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Via libera ad equo compenso. Miani: "Tappa importante"

Il presidente dei commercialisti: “L’approvazione della norma riconoscimento del ruolo delle professioni. Ora estenderla anche a funzioni di interesse pubblico”

di Mauro Parracino

Via libero definitivo della Camera al Decreto fiscale contenente, tra le altre, la norma relativa all’equo compenso. Proprio sull’approvazione finale della misura sull’equa remunerazione dei professionisti esprime il suo apprezzamento il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani. “L’approvazione definitiva dell’equo compenso - spiega - è una tappa molto importante sulla via del riconoscimento del ruolo svolto dalle professioni e del rispetto dovuto al loro lavoro”. Secondo Miani, a differenza di quanto sostenuto nei giorni scorsi dall’Antitrust, la norma “non è affatto un freno alla concorrenza, ma è anzi uno strumento utile a garantire una maggiore qualità delle prestazioni professionali offerte, con evidenti ricadute positive per l’intera collettività”. Miani aggiunge anche che “sarà importante in futuro lavorare per un ampliamento del suo ambito di applicazione. Sarebbe ad esempio utile estenderlo a tutte le funzioni di interesse pubblico, tra le quali rientra a pieno titolo il collegio sindacale”.

Il presidente dei commercialisti sottolinea anche come esso costituisca “un ineludibile corollario al divieto di abuso di dipendenza economica previsto nel Jobs act degli autonomi”. Una norma, quest’ultima, che il Consiglio nazionale dei commercialisti è “fortemente impegnato a diffondere presso i suoi iscritti”.

“L’auspicio - aggiunge il Consigliere delegato ai compensi ed onorari professionali, Giorgio Luchetta – è che l’introduzione dell’equo compenso possa concretamente accrescere le tutele in modo particolare per i giovani professionisti che, con un potere contrattuale oggettivamente basso, si vedono costretti, da contraenti deboli, ad accettare incarichi poco appetibili e con compensi spesso irrisori. E soprattutto a loro - conclude Luchetta - che la politica deve rivolgere il suo sguardo, per evitare che la situazione di evidente disagio in cui operano possa indurli a rinunciare all’attività professionale, creando nel medio termine le basi per un indebolimento del sistema ordinistico italiano la cui centralità nel sistema economico del nostro paese va invece preservata”.