Un momento dell’intervento del presidente Elbano de Nuccio a Verona

La sfida della sostenibilità”: è stato questo il tema al centro dell’Assemblea degli iscritti dell’Ordine dei commercialisti di Verona, tenutasi oggi nella città scaligera presso l’Auditorium Verdi. All’evento ha preso parte anche il presidente nazionale della categoria, Elbano de Nuccio, che ha tenuto un intervento su “ESG: la prospettiva strategica. Il futuro della professione e l’impegno del CNDCEC”. Tanti i temi toccati da de Nuccio, da una sintesi delle attività realizzata negli ultimi anni (creazione delle Commissioni “Reporting di sostenibilità” e “Governance e finanza” e dell’Osservatorio della sostenibilità del CNDCE, impegno su formazione e competenze, nascita del gruppo Bilanci e Sostenibilità (GBS), attività internazionale) ad uno sguardo al contesto che circonda la professione (dal tema della dipendenza energetica a quello dell’AI).

Ma la relazione di de Nuccio si è concentrata soprattutto sull’approccio con il quale il Consiglio nazionale intende muoversi nei prossimi anni. Per il numero uno della categoria la gestione del rischio sarà il motore del cambiamento delle attività connesse agli ESG. “Le banche e gli istituti credito, nonché le authority finanziare (BCE ed EBA in testa) – ha detto – confermano in questi mesi una prassi fortemente consolidata negli ultimi due anni, in cui stanno accelerando nell’integrazione dei fattori ESG nei propri processi gestionali ai fini della valutazione del merito creditizio e della solvibilità futura delle imprese clienti”.

“D’altro canto – ha aggiunto – il legislatore, anche in ambito fiscale, in particolare nel contesto del regime di adempimento collaborativo (cooperative compliance), sta implementando nell’ordinamento un approccio più adeguato ai tempi rispetto alla gestione del rischio. Questo approccio prevede che, a fronte di un impegno da parte dell’azienda di costruire un sistema di controllo fiscale – Tax Control Framework – dotato di specifici e consolidati criteri di gestione del rischio fiscale, la cui certificazione è attribuita dalla legge a professionisti indipendenti qualificati come i commercialisti, l’amministrazione riconosce elementi premiali nella relazione col fisco”.

Per de Nuccio, il comune denominatore tra i comportamenti del settore bancario e dell’amministrazione fiscale che codificano nuovi istituti “in controtendenza” rispetto al movimento di semplificazione del contesto normativo risiede “nella “incorporazione” del framework di controllo interno autonomo nell’Enterprise Risk Management (ERM). Poiché le principali guidance internazionali inglobano ormai la gestione dei rischi ESG nel tradizionale processo ERM, performance finanziaria e sostenibilità devono quindi armonizzarsi. In pratica, la gestione del rischio fiscale viene a integrarsi in una cornice più generale che include i rischi ESG”.

“I processi di questi ultimi tempi – ha aggiunto – ci stanno insegnando che, per gestire l’integrazione tra la sustainability disclosure e la financial disclosure, può essere utile confrontarsi sui suoi effetti proprio muovendo dal risk management e dalle relazioni azienda-banca e azienda-fisco, nella misura in cui si intravedano le connessioni con fattori di rischio sottostanti, anche rischi ESG”.

Per de Nuccio, dunque, “il CNDCEC non può non cimentarsi in questo ambito, dove occorre individuare e sviluppare competenze specializzate relative ad attività e funzioni nuove, che si estendono dai tre settori del reporting, della governance e della finanza – coinvolti dalla sostenibilità negli scorsi anni – ad altre aree, come quelli del controllo, della pianificazione strategica e della valutazione d’azienda, al centro degli attuali movimenti che la sostenibilità e la digitalizzazione impongono alle aziende e agli operatori sotto il profilo normativo e tecnico”.

Come CNDCEC “dobbiamo riuscire a seguire e interpretare il cambiamento “tecnico”: ad esempio, negli ultimi tre o quattro anni, ho visto mutare la principale funzione della rendicontazione, che si è spostata dal piano del racconto (“storytelling”) al piano della previsione (forward-looking), dal piano dell’accountability al piano dello sviluppo della capacità di scorgere quanto possa accadere in termini di rischi”.

“Insomma – ha spiegato” quelle attività e funzioni sulle quali incide l’ESG richiedono una continua esplicitazione e calibrazione, determinata dall’intervento normativo e dalla prassi applicativa: qui la consulenza strategica in materia di rendicontazione, controllo, pianificazione strategia e gestione finanziaria devono continuare a rappresentare un terreno in cui profondere energie e risorse importanti anche nei prossimi anni”

“Non è un caso che, nella propria agenda, anche il mondo accademico e professionale unito nel GBS abbia intrapreso, per il prossimo biennio, un progetto di studio sulla “catena del valore”, luogo ampio ma in-definito in cui i fattori e i rischi ESG vanno inquadrati e governati, ma la cui perimetrazione costituisce anche una tra le principali sfide nell’implementazione della CSRD, della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) e della Content Directive (direttiva UE 2026/470) che, a fine febbraio, ha sostanzialmente ridisegnato le prime due e gli ESRS”, ha concluso.

I lavori dell’Assemblea erano stati aperti dai saluti introduttivi del presidente dell’Ordine di Verona Alberto Castagnetti.

Relatori dell’evento, oltre a de Nuccio, anche Alessandro Lai, ordinario di Economi aziendale all’Università di Verona su “Le novità della rendicontazione di sostenibilità e il reporting volontario per le PMI” e il commercialista Giovanni Borghini su “L’attività di assurance della sostenibilità nella prospettiva de sindaco e del revisore”.

 

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