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Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

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Quando c’era la littorina

di Ester Annetta

Un’evidente tendenza degli ultimi anni è quella di modificare comuni espressioni linguistiche - ormai considerate vetuste - per adattarle alla visione globale ed alla modernità dei tempi. Il tutto a vantaggio non solo di sempre più invadenti inglesismi ma anche di funamboliche ricerche di formule che il più delle volte inscenano artificio più che variazioni di sostanza.
Del resto gli italiani – padroni di antica tradizione di lessici e grammatica – trovano facile agio in questa direzione, avvezzi da sempre alla risoluzione di imbarazzi linguistici mediante il conio di termini raffinati ed eufemismi da impiegare come abili travestimenti. Si è così passati dal nomenclare come collaboratrici domestiche quelle che un tempo erano dette serve o, al più, cameriere; sono diventati operatori ecologici gli spazzini; informatori scientifici i rappresentanti delle case farmaceutiche e così via.
La sostanza è rimasta però la stessa.
Quanto sa di inganno tutto ciò? Conta poco chiederselo finché gli ambiti di impiego mantengano un’utilità meramente stilistica, valendo solo a favorire una diversa e più apprezzabile considerazione di realtà tuttavia immutate: essere un operatore ecologico pare più nobile e meno disprezzabile che essere uno spazzino!
Ma quando i detti interventi toccano settori di portata socialmente e politicamente più rilevante, il dubbio diviene lecito: quanti comuni cittadini, per esempio, dopo mesi di replicati ritornelli hanno infine capito che la Legge di stabilità non è altro che quella che fino all’altr’anno si chiamava Manovra Finanziaria?
Certo, un’espressione dura come “Manovra” trasmette un senso di fatica, di impegno, di sudore; associata a “Finanziaria” incute addirittura terrore, lasciando immaginare quel mostro chiamato Tassa che con artigli e fauci spalancate aggredisce e divora le consistenze economiche di un popolo già anemico per via di continui prelievi…!
Legge di Stabilità è invece un’espressione docile e rassicurante, che quasi fa apparire non solo necessario ma addirittura altruistico ed eroico qualunque sacrificio richiesto ai singoli nell’interesse della comunità.
La Stabilità è quella coraggiosa amazzone che sconfigge draghi e mostri dai nomi, si, spaventosi (IMU, TASI, IRAP, IRAS) ma almeno sonoramente più simili a comiche esclamazioni o singulti, piuttosto che evocativi di dolorosi strumenti di tortura qual era quel “cuneo fiscale” che pareva infilzare con lancinanti fitte intercostali o lombo-sacrali!
Nella sostanza, però, qual è la differenza?
Il pericolo più serio delle formule nuove è forse quello di confondere ed illudere, quando poi, strappando il travestimento, si scopra esserci l’inganno.
E’ un po’ come la trappola dei nuovi treni Freccia. Un tempo era tutto più chiaro: c’erano solo la prima e la seconda classe per i treni delle lunghe tratte (e, al più, le cuccette o i vagoni letto); i regionali solo di seconda classe; e le care littorine (ma per carità: che non si fraintenda l’affettuoso aggettivo come un nostalgico pensiero di ritorno agli anni di quella Littoria che ne ha ispirato il nome!) – con i loro 25 km orari – , capillari che collegavano i paesi più interni alle arterie ferroviarie maggiori, e che erano luoghi mobili di ritrovo e convivialità al pari dei bar e delle sale parrocchiali.
Provate invece, oggi, a capire cosa significhino Business, Executive, Premium o Club e Smart (se si include pure Italo)! Sicuramente l’aria condizionata è sempre perfettamente funzionante (guai se così non fosse visto che i finestrini sono sigillati!) e – senza voler pure azzardare la verifica della genuinità del pellame (umano o animale?) dei sedili – sono comunque compresi nel lusso di tariffe esorbitanti la coccola del giornale, della bevanda e dello snack dolce o salato oltre ad un inquietante monitor che spocchiosamente ricorda che si sta viaggiando a 295 km orari! Pazienza allora se l’uso di termini nobilitanti pareggia in vanità soddisfatta l’alleggerimento del portafogli! Con le più semplici ed intuitive differenze di classe la scelta sarebbe stata almeno più economica!
Ecco allora che, per via dell’artificio che privilegia l’apparenza rispetto alla sostanza e che in maniera subdola ed ingegnosa disturba la percezione del vero, viene da domandarsi se, dopo tutto, l’utilizzo di formule più allettanti non sia un ulteriore espediente per – anche qui raffinando la sconcezza - …bastonare le terga!