Press

Professione Economica e Sistema Sociale Testata Ufficiale del Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

Economia&Lavoro

Zone economiche speciali, serve un inquadramento nazionale

Lo studio CNDCEC -FNC ne evidenzia le potenzialità per Il Mezzogiorno. Ma da sole non bastano. Focus anche sulle “Zone Logistiche Semplificate”

di Valeria Aniello

Le politiche dell’Unione europea considerano il trasporto marittimo, e in particolare quello a corto raggio, come un settore chiave dell’economia, capace di contribuire in maniera determinante allo sviluppo dei territori. L’Italia, con i suoi numerosi porti e la sua peculiare configurazione geografica, nel quadro del trasporto a corto raggio ha un ruolo particolarmente dominante rispetto ad altri Paesi europei.

Le Zone Economiche Speciali (ZES) rappresentano, l’ultima frontiera della riflessione sulle politiche istituzionali per lo sviluppo del Mezzogiorno; tale politica si concentra, per l’appunto, sui porti, nei quali si intendono valorizzare gli insediamenti imprenditoriali e i progetti di investimento capaci di rendere trainanti i settori di punta dell’economia italiana e meridionale, quali l’agroalimentare, l’aeronautica e l’automotive e il sistema del Made in Italy in generale.

Dopo anni di dibattito, un’accelerazione alla realizzazione delle ZES proviene dal Decreto Legge 20 giugno 2017 n.91 “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”, cosiddetto “Decreto Mezzogiorno”.

L’art. 5, comma 1, prevede che, a seguito dell’istituzione di una “ZES”, le nuove imprese o quelle esistenti, che avviano un programma di attività economiche imprenditoriali o di investimenti di natura incrementale nella ZES:
• possono essere destinatarie di procedure semplificate;
• possono avere accesso alle infrastrutture esistenti e previste nel Piano di sviluppo strategico della ZES alle condizioni definite dal soggetto per l’amministrazione (ossia dal Comitato, di cui all’art. 4), nel rispetto della normativa europea e delle norme vigenti in materia di sicurezza, nonché delle disposizioni vigenti in materia di semplificazione previste dagli artt. 18 e 20 del decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 169.

Come precisa l’art. 5, comma 2, le imprese che investiranno nelle ZES in Italia, infatti, potranno beneficiare della misura del credito di imposta (Legge 28 dicembre 2015, n. 208) con elevazione dell’investimento massimo da 15 a 50 milioni di euro, in relazione agli investimenti effettuati dalle aziende stesse, che dovranno restare nella Zona per almeno 7 anni.

Misura parallela è stata messa a punto, dopo pochi mesi, per le cosiddette “Zone Logistiche Semplificate” localizzate nel Centro Nord.
Tra il decreto legge istitutivo delle Zone Economiche Speciali e l’approvazione del regolamento attuativo, la riflessione sulle agevolazioni ai porti del Nord ha dato luogo a una misura speciale, destinata alle cosiddette “Zone Logistiche Semplificate”, approvata con un emendamento apportato alla Legge di Bilancio 2018.

La legge di bilancio, ai commi 61-65, prevede che i porti che non possono beneficiare delle Zone Economiche Speciali previste dal D.L. del 20 giugno 2017 n. 91 (Decreto Sud) potranno godere delle procedure semplificate previste dall’art. 5 (lettera a, comma 1) di tale Decreto. L’obiettivo è dunque di favorire la creazione di condizioni favorevoli allo sviluppo di nuovi investimenti nelle aree portuali delle Regioni in cui non si applica il Decreto per il Mezzogiorno.

È notizia recentissima l’approvazione con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’istituzione delle ZES nella Regione Campania e nella Regione Calabria.
Il documento messo a punto dal Consiglio e dalla Fondazione nazionali dei commercialisti intende fornire una panoramica delle misure previste e, sulla scorta della riflessione sulle risorse e sugli strumenti disponibili nelle Regioni e delle politiche di coesione in corso, intende offrire suggerimenti a carattere valutativo sui rischi di implementazione di tali misure, nonché gli accorgimenti per renderle efficaci e per raggiungere l’impatto economico e sociale previsto, adottando un approccio valutativo che si basa su una lunga esperienza maturata nell’ambito delle politiche di sviluppo e coesione.

L’esame di un caso studio accompagna queste riflessioni e diviene un punto di riferimento concreto per la lettura delle singole specificità territoriali, dal Nord al Sud del Paese, pur confermandosi indispensabile, in un settore di tale importanza, un inquadramento nazionale delle policy. Non appena il quadro delle iniziative regionali sarà più completo, si procederà ad un aggiornamento del documento con un'analisi dettagliata dei singoli piani regionali.

Le ZES sono solo una parte delle misure necessarie per far decollare il Mezzogiorno, ma da sole non bastano. Occorrerebbe, infatti, la realizzazione rapida ed efficace di un sistema logistico-trasportistico meridionale da inquadrare nel contesto nazionale del Piano Nazionale dei Trasporti, orientando i fondi Europei e quelli nazionali a una programmazione e (soprattutto) a un’attuazione concertate, attente e mirate. Questo inquadramento nazionale servirebbe anche a creare messa a sistema, complementarietà e valorizzazione dei siti portuali, sfruttandone le peculiarità ed evitando che i programmi strategici perdano di consistenza sovraregionale e vengano concepiti con i limiti di un’ottica troppo locale.