La Camera dei deputati
“Valorizzare il ruolo della contrattazione collettiva maggioritaria – il cosiddetto “rinvio rafforzato” – quale strumento per determinare il salario giusto ai sensi dell’art. 36 della Costituzione, anche in funzione di contrasto al crescente dumping contrattuale, è una scelta politica chiara e apprezzabile”. È questo il giudizio sul salario giusto espresso oggi dal Consiglio nazionale dei commercialisti nell’audizione presso la Commissione Lavoro della Camera sulla conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, recante disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale.
“Il provvedimento – hanno sottolineato i professionisti – si contraddistingue per un contrasto efficace ai CCNL “pirata”, impedendo ai contratti collettivi minoritari la possibilità di prevedere un trattamento economico complessivo inferiore a quello stabilito dai contratti maggioritari. È la prima volta che il legislatore introduce un “pavimento” retributivo vincolante che mette fuori gioco la concorrenza al ribasso dei contratti pirata, che spesso mimano la struttura dei CCNL maggioritari, ma nascondono nelle voci accessorie e nella parte normativa effetti economici fortemente riduttivi. Al contempo, il meccanismo del rinvio rafforzato premia le organizzazioni sindacali e datoriali che hanno costruito nel tempo sistemi di relazioni industriali solidi e rappresentativi, sottraendo valore competitivo alle organizzazioni che operano al solo scopo di produrre contratti al ribasso”.
I commercialisti ritengono che “questo approccio, se supportato da adeguati strumenti di attuazione, possa rappresentare una svolta significativa nel contrasto alle distorsioni del mercato del lavoro, in linea con le migliori esperienze europee di rinvio legale alla contrattazione collettiva erga omnes”.
Perché le potenzialità del decreto si traducano in “effetti concreti”, per il Consiglio nazionale della categoria “occorre tuttavia superare alcune criticità tecniche e giuridiche di rilievo”.
Per consolidare e rendere pienamente efficaci i risultati attesi, i commercialisti suggeriscono di intervenire in sede di conversione innanzitutto “definendo per legge il Trattamento Economico Complessivo (TEC), stabilendo le voci che lo compongono e prevedendo un obbligo per i CCNL di esplicitarlo in forma standardizzata, con istituzione di un registro al CNEL costantemente aggiornato. Solo così il “pavimento” economico e retributivo anti-pirata sarà concretamente misurabile e azionabile”.
Altra proposta è quella di “introdurre meccanismi sanzionatori espliciti e rafforzati per i datori di lavoro che applicano contratti in violazione del pavimento retributivo del comma 3, affidando all’INL poteri ispettivi dedicati con procedure accelerate”.
La categoria ritiene poi che vada chiarita “la portata applicativa dell’adeguamento IPCA (art. 10, comma 2), specificando il suo automatismo operativo in busta paga, il trattamento ai fini del TFR e delle mensilità aggiuntive, e il coordinamento con l’art. 1, comma 1175, della L. 296/2006 per evitare antinomie nel sistema di condizionalità degli incentivi”.
“Con questi correttivi – concludono – il D.L. 62/2026 potrà dispiegare appieno il suo potenziale e diventare un provvedimento di riferimento nella lotta al lavoro sottopagato e alla concorrenza sleale tra imprese”.


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