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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

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PROFESSIONISTI SI NASCE

di Giovanni Castellani

Professionisti si nasce, non si diventa. Si potrà pure esercitare un’attività professionale di ottimo livello, ma senza il vizio genetico della libertà intellettuale, non si sarà mai liberi professionisti, mai si potrà dire: “Faccio la professione”.
E guai a chi, sulle ali di una fuorviante concezione delle pari opportunità, ha illuso i giovani che bastava fare l’esame di Stato e mettere una targa fuori dal portone per diventare professionisti.
Non è così. Quelli che lo sono davvero, lo portano scritto nel DNA.
E quando iniziano a confrontarsi con l’omologazione della vita lavorativa, cominciano i dolori. Ecco allora che inizia, senza che avrà mai fine, la personale presa di distanza da tutto e tutti quelli che, per pigrizia della mente e del cuore, appiattiscono la propria personalità, non difendono la ricchezza che è dentro la loro umanità e si accontentano di distintivi.
Etichette, giustappunto, adatte ad una società che ha bisogno di qualcosa che allevii la fatica di pensare.
Da un punto di vista etico-sociologico, si può dire che il libero professionista vive in mezzo alla società, la quale, sia pure in potenza, si realizza nell’aggregazione. E dunque il singolo, così come qualsiasi altro soggetto del gruppo, si trova a dipendere da tutti gli altri nella medesima maniera in cui gli altri dipendono da lui.
E’ vero anche, però, che l’egocentrismo genetico che contraddistingue il libero professionista (e noi commercialisti di sicuro) molte volte è così forte da indurlo in errori di valutazione relazionale. Con lo stesso atteggiamento autoingannatorio con il quale certi intellettuali di un secolo fa sfuggivano a ritrovi di potenti e di famosi, non per presunzione, ma per un’inconfessabile paura di non essere riconosciuti e di rimanere in un angolo con la sola compagnia di un bicchiere.
Attenzione però anche al rischio opposto, che a me sembra essere molto più concreto.
Il timore dell’isolamento e la falsa ossessione di restare indietro con i tempi, inevitabilmente finiscono per farci prendere decisioni e per farci maturare ambizioni di trasformazione (meglio sarebbe dire stravolgimento) che, lungi dal rigenerare la professione, la ridurranno a semplice prestazione di servizi.
Si sono rivelati tragicamente comici e comicamente tragici, i tentativi di clonare mentalità ed organizzazione dall’estero. Inutili e grottesche le velleità di poter competere, per tempo, con i mastodonti stranieri, sul loro terreno.
Se Davide avesse solo pensato di potersi confrontare con Golia, a suon di pugni, sarebbe stato un povero idiota e non il grande Re che la Bibbia ci ha consegnato.
Questo è. Dobbiamo però rassicurare i giovanissimi che si può ancora fare la professione, ma dobbiamo anche chiarire loro che una cosa è aggiornarsi ed evolversi e una cosa è omologarsi. Una cosa è offrire servizi, seppure sempre più qualificati e differenziati e una cosa è essere “liberi professionisti”.
L’intuitu personae resta la pietra angolare del nostro mestiere.