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Sovrappeso, i rischi dei bambini italiani nell’età adulta

A minare la salute sono soprattutto l'alimentazione sbilanciata e lo scarso movimento. Modificare i fattori di rischio è possibile, eliminando il "cibo spazzatura" e diminuendo le attività sedentarie

I bambini italiani sono mediamente sovrappeso, o addirittura obesi, più che in altri Paesi del mondo: 20 bambini su 100 in Italia, 12 in Germania e in Francia, 16 in Gran Bretagna.
Un triste primato che si verifica in un Paese, l’Italia, che è per definizione la patria della dieta mediterranea che tutti ci invidiano, in Europa e nel Mondo.
Le ragioni di questo indesiderabile fenomeno sono soprattutto due: consumo eccessivo di calorie e di scarsa qualità, poca attività fisica.
La scuola dell’obbligo, purtroppo, prevede solo due ore settimanali di attività fisica e l’esonero dall’ora di ginnastica viene concesso dai maestri e dai genitori con molta facilità in troppi casi in cui non sarebbe necessario.
La combinazione di alimentazione sbilanciata e di pigrizia è alla base della epidemia di obesità che colpisce i nostri bambini, con grave danno per la loro salute attuale e futura: un bambino obeso diventerà un adulto malato precocemente di aterosclerosi e trombosi con tutte le conseguenze.
È nostro dovere di adulti prendere seriamente coscienza di questo problema e porre rimedio rapidamente ad abitudini che costituiscono un fattore di rischio grave per eventi cardiovascolari futuri quali infarto, diabete, ictus cerebrale e loro conseguenze.
Modificare i fattori di rischio è possibile con la conoscenza, l’assunzione di responsabilità e i fatti: significa salvare almeno 200mila persone ogni anno da malattie cardio e cerebrovascolari gravi, ma evitabili, partendo proprio da abitudini alimentari e attività fisica.
Il problema non è solo italiano, ma colpisce tutti i Paesi dell’Unione Europea anche se con gravità diversa. La colpa del fenomeno risiede nella diffusa e incontrollata disponibilità di tempo per attività sedentarie, come l’uso del computer e della televisione: si calcola che il tempo medio trascorso da ogni bambino svolgendo queste attività si aggiri intorno a 271 minuti al giorno, oltre 4 ore in Italia, in assoluto il più alto fra tutti i Paesi della UE.
Si tratta di un’abitudine diffusa e pericolosa che ha una ricaduta non solo sulla salute attuale e futura, ma anche sulla vita sociale e di comunicazione, sul rendimento scolastico e sull’autostima con un impatto economico tutt'altro che trascurabile.
Guidare i bambini, anche e soprattutto con l’esempio, su una strada di buona abitudini può fare una differenza fondamentale, è un investimento sulla loro salute e su quella di tutta la famiglia e produce risparmi anche in termini economici nella prospettiva degli anni che arriveranno.
La diffusione dell’obesità è legata anche all’alimentazione ed è una responsabilità dei genitori, ma anche sociale: i bambini sono bersagliati da pubblicità che rendono attraente il “cibo spazzatura” e gli scaffali del supermercato propongono a basso prezzo confezioni enormi di bevande zuccherine o di snack. Niente fa male a piccolo dosi e non è necessario sentirsi in castigo se non si può consumare una merendina: è il troppo che provoca danno.
Rendere i bambini e le loro famiglie più informate e consapevoli dell’importanza di saper scegliere che cosa e quanto mangiare e come e quanto tempo dedicare all’attività fisica è il passo fondamentale irrinunciabile e urgente per proteggere la salute di tutta la famiglia.
Il sovrappeso, facile da raggiungere ma difficile da ridimensionare, ha un forte impatto sulla probabilità di diventare con il passare del tempo adulti malati di ipertensione e di diabete.
Ipertensione, diabete e obesità concorrono fortemente alla probabilità di comparsa di infarto, ictus cerebrale, aterosclerosi e trombosi in età sempre più precoce: malattie che eravamo abituati a incontrare e diagnosticare in età avanzata si presentano oggi sempre più spesso anche durante l’adolescenza e comunque ben prima dei 65 anni.
Le malattie cardiovascolari da trombosi sono il killer numero uno in Europa, responsabile del 45% di tutte le morti con un costo di oltre 210 miliardi di euro ogni anno.
Sono numeri spaventosi, drammaticamente destinati ad aumentare di oltre il 5% ogni anno nei prossimi 10 anni, con un impatto sul PIL di mezzo punto ogni due anni: nessun Governo avrà risorse sufficienti per curare e riabilitare coloro che si ammaleranno.
E questo senza calcolare la perdita in termini economici che ciascuna delle persone colpite causerà come ricaduta sulla propria famiglia e sul proprio Paese.
Dobbiamo rassegnarci? Assolutamente no, dobbiamo immediatamente prendere provvedimenti mirati a far sì che ognuno di noi si renda conto del problema e del pericolo e metta in atto, con coscienza e senso di responsabilità, misure mirate a cambiare abitudini che sono pericolose per la nostra salute attuale e ancora più minacciose per la nostra salute futura.
Cominciando da cose semplici: come quelle che suggerisce ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus che da 30 anni lotta contro la Trombosi:
- stabilire di trascorrere due sere alla settimana senza tv, computer e telefonino, per esempio avviando conversazioni interessanti a tavola che raccontino la storia della famiglia, aneddoti accaduti durante il giorno a noi o ai nostri figli, dando inizio a una buona ed interessante tradizione: potremmo stupirci di quanto questa iniziativa venga apprezzata dai ragazzi;
- organizzare un fine settimana all’aperto, in bicicletta, a piedi, di corsa, in canoa. Ognuno come può, anche solo camminando o facendo una gara di corsa nei sacchi, coinvolgendo gli amici e i loro figli per fare un salto nelle buone abitudini e creare un contagio benefico nel vostro gruppo: ve ne saranno tutti grati;
- cucinare insieme suddividendo i compiti e scegliendo le ricette dell’agenda del cuore di ALT: i vostri figli si divertiranno a fare i grandi cuochi, occupazione peraltro molto di moda e utile;
- inventare nuovi sapori in cucina: frutta e verdure nuovi e cucinati in modo nuovo, la varietà è il sale della vita;
- imparare a guardare le dimensioni del nostro piatto, che il sapore del cibo si sente in bocca, che masticare lentamente facilita la digestione, che ci si sazia anche con gli occhi. Tutta la famiglia insieme su una nuova strada, per la salute, per dire no alla trombosi: si può fare, si deve fare.
Fare una scelta significa riappropriarsi del proprio futuro: e se è per il bene non solo nostro ma dei nostri figli, vale di più!