“Fare ogni sforzo per incrementare la pianta organica complessiva della magistratura tributaria, come determinata dalla legge di riforma, che attualmente prevede su scala nazionale 576 giudici, di cui 128 destinati alle funzioni di appello. Numeri che fanno riflettere se messi a confronti con le aspettative che questi giudici possano sostenere un carico di 340/370 sentenze l’anno”. È l’appello lanciato dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario, svoltasi oggi a Roma.
“Sappiamo che l’arruolamento dei nuovi magistrati tributari verrà peraltro completato soltanto nel 2029/2030, se la tabella di marcia dei futuri concorsi verrà rispettata, per cui resta anche forte la preoccupazione che non solo il numero, ma anche la tempistica delle nuove assunzioni sia insufficiente a garantire una veloce attuazione della riforma”, ha aggiunto.
Il numero uno dei commercialisti ha anche auspicato che siano rivalutati i criteri di accorpamento delle sedi. “Come giustamente osservato dalla Presidente Carolina Lussana – ha detto – ogni Corte di giustizia è un presidio di legalità e il loro futuro non può essere deciso senza tener conto dell’effettivo grado di attuazione della riforma degli organi di giustizia tributaria voluta dalla legge n. 130 del 2022. Sotto questo profilo vanno valutate le iniziative del Ministero dell’economia e delle finanze che ipotizzano un piano di accorpamento delle Corti di giustizia tributaria di primo grado, con la riduzione delle sedi da 103 a 39 e la soppressione di tutte le sezioni distaccate di secondo grado“.
“Dal nostro punto vista – ha sottolineato – occorrerebbe rivalutare con attenzione i criteri di accorpamento delle sedi, chiarendo il peso specifico di ciascuno di quelli attualmente previsti, valorizzando, ad esempio adeguatamente anche il parametro del valore della lite, da tenere in debita considerazione unitamente agli altri criteri previsti nella legge delega. Come pure dovrà essere attentamente valutato come conciliare la decorrenza della ridefinizione dell’assetto territoriale della Giustizia tributaria, non solo con i tempi di effettiva immissione in servizio dei nuovi magistrati tributari assunti per concorso, ma anche con quelli di fuoriuscita dagli attuali ruoli, considerato che nei prossimi anni si registreranno gli effetti del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età”.
Il Consiglio nazionale dei Commercialisti, ha affermato “rinnova la propria disponibilità all’ interlocuzione con il Ministero e con il Consiglio di presidenza, considerando importante mantenere il Tavolo tecnico di confronto per arrivare alla definizione di un modello di “geografia” giudiziaria efficiente, equo e sostenibile, nella consapevolezza che una riforma così importante per il sistema della giustizia tributaria richiede equilibrio, responsabilità e visione di lungo periodo”.
GLI ASPETTI PROCESSUALI
Venendo agli aspetti processuali della riforma, secondo de Nuccio il quadro complessivo che emerge dall’attuazione della delega fiscale “è certamente positivo, anche se vi sono alcuni aspetti di criticità”. Per i commercialisti, nell’ottica della semplificazione delle regole processuali “occorre eliminare l’obbligo di attestazione di conformità all’originale degli atti e dei documenti su supporto cartaceo prodotti in giudizio previsto dal nuovo comma 5-bis dell’art. 25-bis del d.lgs. n. 546 del 1992”.
“In conformità al principio dispositivo cui sono informati il processo tributario e i poteri del giudice – ha spiegato de Nuccio – da sempre, infatti, gli eventuali dubbi sulla conformità all’originale di una atto o documento depositato sono stati risolti attraverso il potere di contestazione della controparte e quello del giudice di chiedere la produzione in giudizio dell’originale, per cui il deposito di tale attestazione di conformità indipendentemente da qualsivoglia dubbio o contestazione in merito, appare solo come un onere a carico delle parti”.
“Siamo tuttavia confidenti che grazie alla costante interlocuzione con il viceministro Maurizio Leo e il Direttore del Dipartimento Fiorenzo Sirianni – che si è andata consolidando in questi anni e che non hanno mai fatto mancare la loro attenzione e disponibilità – potranno essere individuate le soluzioni più opportune per il sistema nel suo complesso nel rispetto degli obiettivi della riforma”, ha affermato.
GIUSTIZIA TRIBUTARIA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Nella sua relazione, de Nuccio ha riservato un passaggio anche sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella Giustizia tributaria. Con riferimento alla implementazione dell’IA nella “neonata” Banca dati della giurisprudenza tributaria di merito, ha sostenuto che “occorre che il meccanismo attraverso il quale si concretizza la risposta robotizzata, ovvero l’algoritmo, sia “conoscibile”, secondo una declinazione rafforzata del principio di trasparenza. Ciò al fine di poter verificare che i criteri, i presupposti e gli esiti del procedimento robotizzato siano conformi alle prescrizioni e alle finalità stabilite sia nella fase legislativa che in quella amministrativa, garantendo quindi la non discriminazione algoritmica”.
Per de Nuccio sarebbe inoltre “opportuno che tutti gli attori del processo tributario, compresi gli organi di rappresentanza delle professioni abilitate alla difesa tecnica, siano partecipi sia della fase di “costruzione” dell’algoritmo che di quella della sua “verifica e monitoraggio” in corso di applicazione”.
“Tutto ciò – ha concluso – “nella prospettiva, da tutti auspicata, di una Giustizia tributaria maggiormente efficiente e specializzata, sempre più all’altezza dei propri compiti e delle aspettative dei cittadini e del Paese”.


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