“Value Chain: Rendicontazione da parte delle società degli impatti, dei rischi e delle opportunità materiali connessi con la catena del valore secondo l’ESRS1. Utilizzo di stime e proxy di settore” è il titolo del quinto numero dell’Informativa Reporting di Sostenibilità (IRS), pubblicato dal Consiglio nazionale dei commercialisti.
Il documento, elaborato dalla commissione Reporting di sostenibilità, presieduta da Angeloantonio Russo nell’ambito dell’area di delega Sviluppo sostenibile del consigliere Gian Luca Galletti, è stato curato da Stefania Milanesi ed Emmanuela Saggese.
La Value Chain, catena del valore, è costituita dall’insieme dei rapporti commerciali diretti e indiretti a monte e/o a valle che la società che si appresta a redigere il Report di sostenibilità intrattiene con gli attori di tale catena.
Nell’ottica di richiedere a tutte le società obbligate ad effettuare il Rendiconto di sostenibilità un perimetro più ampio rispetto alle informazioni del loro bilancio, l’art. 19 bis della Direttiva della Comunità Europea n. 34 del 26/06/2013 ha previsto la raccolta di informazioni e la valutazione degli impatti negativi, anche potenziali, legati sia all’attività dell’impresa sia alla sua catena del valore.
L’obbligo di prendere in considerazione anche le aziende e gli altri interlocutori che si trovano nella catena del valore dell’impresa è regolamentato anche in altri punti della Direttiva 2013/34/UE: dall’art. 29 bis par. 2, lett. f) p.to ii) che tratta della Rendicontazione consolidata della sostenibilità e dall’art. 29 ter che espone i Principi di Rendicontazione di Sostenibilità.
L’ESRS 1 affronta il tema della Value chain fornendo delle linee guida su quando e come applicare l’estensione della raccolta di informazioni. Tale ampiamento è determinato dagli esiti della Due Diligence e della Valutazione di doppia materialità. In alcuni casi specifici, l’ESRS 1 prevede la possibilità di utilizzare dei Proxy di settore.
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