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Miani: "Gli schemi di decreto sul no profit sono un passaggio cruciale"

Per il Consiglio nazionale dei commercialisti si tratta di un “lavoro positivo ma migliorabile". Postal: "Presenteremo nostre proposte alle Camere”

“La pubblicazione degli schemi di decreto sul no profit segna indubbiamente un passaggio cruciale per il completamento del progetto di riforma del Terzo settore”. E’ quanto afferma il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani.
“La previsione di un sistema unico e coordinato di norme - spiega Miani - portato avanti in questi mesi dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sotto la responsabilità del sottosegretario Luigi Bobba, non può che essere giudicato positivamente, stante la complessità che la presenza di disposizioni di diversa natura inevitabilmente comporta nella gestione delle organizzazioni e nel rapporto di queste con l’amministrazione finanziaria”.

Tra gli aspetti dello schema giudicati con favore dalla categoria, ci sono l’affermazione di importanti principi quali “la definizione di un comparto di economia sociale che aspira ad avere un maggiore appeal, la costituzione di un Registro unico nazionale, che essendo di pubblico accesso consente un salto in avanti nella trasparenza e nell’informazione economico finanziaria riguardante il Terzo Settore, la creazione di sistemi di amministrazione e controllo più standardizzati e professionalizzanti, la definizione di un sistema fiscale compatibile con il diritto dell'Unione europea che consente di superare le criticità derivanti dalla sovrapposizione di norme generali poco utilizzate e regimi derogatori che hanno offerto il fianco a procedure di infrazione, la disciplina di fenomeni economici come le operazioni straordinarie, oggi già presenti ma ancora non normate”.

“L’articolato – aggiunge il consigliere nazionale delegato al no profit, Maurizio Postal - come inevitabilmente avviene in processi di riordino così epocali come quello in oggetto, è migliorabile dal punto di vista regolamentativo e tecnico, vista anche la sua evidente complessità. Per tale motivo presenteremo alle Commissioni parlamentari interessate un documento di Osservazioni, contenente apposite proposte di emendamento, tese a meglio coordinare le norme, nonché i ruoli e le responsabilità dei soggetti chiamati a operare all’interno di quelli che adesso sono definiti come “enti del Terzo settore””.

“Il nuovo articolato – evidenzia Postal - comporterà un periodo transitorio non irrilevante, considerata l’introduzione delle norme, la pubblicazione di ulteriori previsioni attuative e l’organizzazione del Registro unico nazionale. La costituzione di quest’ultimo è un passo avanti importante verso la trasparenza delle organizzazioni che gestiscono spesso risorse pubbliche e che vogliono ambire a ricevere benefici fiscali in virtù dell’attività svolta. Su tale aspetto, come su altri contesti di interesse della professione, come l’amministrazione e la rendicontazione, il rapporto tra la disciplina del controllo di legalità e la revisione legale e la correlazione di talune norme fiscali, cercheremo di dare osservazioni costruttive”.

Il Consiglio nazionale esprime poi “parziale soddisfazione” sulle scelte relative all’organo di controllo interno. “Il Ministero – prosegue Postal - ha ascoltato la nostra richiesta di qualificazione dell’organo, che è prevista nell’articolato mediante il richiamo agli stessi presupposti professionali previsti per le società, ma il testo attuale prevede questa qualificazione, anziché per l’intero organo di controllo, solo per almeno un componente qualora l’organo sia collegiale”.

“Per quanto riguarda la parte tributaria dello schema del decreto – conclude Postal - si accoglie con favore l'individuazione di una nozione di ente non commerciale che presenta una maggiore certezza applicativa, grazie soprattutto all'irrilevanza attribuita alle attività secondarie e strumentali, ai fini della perdita di detta qualifica. Tuttavia, anche su questo tema ci riserviamo di presentare proposte emendative, al fine di meglio tracciare il passaggio, voluto dalla legge delega, da una nozione di non lucratività oggettiva a una soggettiva”.