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Stermy, il campione italiano dell’e-sport nel mondo

Alessandro Avallone è da oltre 10 anni una leggenda a livello mondiale. Professional gamer, ma anche attivamente impegnato per lo sviluppo del settore, è co-fondatore di FACEIT, la piattaforma di riferimento dedicata alle competizioni videoludiche

di Sara Argentina

In Italia, nel 2015, il mercato dei videogiochi ha totalizzato oltre il miliardo di dollari (dati Newzoo) e si stima che a livello mondiale ne raggiungerà circa 90 nel 2016.
Si tratta di un settore, dunque, particolarmente effervescente e con numeri in costante aumento. Tuttavia non sono in molti a sapere che è anche un ambito in cui si incontrano e scontrano non solo giocatori dilettanti o casual gamer, come sono detti in gergo, ma anche giocatori professionisti.
I tornei, in diretta televisiva o in streaming, hanno in palio centinaia o addirittura milioni di dollari e stanno registrando un ingente aumento di spettatori in tutto il mondo: la maggior parte dei professional gamer ha infatti un seguito quasi paragonabile a quello di altri campioni di sport più consolidati e tradizionali.
Tra essi spicca un italiano, Alessandro Avallone, in arte Stermy, che da oltre 10 anni è uno dei giocatori di videogame professionisti più forti e famosi a livello internazionale.
La passione di Alessandro per i videogiochi ha inizio verso i 3 anni, quando la famiglia gli regala le prime console, come accade per tanti altri bimbi. Nel paesino ligure, dove cresceva e trascorreva le giornate con gli amici, ma anche studiava e coltivava le proprie passioni - calcio, tecnologia e videogiochi - si stava formando un campione.
Dopo la partecipazione e la vittoria a diversi tornei nazionali, dove inizia a farsi notare per il suo talento, arriva la notorietà nel 2002 quando, a 15 anni, Stermy balza nella scena mondiale qualificandosi alle Olimpiadi dei videogames che si sarebbero disputate a Daejeon, in Sud Corea, rappresentando l’Italia: da lì inizia una carriera all’insegna dei successi, ed è quindi leggenda!
Modi da lord inglese, tanta capacità di autocontrollo e pazienza - anche quando assediato da una folla di fans che gli chiede un autografo o vuole strappargli una sfida all’ultimo “sparatutto”, Stermy ha oggi 29 anni e ha giocato ad oltre 9 titoli a livello competitivo, cosa che pochissimi in tutto il mondo sono riusciti a fare. Al contempo lavora a stretto contatto con il suo team per portare avanti diversi progetti, anche di business, per l’industria dell’E-sport.
Gli abbiamo rivolto alcune domande per capire meglio questo ambito e cosa significa essere giocatore professionista e campione di electronic sport.

Come nasce la tua passione per i videogiochi?
Sono sempre stato una persona molto competitiva ed amante degli sport: mi allenavo di continuo per migliorarmi e per divertirmi. La mia carriera nell’E-sport è nata per hobby, giocando online con amici e partecipando ai primissimi tornei italiani in “rete locale”.
La competizione era altissima, sebbene fosse tra ragazzi ed a livello amatoriale e, nel 2002, ho deciso di allenarmi per diversi mesi per partecipare al campionato italiano che garantiva un posto alle Olimpiadi dei videogames. E’ stato allora che vincendo quel torneo, a 15 anni, sono entrato definitivamente nell’ambito “professionale” di questa industria. Un’esperienza fantastica che mi ha fatto anche capire come quel tipo di competizioni fosse già considerato uno sport in molti Paesi e trasmesso in diretta televisiva. Era tutto già “spettacolarizzato” e ne sono rimasto affascinato.
Il mio spirito competitivo mi ha portato quindi a continuare ad allenarmi ed a partecipare a tornei internazionali per poter diventare uno dei migliori giocatori al mondo. Due anni dopo ho battuto uno dei più grandi campioni, Fatal1ty, e sono riuscito a giocare la finale per un campionato mondiale.

In che modo l’essere diventato famoso e campione ha influito sulla tua vita quando eri ragazzo?
Sono sempre stato un ragazzo molto semplice, ma che amava le competizioni: per me era importante il torneo ed arrivare sul podio ogni volta che partecipavo a qualsiasi evento. Questa mia passione, tramutatasi in un vero e proprio lavoro, ha ovviamente influito molto nella mia vita, ma per lo più positivamente.
Ovviamente ho passato tanto tempo lontano dalla mia famiglia e dagli amici, ma grazie agli E-sport ho anche avuto la possibilità di viaggiare molto e di entrare in contatto con culture e modi di vivere completamente diversi, oltre che di crescere come persona e fare esperienze che forse nessun’altra attività mi avrebbe permesso. Inoltre ho conosciuto persone fantastiche, amici con cui ancora oggi ho contatti o con cui lavoro.

