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Qualità e complementarietà per la formazione continua

Patto a cinque delle professioni presentato in un convegno alla presenza dei sottosegretari Ferri e Vicari

di Tiziana Mastrogiacomo

Sinergia nel rispetto della reciprocità e qualità della formazione. Insieme alla promessa delle Istituzioni presenti di un futuro regolamento ministeriale che regoli le attività condivise e della nomina di un sottosegretario al lavoro autonomo che tuteli i professionisti.

Sono queste le proposte scaturite dal convegno “Professioni e formazione. Identità, qualità e tutela del cittadino”, organizzato dai Consigli nazionali di commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro, giornalisti e notai che, sotto l’egida del CUP (Comitato unitario permanente degli Ordini e Collegi professionali), si sono incontrati oggi presso la Residenza di Ripetta a Roma per fare il punto della situazione in seguito alle modifiche introdotte dal DPR 137 del 2012.

I rappresentanti dei Consigli nazionali hanno presentato i propri regolamenti sulla formazione professionale continua, proponendo un Protocollo d’intesa grazie al quale sarà possibile un mutuo riconoscimento dei crediti affinché ogni professionista iscritto ad uno qualsiasi dei cinque Albi possa seguire un corso di formazione organizzato da una delle altre categorie.

A moderare l’incontro è stato il presidente della Fondazione nazionale dei commercialisti, Giorgio Sganga, che ha già portato a casa due protocolli sullo stesso tema, firmati oltre un anno fa con avvocati e giornalisti per promuovere attività formative comuni attraverso corsi, seminari e pubblicazioni.

“Come CUP – ha affermato il suo presidente Marina Calderone che è anche a capo del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro – dobbiamo imparare a fare sistema, favorendo le sinergie anche in tema di formazione come invita a fare il DPR 137. L’importanza del protocollo odierno scaturisce dal fatto che la formazione rappresenta oggi ciò che ci differenzia nel mondo del lavoro, puntando sulla competenza e sulla professionalità rispetto ad una galassia informe di altre attività che cercano di sottrarre quote importanti nel mercato professionale”. La formazione diventa allora il differenziale che gli Ordini e i Collegi professionali devono proteggere in un’Europa che vuole invece aprire le barriere sul riconoscimento delle qualifiche professionali. E con il pericolo che l’accordo transatlantico tra Stati Uniti ed Europa impatti al ribasso su quest’ultima. “Il mercato unico dell’Ue - ha spiegato la Calderone - tende ad eliminare le barriere che invece da noi rappresentano le norme a salvaguardia dei cittadini. Ciò comporterebbe un rischio di omologazione e che professionisti stranieri vengano in Italia a lavorare con le norme del Paese di provenienza”. Dallo scorso settembre, in qualità di rappresentante delle professioni ordinistiche italiane, Marina Calderone è anche membro del CESE, il Comitato economico e sociale europeo, che fornisce consulenza alle maggiori istituzioni europee attraverso l’elaborazione di pareri sulle proposte di legge europee e si esprime con pareri formulati di propria iniziativa su altre problematiche che a suo giudizio meritano una riflessione.

“Anche all’interno del CESE - ha affermato - si ragiona su un concetto di servizi professionali molto ampi e sull’annullamento delle barriere. Anche con il patto transatlantico un colosso liberista come gli Stati Uniti potrebbe imporre all’Europa regole al ribasso”.

Al convegno è intervenuto il senior advisor del Censis, Giuseppe Roma, che ha puntato il dito sulla burocrazia come zavorra che frena il sistema produttivo italiano. Da questo punto di vista, le professioni rappresentano un contributo al buon funzionamento della pubblica amministrazione. Secondo l’Adepp, negli ultimi 10 anni il numero dei professionisti nella società italiana è cresciuto del 25,6%. Un universo in espansione, ma non senza difficoltà visto che nello stesso periodo il Pil è diminuito del 4,9%. “Per restare sul mercato – ha detto Roma – i professionisti devono innovare. Le maggiori innovazioni delle professioni economico-giuridiche riguardano principalmente tre aree: l’organizzazione dello studio, l’introduzione di nuove tecnologie e l’invenzione di servizi”. E proprio a partire da quest’ultima e dall’acquisizione di nuove conoscenze si arriva, secondo Roma, al tema della formazione. “Formazione che deve essere orizzontale perché le conoscenze di base già sussistono. L’attività ritenuta più utile è il confronto con i colleghi che rispecchia l’esigenza di discussione e dibattito tra professionisti che mettono a fattor comune le rispettive esperienze”.

A presentare il regolamento per la formazione dei commercialisti, approvato dal Consiglio nazionale lo scorso 3 dicembre, è stato il consigliere della categoria Massimo Miani che ha ben sottolineato come l’obbligo formativo è previsto per i commercialisti già dall’ordinamento professionale 139/2005. “Ma oggi – ha affermato – la nostra professione ha bisogno di una formazione completamente diversa rispetto al passato, il cui obiettivo finale devono essere la crescita e la competenza. Nel recepire le novità introdotte dal DPR 137, il Consiglio nazionale ha tenuto conto delle esperienze e delle esigenze degli Ordini. Infatti, pur essendo stata riconosciuta la possibilità di erogare eventi anche ad enti formatori esterni, agli Ordini è riservato un ruolo centrale nella definizione dell’offerta formativa per gli iscritti. Tra le materie obbligatorie sono inoltre state inserite la normativa antiriciclaggio e le tecniche di mediazione. Il testo, approvato alla luce delle osservazioni espresse dal ministero della Giustizia, contiene la riduzione a 10 CFP annuali per gli iscritti che compiano il 65° anno di età nel triennio, per chi non esercita l’attività professionale e per gli iscritti nell’elenco speciale, malgrado avessimo chiesto per queste categorie l’astensione dall’obbligo formativo”. Miani ha anche parlato della costituzione delle Scuole di alta formazione che miglioreranno le competenze dei commercialisti. Sono 14 suddivise in macroaree e partiranno tutte nel 2016.

