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Una giovane archeologa per il Marta

Eva Degl’Innocenti si insedierà ufficialmente presso il Museo nazionale archeologico di Taranto il 1° dicembre. «Sarebbe un sogno avere un commercialista che lavori a stretto contatto con noi»

di T. Mas.

Eva Degl’Innocenti, archeologa pistoiese di 39 anni, è il nuovo direttore del Marta, il Museo nazionale archeologico di Taranto. È uno dei 20 top manager voluti dal ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini a capo dei maggiori musei italiani (ed una dei quattro connazionali che torna dall’estero), attraverso una procedura di selezione internazionale.

La neo direttrice, che si insedierà ufficialmente il 1° dicembre, rientrerà dalla Francia dove ha lavorato 8 anni ricoprendo i ruoli di direttrice del Museo Coriosolis, ricercatrice e project manager del Museo nazionale del Medioevo di Parigi. Dal 1995 al 2008 ha condotto scavi archeologici in Italia e Tunisia. È inoltre autrice di numerose pubblicazioni e ha insegnato in diverse università italiane e francesi.
La nomina dei nuovi direttori provenienti da tutto il mondo è stata oggetto in patria di un’accesa polemica. All’estero, secondo Degl’Innocenti, non ci sarebbe stata la stessa critica. «La nomina», afferma, «non avrebbe destato alcuno stupore o polemica. La Francia, per esempio, è un ambiente cosmopolita ed una tale scelta sarebbe stata considerata un arricchimento e non un difetto».

La nuova direttrice cercherà prima di tutto di risolvere uno dei punti deboli del sito: la scarsa affluenza. Il museo archeologico di Taranto, infatti, pur essendo uno dei più importanti al mondo per le sue collezioni magnogreche ed i suoi Ori, stacca una media di tremila biglietti al mese, un numero insufficiente per un sito di tale pregio.
È il Centro studi di Confindustria a certificare che il Sud si mostra scarsamente capace di attrarre turisti stranieri. Dei circa 30 miliardi di euro all’anno che mediamente costituiscono la spesa dei turisti stranieri in Italia, infatti, solo il 13% circa, cioè poco più di 4 miliardi di euro, fluisce al Sud. Per invogliare i visitatori dell’Expo a recarsi al Marta, per esempio, presso lo stand della regione Puglia, all’interno del Padiglione Italia, sono stati esposti alcuni Ori della collezione di Taranto. Chissà se la strategia funzionerà, ma, in attesa dei turisti stranieri, Degl’Innocenti cercherà di aprire le porte ai tarantini. Il suo progetto per il Marta, infatti, prevede l’ampliamento delle fasce di pubblico a quei settori che non hanno mai visto o frequentano poco il museo (scuole e città operaia in primis), perché, a suo avviso, «il primo turista da attrarre è quello locale per rendere il museo un luogo di legame sociale». Del resto, il nuovo percorso espositivo inaugurato nel 2007 illustra la storia di Taranto e del suo territorio, sviluppandosi per fasce cronologiche dalla preistoria all’alto Medioevo.

Spostando il focus sul tema dei finanziamenti per realizzare i progetti che ha in mente, la nuova direttrice cercherà di utilizzare al Marta la formula “mecenatismo e sponsorizzazioni”, molto diffusa in Francia, ma che in Italia stenta a decollare. Visto che le risorse statali sono scarse, si apre ai privati. «La novità della legge Franceschini – afferma Degl’Innocenti – è dare autonomia finanziaria ai musei. Di conseguenza, il direttore dovrà essere una figura dinamica, un ricercatore ed un manager alla ricerca di fondi. Il mecenatismo e le sponsorizzazioni sono due sistemi che agevolano fiscalmente i privati ed aumentano le possibilità per i musei di fare cultura». L’Art bonus, per esempio, stabilizzato e reso permanente al 65% dalla legge di stabilità, consente sgravi per ogni erogazione liberale a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano. «Non bisogna però dimenticare che le donazioni da parte di un grande gruppo, di una piccola impresa o di un singolo cittadino sono fondamentali anche per legare le persone al museo, nell’ottica ben più ampia della partecipazione ad un progetto culturale che va oltre il contributo economico».

Anche la ripresa di Taranto passa attraverso la cultura ed il contributo che possono dare i commercialisti alla filiera dell’industria culturale è importante. Soprattutto i giovani professionisti hanno oggi la possibilità di ampliare i propri orizzonti e le proprie competenze verso nuovi campi. Per questo la conoscenza dello stretto rapporto tra economia e cultura nell’ottica di interpretazione, comunicazione e valorizzazione dei beni culturali è sempre più spesso al centro dei convegni che la categoria organizza in tutto il Paese. L’Ordine dei commercialisti di Taranto, per esempio, ha sottoscritto un protocollo d'intesa con il Comune per evidenziare la capacità del professionista iscritto all’Albo di proporsi non solo come consulente ma anche come promotore di sviluppo per la ripresa del territorio. «Quello del commercialista», secondo la neo direttrice, «è un contributo molto importante visto che la riforma Franceschini prevede per i musei l’autonomia finanziaria. Ora più che mai, infatti, la cultura ha bisogno di uno scambio dialettico con l’economia ed il marketing. Il commercialista è fondamentale nella gestione finanziaria di un museo per affiancare i manager culturali e gli archeologi. Sarebbe un sogno avere un commercialista che lavori a stretto contatto con noi».

Unico neo della riforma è il fatto che per ora i super musei non hanno personale. I dipendenti, infatti, dovranno scegliere se restare all’interno delle soprintendenze (da cui il Dl Franceschini li ha di fatto slegati) o trasferirsi nei musei. Anche il Marta sta attraversando una fase di transizione perché «tranne i custodi che resteranno», afferma il neo direttore, «è stata data la possibilità al personale tecnico, amministrativo e scientifico di andare alla soprintendenza. Spero naturalmente che i dipendenti decidano di rimanere perché conoscono bene la struttura e, grazie alla loro esperienza ed al loro contributo, la strategia da mettere in atto per il museo sarebbe ancora più ricca». Molte delle figure mancanti arriveranno comunque con il concorso straordinario annunciato con la legge di stabilità. Entro il 2016 sarà indetto il bando e sarà avviata la selezione per 500 funzionari tra antropologi, architetti, archeologi, restauratori, bibliotecari, esperti di promozione e comunicazione, archivisti, storici dell’arte e demoentnoantropologi. Entro il 2017 si inizierà l’immissione nei ruoli. Un’iniziativa importante, non solo perché dà un forte segnale di ripresa al mercato del lavoro ma anche perché garantisce nel tempo il presidio e la tutela continua del patrimonio storico ed artistico. Negli ultimi anni infatti, l’Istituto dei Beni culturali ha sofferto di carenze strutturali e professionali a causa del blocco delle assunzioni e di un’età media elevata tra il personale della cultura.