In che modo questa passione si è trasformata in una professione?
I migliori giocatori professionisti a livello mondiale hanno contratti con sponsor individuali e/o con la propria squadra che forniscono i mezzi per potersi allenare al meglio e sostengono le spese delle trasferte per partecipare agli eventi ed ai tornei. Il guadagno aggregato dei giocatori è quindi relativo al loro posizionamento nei tornei, ai contratti, al numero delle partecipazioni ad eventi e tornei, agli sponsor personali, etc.
Io sono stato uno dei pionieri ed ambasciatori dell’electronic sport nel mondo. Ho giocato la maggior parte delle mie competizioni in un momento diverso da quello attuale, quindi studiando e pianificando anche il mio futuro dopo le competizioni. Nel corso degli anni, ho lavorato sul mio brand collaborando con diverse aziende del settore nello sviluppo di prodotti ad alte prestazioni dedicate ai videogiocatori e ho condiviso le mie esperienze nello sviluppo di titoli competitivi. Inoltre ho co-fondato FACEIT, la piattaforma di riferimento dedicata alle competizioni videoludiche.
Insomma, ho continuamente ampliato i miei orizzonti sviluppando diverse attività legate a questo settore e che porto avanti quotidianamente.

Quali sono le ambizioni future di Stermy?
Supportare e continuare a far crescere l’E-sport e la sua industria, ma anche rivoluzionarla con esperienze videoludiche completamente innovative: questa è la mia attuale ambizione, nient’altro che l’evoluzione della mia esperienza di videogiocatore.

Quali sono le doti che deve avere un campione di E-sport?
Sono richieste diverse abilità quali un’ottima coordinazione mano-occhio, riflessi, capacità di multitasking, matematica, comunicazione, studio del gioco (gameplay, fisica, engine, etc), talento e tanto, tanto allenamento!
La maggior parte dei giocatori inizia la carriera partecipando a tornei online per poi competere in tornei dal vivo, pian piano sempre più importanti. Una volta raggiunti determinati risultati, molti di essi hanno l’opportunità di entrare in squadre e rappresentare brand che permettono di concentrarsi solo sui tornei, ricevendo pieno supporto nel loro allenamento e durante le competizioni. Un po’ come accade negli sport più tradizionali: le modalità e la crescita per diventare un professional gamer sono molto simili.

Tu trascorri molto tempo all’estero, esistono differenze sostanziali a livello di mercato e di utenza?
Ho vissuto l’evoluzione del mercato degli ultimi 15 anni e sono contento di poter dire che oggi la mentalità e la cultura verso il videogioco ha fatto grandi progressi nel nostro Paese. Si è passati da un mercato di “nicchia” a qualcosa di molto più importante: i videogiochi sono visti come una forma d’arte, una forma di intrattenimento senza età. Media, aziende del settore e le stesse case di sviluppo di videogiochi si interessano sempre di più al mercato dell’E-sport e hanno iniziato a investire anche in Italia. Siamo però ancora agli inizi e molto indietro rispetto ad altri Paesi dove l’E-sport è ormai qualcosa di affermato, ma sono sicuro, vista la crescita esponenziale a livello globale del settore, che anche l’Italia riuscirà a tagliarsi il suo spazio importante in un futuro non troppo lontano.

Da utente e da operatore del settore cosa vorresti per il futuro del gaming?
A livello personale mi piacerebbe vedere un’evoluzione nel modo di vivere l’esperienza di gioco. Il 2016 sarà l’anno del lancio della Virtual Reality e c’è sicuramente tanta attesa per capire come verrà utilizzata ed integrata questa tecnologia nei videogames. Il messaggio principale che posso lanciare alle aziende è quello di essere sempre originali nei propri progetti, fedeli alla propria community ed ai propri giocatori quando si crea un servizio o si sviluppa un videogioco. Spero di vedere sempre più attività legate al mondo dell’E-sport nel nostro Paese nei prossimi anni e se qualcuno un domani decidesse di investire in questo mercato, consiglio di farlo assieme a partner che conoscono appieno il settore.