A spostare il focus dell’attenzione sulle criticità della formazione è stato il presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca, evidenziando le difformità esistenti tra i regolamenti dei diversi Ordini da cui emerge la necessità di armonizzazione il sistema secondo criteri di qualità. Inoltre, per De Luca, “resta il problema di delegare la formazione anche ad enti terzi che non sempre hanno nel proprio dna la qualità di cui necessitano invece i nostri iscritti. Da parte degli Ordini, quindi, deve esserci non solo il controllo della capacità economica di tali enti, ma anche e soprattutto quello della qualità”. Anche De Luca ha annunciato il prossimo avvio “di una scuola di alta formazione a Treia per i consulenti del lavoro sulla scia dell’esperienza americana. Sarà una specie di campus con una formazione full immersion”.

Stesso discorso per i giornalisti il cui presidente nazionale, Enzo Iacopino, ha sottolineato per i giornalisti “la necessità di avere nozioni di diritto ed economia". "Siamo favorevoli - ha detto - a valorizzare le cose che uniscono i diversi Ordini professionali”.

Sulla necessità da parte dei cittadini di avere servizi di alta qualità si è soffermato Massimo Palazzo, rappresentante della Fondazione italiana del notariato, che ha parlato dell’importanza della terzietà e dell’indipendenza nell’attività di certificazione. “La formazione – ha detto Palazzo – deve essere completamente ripensata per dare al notaio le competenze nuove e gli strumenti necessari per comprendere una realtà in continuo cambiamento. L’importanza di una formazione condivisa dà a ciascuna professione il senso della propria specificità e di quella degli altri per dare risposte concrete a favore della società civile”.

È stata poi la volta del presidente dei commercialisti italiani, Gerardo Longobardi, che ha sottolineato come le professioni basino la loro attività sulla grande specializzazione e sulla grande rilevanza sociale. “L’evento odierno è importante per due ragioni: la consapevolezza che ogni professione ha le sue specificità per costruire un mondo più moderno e dinamico e la necessità per le professioni di farlo insieme in un’ottica di complementarietà. Il DPR 137 non ha normato molto in tema di formazione perché ognuno di noi ha un regolamento non identificabile in una radice comune. Il protocollo di oggi, invece, ha il pregio di stabilire regole comuni di riconoscimento reciproco dei crediti formativi professionali nel rispetto delle specificità di ciascuna professione”.

Per Maurizio D’Errico, presidente del Consiglio nazionale del notariato, la formazione serve per colmare i limiti delle singole specificità. da lui è venuto un invito rivolto ai rappresentanti degli Ordini affinché "siano consapevoli che gli ordinamenti professionali devono essere moderni, superare i propri limiti ed aprirsi ad uno scambio di sinergie ed idee da sottoporre successivamente ai rappresentanti politici”.

E parlando di rappresentanti politici, al convegno sono intervenuti anche Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia, e Simona Vicari, sottosegretario allo Sviluppo economico (passata nei giorni scorsi al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) che hanno raccolto le sollecitazioni arrivate dagli Ordini professionali sulla realizzazione di una formazione condivisa.

Ferri ha aperto il suo intervento sottolineando come in tema di formazione bisogna sempre pensare alla tutela del cittadino. “Un Paese che voglia dare una svolta alla semplificazione, all’efficienza della Pa e della giustizia - ha sottolineato - deve avere professionisti capaci, preparati e autorevoli. È quindi necessario rafforzare il professionista che può sostituirsi alla Pa, consentendo al cittadino di arrivare prima al risultato. La sfida è quindi quella della formazione e della certificazione di qualità”.

Per quanto riguarda invece il tema della formazione condivisa, per Ferri “la complementarietà delle materie è fondamentale per lavorare in alcuni settori come la gestione dei beni sequestrati ed il fallimentare”. L’auspico dell’onorevole è che il protocollo a cinque sfoci in un regolamento da sottoporre per l’approvazione al ministero della Giustizia, il quale potrebbe coordinare in futuro la formazione continua multidisciplinare.

La senatrice Simona Vicari ha invece ricordato il recente successo dell’equiparazione dei professionisti alle pmi che ha permesso ai primi di accedere ai fondi strutturali e sociali europei, quindi anche alla formazione. “La formazione – ha affermato – è il valore aggiunto di un sistema che va a vantaggio non solo del singolo professionista, ma di tutto il Paese. È altresì necessario individuare una delega ad hoc per i professionisti, un sottosegretario al lavoro autonomo, iniziando dal disegno di legge sul lavoro autonomo. Ddl in cui è già prevista la detrazione per le spese di formazione per i professionisti”.