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Saf ai nastri di partenza

Le scuole di alta formazione per i commercialisti apriranno i battenti in autunno. Nel frattempo il Consiglio nazionale lavora al riconoscimento dei titoli di specializzazione

di Benedetta Pacelli

Ai nastri di partenza le Saf. Le tredici scuole di alta formazione per i commercialisti italiani, distribuite su tutto il territorio nazionale, infatti, apriranno i battenti il prossimo autunno e già si candidano a diventare un nuovo modello per la formazione dei professionisti del fisco, alternativo a quello tradizionale e spendibile (anche) per l’aggiornamento continuo obbligatorio.
Ma non solo perché obiettivo del consiglio nazionale è di rendere le attestazioni rilasciate dai corsi Saf equiparabili ai futuri titoli di specializzazione. Alla base del progetto di costituzione delle scuole, c’è un’idea del Consiglio nazionale che ha disegnato l’iniziativa in collaborazione con la Fondazione Nazionale di categoria e con il supporto degli Ordini territoriali, per legge i principali attori della formazione continua.

Le scuole
Per la realizzazione delle Saf, che si occuperanno appunto della formazione specialistica dei commercialisti, fornendo conoscenze approfondite e specializzate sui diversi settori, il Consiglio nazionale ha individuato undici macro-aree territoriali nell’ambio delle quali sono nate, al momento, tredici scuole in tutta Italia, e precisamente: Veneto-Friuli-Venezia Giulia-Trentino-Alto Adige, Piemonte-Valle-D’Aosta, Lombardia, Emilia-Romagna-Liguria, Toscana-Sardegna, Marche-Abruzzo-Umbria- Molise, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata-Calabria.
In ognuna di queste tutti gli iscritti alla sezione A e B, (non è escluso che per il futuro le scuole possano essere aperte anche ai tirocinanti) potranno seguire corsi di formazione qualificati afferenti ad una delle 10 aree di specializzazione legate ai temi di attuale interesse della professione: dalla revisione legale all’amministrazione e controllo delle imprese, dalle procedure concorsuali e risanamento d’impresa alle funzioni giudiziarie e metodi adr, e poi ancora economia degli enti locali e no profit, finanza aziendale, contenzioso tributario, consulenza e pianificazione fiscale ed infine i principi contabili e di valutazione economica, economia e fiscalità del lavoro.
Secondo il regolamento di nascita delle Saf, per i primi due anni di start up le Scuole saranno finanziate dal Consiglio nazionale, con un contributo complessivo di quasi 2 milioni di euro. Le attività formative saranno, però, finanziate anche attraverso la riscossione di un contributo minimo di iscrizione ai corsi, destinato esclusivamente alla copertura delle spese organizzative, dato il carattere non lucrativo delle Saf.
I commercialisti iscritti all’albo, spiega Massimo Miani, consigliere nazionale delegato all’università, tirocinio e rapporti con gli ordini territoriali, “potranno accedere ai corsi di alta formazione a costi contenuti rispetto a quelli di mercato. Le nostre scuole assicureranno un livello qualitativo dell’offerta formativa tale da garantire ai partecipanti non solo il mantenimento delle proprie competenze e capacità professionali, ma anche il loro accrescimento nelle aree in cui decideranno di “investire in conoscenza”.

