I commercialisti italiani rafforzano il proprio ruolo nell’economia del Paese. Nel 2025 il reddito medio professionale è cresciuto dell’8,3%, raggiungendo 87.376 euro. Al netto dell’inflazione, l’incremento reale è stato pari al 7,3%, consentendo alla categoria di superare per la prima volta i livelli reddituali registrati nel 2007, prima della lunga fase di crisi economica che ha interessato il Paese.
È uno dei principali risultati contenuti nel Rapporto 2026 sulla professione, pubblicato dalla Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti. Un dato particolarmente significativo se si considera che, nello stesso periodo, il PIL nominale pro-capite è cresciuto del 2,8% e l’inflazione si è attestata all’1,2%, evidenziando una performance della professione nettamente superiore alla dinamica generale dell’economia.
L’analisi conferma inoltre la crescita del reddito professionale nelle due componenti storiche della categoria, seppure in maniera. Nel 2025 il reddito medio degli iscritti alla Cassa dei Dottori Commercialisti è aumentato del 9,3%, mentre quello degli iscritti alla Cassa Ragionieri è salito del 4,1%. Dal 2010 a oggi, il reddito medio della categoria è cresciuto complessivamente di oltre il 50%, segnale di una progressiva espansione del volume d’affari e del peso economico della professione.
Tra gli elementi più incoraggianti emerge il ritorno alla crescita dei praticanti. Dopo anni di difficoltà, nel 2025 i tirocinanti iscritti presso i 132 Ordini territoriali sono aumentati del 4,2%, raggiungendo quota 11.507.
Prosegue inoltre l’espansione delle Società tra Professionisti, cresciute del 9,2% rispetto all’anno precedente, confermando l’evoluzione dei modelli organizzativi verso strutture professionali sempre più integrate, multidisciplinari e orientate all’innovazione.
Il rapporto evidenzia tuttavia anche alcune criticità. A fine 2025 gli iscritti all’Albo risultano pari a 119.050, con una diminuzione dello 0,8% rispetto all’anno precedente. Il calo è riconducibile soprattutto alla riduzione delle nuove iscrizioni, diminuite del 27,3%, fenomeno che riflette cambiamenti strutturali del mercato del lavoro.
Sul piano demografico, la presenza femminile resta stabile al 34% degli iscritti. Si registra anche una riduzione della quota di professionisti under 40 e un aumento degli over 60.


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