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Orlando: “Subito al via il tavolo sul nuovo ordinamento dei commercialisti”

Il Ministro della Giustizia si dice d’accordo con il CNDCEC su specializzazioni, incompatibilità e sistema elettorale. Sì ad un ruolo più centrale per il collegio sindacale

di Mauro Parracino

Mettere le professioni nelle condizioni di esprimere tutte le loro potenzialità, dopo anni in cui la politica ha invece costantemente provato a isolarle. Affrontare senza tabù il tema dell’equo compenso e quello delle funzioni sussidiarie. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, delinea con Press e Eutekne.info la sua strategia sul sistema ordinistico, ribadendo l’attenzione per i commercialisti già dimostrata a febbraio con la partecipazione alla cerimonia di insediamento del nuovo Consiglio nazionale. E annuncia che già nei prossimi giorni partirà il tavolo chiesto dalla categoria per la riscrittura del DLgs. 139/2005. Un tavolo, anticipa Orlando, che “sarà snello nella composizione e rapido nei lavori”.

Ministro, nelle ultime settimane si registra un cambio di tendenza nella considerazione delle professioni. Ciò è dovuto al clima di fatto già pre-elettorale oppure ci si è davvero resi conto del ruolo che esse possono svolgere per il Paese?

Da quando mi sono insediato in via Arenula, ho voluto che il Ministero non fosse solo appannaggio di alcune categorie, ma che tutti dai magistrati, al personale amministrativo, alle professioni vigilate trovassero un punto di riferimento serio e affidabile. Penso di aver cercato di onorare questo impegno col confronto approfondito e costante in particolare col mondo delle professioni, che negli ultimi anni era stato un po’ negletto. La mia idea è che se un Paese ha a disposizione persone molto formate, specializzate, competitive, sia assurdo cercare di spingerle in un angolo e isolarle, trattandole solo come voce di costo, ma che anzi vadano messe in condizione di esprimere tutto il loro potenziale. Non penso che convenga solo ai professionisti, penso corrisponda all’interesse generale. Quanto al clima pre-elettoral, non credo che roboanti proclami dell’ultimo momento siano molto producenti per chi li fa; penso che anche in termini di consenso sia molto più apprezzato il lavoro, ben più faticoso, di lunga lena, l’ottenere dei risultati, la disponibilità al confronto sempre, la capacità di dare risposte alle esigenze reali delle persone.

A proposito di ruolo, il provvedimento sul lavoro autonomo delega il Governo ad individuare una serie di ambiti in cui affidare la competenza alle professioni ordinistiche. Qual è la sua idea in proposito?

Il testo attualmente in discussione in Senato del DDL sul lavoro autonomo include una delega al Governo per l’individuazione degli atti delle amministrazioni pubbliche che possono essere rimessi anche alle professioni organizzate in ordini o collegi in relazione al carattere di terzietà di queste, ovviamente con individuazione delle circostanze che possano determinare condizioni di conflitto di interessi nell’esercizio delle funzioni rimesse ai professionisti. Credo che questo sia molto nello spirito dell’art. 118 della nostra Costituzione, che promuove la sussidiarietà orizzontale attraverso la promozione dell’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale.

Di recente, ha sostenuto la necessità di introdurre un equo compenso. E’ una prospettiva realmente percorribile nell’attuale scenario politico?

In materia di professione forense ho presentato, perché venga discusso in Consiglio dei Ministri, un disegno di legge che intende porre rimedio alle situazioni di squilibrio nei rapporti contrattali tra professionisti e clienti “forti”, come per esempio banche e assicurazioni. Nelle convenzioni stipulate con tali soggetti, il regolamento contrattuale troppo spesso si caratterizza per la presenza di clausole che possono assumere natura vessatoria e che possono determinare un eccessivo squilibrio contrattuale tra le parti in favore del committente prevedendo un compenso non equo corrisposto al professionista.

In cosa consiste la proposta?

In questa mia proposta, si presumono vessatorie fino a prova contraria le clausole che comportano un compenso non equo e che consistono, tra l’altro: nella riserva al committente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto; di recedere dal contratto senza congruo preavviso; di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto o di pretendere prestazioni aggiuntive da prestare a titolo esclusivamente gratuito; nella pattuizione di termini di pagamento superiori ai sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del committente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente. Io credo che questo disegno di legge possa costituire, almeno in parte, un modello da estendere alle altre professioni, ovviamente valutando attentamente le differenze e le specificità di ciascuna professione, ne discuteremo da subito con il neoeletto CNDCEC.

Il nuovo Presidente dei commercialisti, Massimo Miani, punta molto sul tema delle specializzazioni professionali, sulla ridefinizione delle incompatibilità e su un rinnovato sistema elettorale per la categoria. Condivide questi obiettivi?

Questa impostazione mi trova molto d’accordo; sono convinto che la specializzazione sia lo strumento migliore affinché i professionisti possano competere, senza abbassare la qualità del proprio lavoro, in un mercato che altrimenti rischia di scaricare la competizione solo sul costo delle prestazioni professionali. E’ mia intenzione portare avanti con i commercialisti un dialogo produttivo per rivedere il regime delle incompatibilità. Altrettanto per quanto riguarda il sistema elettorale, stiamo modificando le normative elettorali di varie professioni, cercando di tenere fermi i principi comuni di rappresentatività ed economicità.

Si è parlato anche dell’apertura di un tavolo con il Consiglio nazionale per la riscrittura della legge ordinamentale. Può dirci che tempi prevede per questo percorso?

Ne ho discusso col Presidente Miani, e con il Consiglio Nazionale al momento del suo insediamento. Intendo far partire i lavori di questo tavolo, che sarà snello nella composizione e rapido nei lavori, già nei prossimi giorni.

Nel disegno di legge delega per la riforma della crisi d’impresa e dell’insolvenza è prevista l’estensione nelle srl dei casi in cui è obbligatorio il ricorso al collegio sindacale. Cosa ha indotto il legislatore ad introdurre una novità così significativa?

Nel DDL prevediamo l’estensione dei casi nei quali è obbligatoria la nomina dell’organo di controllo o del revisore, da parte della società a responsabilità limitata. Tutte le analisi più serie ci dicono che la capacità preventiva dell’attività di revisione apporta all’impresa stessa e al sistema economico, e da Ministro della Giustizia aggiungo anche al sistema Giustizia, molti benefici. La nostra intenzione, in un’ottica preventiva, è garantire alle imprese di disporre di informazioni adeguate sulla propria solidità economico-finanziaria.

Il rilancio dei controlli societari è in qualche modo la conferma della centralità del ruolo di garanzia assolto dai commercialisti?

In generale la previsione del rafforzamento dei controlli effettuati sulle società ha finalità preventive e dissuasive. Sicuramente, ciò comporta un maggior impegno dei professionisti che devono assicurare il rispetto della legalità. Io penso che per troppo tempo i professionisti siano stati considerati come voci di costo da comprimere al massimo, questa impostazione ha danneggiato in primis i professionisti, ma ora possiamo dirlo certamente non ne ha beneficiato il sistema economico nel suo complesso, le cui patologie sono ben altre. Anzi, da un rinnovato protagonismo dei professionisti il nostro sistema economico nel suo complesso può trarne giovamento ed elementi di competitività che dovranno essere necessariamente basati sulla qualità di prodotti e servizi.