L’organizzazione
Per dar vita al progetto a Roma si è pensato di creare un Coordinamento permanente Saf che, in questa fase iniziale si è occupato di promuovere la nascita delle scuole sui territori, in sinergia con i consiglieri territoriali di riferimento del Consiglio nazionale e con gli Ordini locali, e di valutare gli stati di avanzamento dei singoli progetti. Il coordinamento poi si è occupato di sviluppare i rapporti di collaborazione con le Università per la stipula delle convenzioni con le Saf.
Le scuole, infatti, possono individuare tra i docenti gli iscritti all’albo di categoria, ma anche i professori universitari, i magistrati o altri esperti nelle materie oggetto delle attività formative.
Grande attenzione, poi, in questa fase alla redazione di un regolamento di funzionamento interno ed alla predisposizione annuale di un progetto formativo dettagliato, suddiviso per materie. Ma il coordinamento si occuperà anche di vigilare sull’organizzazione e sul corretto funzionamento delle Saf, nonché sulla qualità dell’offerta formativa, cercando di evitare duplicazione di corsi e mantenendone sempre alta la qualità.
Al Consiglio nazionale, però, spetterà il compito di accreditare i percorsi formativi attuati dalle Scuole e rilasciare gli attestati di partecipazione secondo le modalità previste in un regolamento ad hoc. Sul sito web istituzionale del Consiglio sarà pubblicato l’elenco degli iscritti, suddivisi per area geografica e di specializzazione, che avranno conseguito l’attestato di partecipazione ai corsi.

Saf valide ai fini dell’obbligo formativo
Il progetto Saf del Cndcec è legato a doppio nodo anche al tema della formazione professionale continua della categoria, tanto da rendere le Saf un canale alternativo e parallelo rispetto ai tradizionali corsi erogati ai fini dell’adempimento dell’obbligo formativo previsto dalla legge (Dpr 137/12).
Obiettivo del Consiglio nazionale, infatti, è quello di fare in modo che i 200 crediti formativi rilasciati dalle scuole possano avere la stessa validità di due trienni di formazione continua obbligatoria (ogni triennio vale 90 cfp complessivi), attraverso un processo di riconoscimento che dovrà avere l’approvazione del ministero competente e, quindi, il via libera da parte del Consiglio nazionale.

La specializzazione, traguardo futuro
Ma non è finita qui, perché l’intenzione del Consiglio nazionale è quella di avviare il percorso per il riconoscimento, a livello legislativo, dei titoli di specializzazione. Come? Attraverso la modifica del dlgs 139/05 che dovrebbe ufficializzare - un po’ come avvenuto per gli avvocati - la nascita del titolo specialistico e quindi autorizzare le Saf a rilasciarlo.
Attualmente, infatti, non è possibile per un commercialista vedersi riconosciuto il titolo di specialista, anche se nella prassi già è così. Per questo dal Cn c’è l’intenzione di procedere ad una revisione dell’ordinamento professionale, all’interno del quale inserire un passaggio relativo all’ottenimento del titolo di specializzazione. La norma dovrà prevedere che quest’ultimo sia conseguito all’esito di un percorso formativo, tenendo conto anche dell’attività svolta nella Saf, ai fini dell’equiparazione successiva dei titoli conseguiti.
“Stiamo lavorando”, spiega ancora Miani “affinché nell’ambito della revisione organica del nostro ordinamento professionale venga contemplata la possibilità che il conseguimento del titolo di specialista possa essere rilasciato altresì per comprovata esperienza professionale maturata nel settore oggetto di specializzazione, ovviamente in subordine al possesso di determinati requisiti che saranno oggetto di puntuale verifica.”.

Le modifiche al regolamento
Accanto alla creazione delle Saf, però, gli occhi sono puntati sulle modifiche al regolamento della formazione continua richieste dal Consiglio nazionale al Ministero di giustizia. Due in particolare, spiega Miani, “le sollecitazioni fatte alla giustizia: l’esenzione dall’obbligo formativo per chi non esercita la professione e per chi è iscritto all’elenco speciale e l’eliminazione del tetto per la formazione a distanza”. L’attuale regolamento prevede, infatti, che attraverso la fad si possano acquisire fino ad un massimo di 20 crediti l’anno. Il limite, però, decade se per questo tipo di formazione sono utilizzate nuove tecnologie (come quelle biometriche, che permettono un controllo effettivo dell’iscritto). Si tratta, però, di sistemi ancora poco diffusi, sostiene il Consiglio nazionale, che, proprio per questo, ha chiesto alla giustizia di eliminare il tetto per tutte queste attività di fad tradizionali, per le meno fino a quando le nuove modalità non saranno del tutto diffuse.