Press

Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

Pressato

(Ri)tornando a casa

di Giovanni Castellani

Attraversare il Tevere dai Parioli verso Prati, quando c’è la partita infrasettimanale di sera, è diventato impossibile. Gas e freno, gas e freno, da quasi un’ora.
Non soffro per il traffico, quello è parte del DNA di noi romani, quanto piuttosto per il tempo che perdo; bene preziosissimo sempre più difficile da trovare.
Forse voglio fare troppe cose: lavoro, studio, università, famiglia, amici, impegno sociale, servizio alla categoria, pubbliche relazioni, sport, passioni personali da coltivare, etc. Mi sa che qualcosa dovrei levarmi.
Ecco perché, adesso, fermo in fila, la parola “pensione”, dopo 35 anni di professione e 4 di laurea riscattati, mi echeggia con un suono più suggestivo, molto meno legato all’età anagrafica, al decadimento fisico o all’intristimento che poteva evocare una volta, quando i pensionati passavano le giornate ai giardinetti.
Peccato che in pensione, nonostante i tantissimi soldi versati, sarà difficile andarci tout court.
Lo sappiamo, la previdenza “a ripartizione”, ha le sue degenerazioni finanziarie, ma quando il sistema stesso è “virtuoso”, come per la nostra cassa previdenziale, a beneficio dei pensionati, possono essere investiti i surplus con buoni frutti economici.
Molto del guadagno è, però, svilito dall’attuale sistema di tassazione delle casse private, enti non commerciali, che produce un aggravio tributario irragionevole, penalizzante persino rispetto ad alcune forme di risparmio previdenziale gestito dalle assicurazioni vita. E questo nonostante il patrimonio e i redditi delle casse private siano sottratti alla loro disponibilità, proprio perché esercitano una funzione delegata dallo Stato.
È così. Qualsiasi società di assicurazione che riceva premi per una previdenza privata può accantonare le somme dovute agli assicurati, compensando i rendimenti maturati; per le casse previdenziali, invece, i rendimenti degli investimenti effettuati sono imponibili una prima volta in capo alla cassa ed una seconda volta in capo ai beneficiari delle pensioni. La cosa mi sembra forse anticostituzionale.
Il legislatore dovrebbe ...
Ma cosa sto rimuginando? Sto ritornando a pensare “de jure condendo”, mettendo da parte, con un po’ di snobismo intellettuale, i problemi di “gettito”?
Spensierate fantasticherie di un giovane assistente universitario.
Se devo fantasticare, allora molto meglio il mio teatro dove, dopo aver scritto e recitato, mi prendo anche gli applausi! Anche quest’anno, dopo 23 anni, sto per andare in scena con la nuova pièce. E ora, dopo tanti anni, continuo a “tornare a casa”, a Dio piacendo. Non fraintendetemi, non vorrei affatto essere un “vero” pensionato, ma titolare di una “vera” pensione, quello si!
Vorrei poter decidere io cosa fare. E invece, con un tasso di sostituzione intorno al 30%, bisognerà continuare a lavorare.
Il che, di per sè, non è male, ma porta via tempo.