regole e metodologie di condivisione di informazioni.
Ma non solo: dalla definizione di percorsi di carriera, accordi di gestione della clientela, identificazione dei ruoli preferenziali, fino alla chiara esposizione delle condizioni contrattuali dei colleghi.
Un percorso molto identitario, di nuova consapevolezza e approfondimento di tematiche spesso mai trattate prima.
Un processo che deve chiudersi poi con un accurato studio degli strumenti di CRM per permettere di far conoscere il proprio business, la propria professionalità e le proprie competenze in una consapevole presa d’atto delle logiche di mercato esistenti.
Lavoro
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CNDCEC
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